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Art. 124 Legge Fallimentare

8 provvedimenti

Concordato fallimentare: la banca si oppone ma paga spese record
Una banca creditrice si è opposta all'omologazione del concordato fallimentare proposto da una società terza per risolvere il fallimento di un'impresa. La banca lamentava la mancata valutazione delle azioni di responsabilità contro gli amministratori e contestava il calcolo delle spese legali a suo carico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che l'opposizione al concordato fallimentare, pur svolgendosi in camera di consiglio, ha natura contenziosa. Pertanto, le spese legali vanno calcolate secondo i parametri dei giudizi ordinari e il valore della causa si determina in base all'intero valore economico del concordato (nel caso specifico, oltre 17 milioni di euro) e non come valore indeterminabile.
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Cessione azione revocatoria: automatica o serve l’ok del giudice?
Un amministratore, responsabile per la cattiva gestione della sua società poi fallita, vende un immobile personale. La società che acquista il credito per i danni derivanti dalla cattiva gestione agisce per revocare la vendita. La questione arriva in Cassazione: la **Cessione azione revocatoria** è automatica con il trasferimento del credito o serve una specifica autorizzazione del giudice fallimentare? Riconoscendo la novità e la rilevanza del quesito, la Corte non decide ma rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. L'esito finale resta quindi in sospeso.
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Concordato esclude 36M di tasse: Cassazione rinvia la decisione
Una società proponente un concordato fallimentare ha tentato di limitare il proprio impegno ai soli debiti già noti, provocando l'esclusione del credito erariale per oltre 36 milioni di euro, richiesto dall'Agenzia delle Entrate lo stesso giorno della proposta. L'Agenzia ha contestato l'operazione, definendola un abuso del diritto e una violazione della priorità dei crediti fiscali. La Corte di Cassazione, data la novità e la complessità della questione, non ha emesso una sentenza definitiva. Ha invece rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito, lasciando in sospeso il destino del maxi-credito.
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Concordato con assuntore: la tassazione corretta
Una società ha contestato un avviso di liquidazione dell'imposta di registro relativo a un concordato fallimentare. L'Agenzia delle Entrate aveva tassato in misura proporzionale l'accollo dei debiti da parte del terzo assuntore. La Corte di Cassazione ha stabilito che la corretta tassazione del concordato con assuntore prevede l'applicazione dell'imposta proporzionale solo sul valore dei beni e dei diritti trasferiti (l'attivo), escludendo dalla base imponibile l'accollo delle passività, in quanto effetto legale naturale dell'operazione e non autonomamente tassabile.
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Concordato fallimentare: esclusi i crediti tardivi
La Corte di Cassazione ha confermato che in un concordato fallimentare, il soggetto che rileva l'attivo (assuntore) può legittimamente limitare il proprio impegno di pagamento ai soli creditori noti al momento della presentazione della proposta. Questa regola si applica anche ai creditori privilegiati, come l'amministrazione finanziaria, che presentino la loro istanza di ammissione al passivo in ritardo. La decisione sottolinea la natura processuale della norma, finalizzata a garantire certezza e celerità alla procedura.
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Indennizzo erede fallito: quando spetta iure proprio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11442/2024, ha stabilito che l'indennizzo erede fallito per l'eccessiva durata di una procedura concorsuale non spetta automaticamente 'iure proprio'. L'erede deve dimostrare una partecipazione attiva e un interesse giuridicamente rilevante al procedimento, non essendo sufficiente la mera prosecuzione della procedura nei suoi confronti dopo il decesso del fallito. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero della Giustizia, cassando la decisione di merito che aveva riconosciuto l'indennizzo in via automatica e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Compensazione crediti fiscali: Cassazione chiarisce
Una società in liquidazione, dopo un concordato fallimentare, chiede un rimborso IVA. L'Agenzia delle Entrate si oppone, eccependo la compensazione crediti fiscali con un vecchio debito IRES. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22153/2024, annulla la decisione dei giudici di merito. Stabilisce che l'eccezione di compensazione è ammissibile anche senza l'insinuazione del credito al passivo fallimentare e che, in caso di procedure concorsuali consecutive, la data di inizio dell'insolvenza retroagisce a quella della prima domanda di concordato. Il caso è stato rinviato per accertare la corretta data di insorgenza dei rispettivi crediti e debiti.
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Concordato fallimentare: esclusi i crediti tardivi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 725/2024, ha stabilito che la proposta di concordato fallimentare presentata da un terzo assuntore può legittimamente limitare l'impegno di pagamento ai soli crediti già insinuati nel passivo al momento della proposta stessa. Di conseguenza, è stata respinta l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate, il cui credito era stato insinuato tardivamente. La Corte ha chiarