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Art. 1260 Codice Civile

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297 provvedimenti

Prova cessione credito: onere e contestazione
La Cassazione chiarisce che la prova della cessione del credito spetta sempre al cessionario. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che, non avendo fornito prova certa dell'atto di cessione, si era appellata al principio di non contestazione. La banca debitrice non era tenuta a contestare un fatto a lei non noto.
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Estinzione procedura esecutiva: quando è esclusa?
La Cassazione ha rigettato il ricorso contro una procedura esecutiva. I debitori chiedevano l'estinzione della procedura esecutiva per la presunta tardività della riassunzione da parte del creditore cessionario e per vizi di notifica. La Corte ha stabilito che la liquidazione coatta non estingue la capacità processuale e che i vizi di notifica sono stati sanati dalla costituzione degli opponenti, escludendo così l'estinzione.
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Cessione del debito: prova e oneri in Cassazione
Un lavoratore ricorre in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva ritenuto legittime le trattenute sul suo stipendio, qualificandole come adempimento di una cessione del debito a favore della moglie. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che la valutazione della prova per presunzioni riguardo l'esistenza dell'accordo di cessione del debito è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. I motivi del ricorso sono stati giudicati inammissibili in quanto miravano a una rivalutazione del merito della causa.
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Data certa e prova del credito: ricorso inammissibile
Una società creditrice si vede respingere la domanda di ammissione al passivo di un fallimento per due motivi: la mancanza di data certa del contratto e l'incompleta prova del credito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società perché non ha validamente contestato entrambi i motivi della decisione precedente, rendendo irrilevante l'analisi del singolo punto contestato sulla data certa.
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Prova cessione del credito: onere del cessionario
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito che la prova della cessione del credito spetta sempre al cessionario, ovvero a chi si afferma nuovo creditore. Nel caso di cessioni in blocco di crediti bancari, la semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare che uno specifico credito sia stato incluso nell'operazione. Il cessionario deve fornire prova documentale specifica, altrimenti la sua domanda può essere rigettata per difetto di titolarità del diritto.
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Azione revocatoria: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore contro una sentenza che aveva accolto un'azione revocatoria. La vendita di immobili a familiari è stata ritenuta inefficace nei confronti della società creditrice. La Corte ha respinto i motivi del ricorso basati su vizi procedurali, quali la tardività delle eccezioni sulla cessione del credito e la mancanza di autosufficienza dei motivi di impugnazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Cessione del credito e revocatoria: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione del credito, effettuata da un debitore per saldare un'altra obbligazione già scaduta, non è soggetta ad azione revocatoria. Questo atto rientra nell'ipotesi di 'adempimento di un debito scaduto' prevista dall'art. 2901, comma 3, c.c., che esclude la revocabilità. La Corte ha chiarito che la legge non richiede al debitore di dimostrare l'assenza di altri mezzi di pagamento, rendendo la cessione una modalità di adempimento pienamente legittima e non revocabile, a prescindere dalla situazione patrimoniale del debitore.
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Legittimazione TFR fallimento: chi può agire?
Un lavoratore si vede negare l'insinuazione al passivo per le quote di TFR trattenute ma non versate al fondo pensione dal datore di lavoro, poi fallito. Le corti di merito ritenevano che la legittimazione ad agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la regola generale sulla legittimazione TFR fallimento spetta al lavoratore. Il conferimento del TFR al fondo si presume una delegazione di pagamento, non una cessione del credito. Sarà il curatore fallimentare a dover provare l'eventuale esistenza di una cessione. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Azione revocatoria e cessione del credito: la guida
Una coppia costituisce un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni. Una società finanziaria, divenuta creditrice a seguito di una cessione, agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace tale fondo. La coppia si oppone, sollevando questioni sulla legittimità della società cessionaria e su presunti vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando un principio fondamentale: l'azione revocatoria è un accessorio del credito e si trasferisce automaticamente al nuovo creditore. Inoltre, ha ribadito che i vizi procedurali devono essere eccepiti tempestivamente nei gradi di merito, altrimenti non possono essere fatti valere in Cassazione.
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TFR non versato: chi può agire in caso di fallimento?
Un lavoratore si è visto negare l'insinuazione al passivo per il TFR non versato al fondo pensione dal datore di lavoro poi fallito. I giudici di merito ritenevano che il diritto di agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che, di regola, il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Pertanto, la legittimazione attiva a recuperare le somme rimane in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Cessione del credito: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione del credito in blocco. Se il debitore contesta l'avvenuta cessione, la sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non costituisce prova sufficiente della titolarità del credito in capo al cessionario. Quest'ultimo deve fornire prove più concrete, come il contratto di cessione. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile l'intervento nel processo d'appello del nuovo creditore avvenuto dopo la precisazione delle conclusioni, cassando con rinvio la sentenza impugnata.
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TFR e fallimento: chi chiede i soldi non versati?
Un lavoratore si è visto negare il diritto di chiedere il TFR non versato al fondo pensione dopo il fallimento della sua azienda. Il tribunale riteneva che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di fallimento, il diritto di richiedere le quote di TFR maturate e non versate spetta, di regola, al lavoratore. Spetta al curatore fallimentare dimostrare un'eventuale cessione del credito al fondo pensione.
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Patto di non cessione: opponibilità al cessionario
Una società, dopo aver acquistato un pacchetto di crediti, ha intentato un'azione revocatoria contro i debitori. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda, ritenendo il credito manifestamente pretestuoso. La decisione si basa sull'esistenza di un patto di non cessione, non scritto ma desumibile dal contesto di una complessa operazione di ristrutturazione aziendale. Secondo il giudice, il cessionario era a conoscenza di tale accordo, rendendolo a lui opponibile e viziando l'intera operazione creditoria.
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Cessione credito sinistro: diritti e validità
Il Tribunale di Torino ha esaminato un caso di risarcimento danni da sinistro stradale a catena, in cui una carrozzeria e una società di ripristino stradale, quali cessionarie del credito, chiedevano il risarcimento alla compagnia assicurativa del veicolo responsabile. La corte ha rigettato la richiesta di sospensione del giudizio e ha affermato la validità della cessione credito sinistro da parte del proprietario del veicolo danneggiato alla carrozzeria, ritenendo il conducente del veicolo tamponante l'unico responsabile. Ha, tuttavia, escluso la legittimazione della società di ripristino stradale e negato il danno da fermo tecnico non provato.
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Pagamento creditore apparente: quando è valido?
Un'azienda si oppone a un decreto ingiuntivo, sostenendo di aver saldato il debito a un soggetto terzo che si era presentato come nuovo creditore (cessionario). Il Tribunale analizza il caso alla luce del principio del pagamento al creditore apparente (art. 1189 c.c.). La decisione distingue due periodi: i pagamenti effettuati prima di una diffida formale da parte del creditore originario sono considerati validi e liberatori, poiché basati su circostanze univoche che giustificavano la buona fede del debitore. Tuttavia, i pagamenti eseguiti dopo aver ricevuto la diffida, che allertava su possibili irregolarità, sono ritenuti inefficaci, poiché il debitore ha agito con colpa grave, omettendo la dovuta diligenza. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo viene revocato e l'importo dovuto ricalcolato, escludendo solo i pagamenti effettuati in buona fede.
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Cessione del credito: diritti e tutele del debitore
Un tribunale si è pronunciato su un caso complesso di appalto e cessione del credito. Una società appaltatrice, dopo aver eseguito lavori di urbanizzazione, ha ceduto il proprio credito a un'altra società. Il committente si è rifiutato di pagare, contestando la validità della cessione e avanzando una domanda riconvenzionale per ritardi. La corte ha confermato la piena validità ed efficacia della cessione del credito, specificando che la notifica al debitore la rende opponibile. Ha inoltre rigettato la richiesta di una penale per ritardo, poiché il contratto non prevedeva un termine di ultimazione dei lavori chiaro e definito. Di conseguenza, il committente è stato condannato a pagare il credito ceduto, inclusi i lavori extra, alla società cessionaria.
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Cessione del credito: chi risponde del contratto?
Un cliente ha citato in giudizio una società finanziaria, cessionaria di un credito derivante da un contratto di finanziamento, per usura. Il Tribunale di Torino ha respinto la domanda, chiarendo che in caso di cessione del credito, il cessionario acquista solo il diritto a ricevere il pagamento e non risponde delle questioni relative alla validità del contratto originario. L'azione va proposta contro il cedente, ovvero la finanziaria che ha stipulato il contratto.
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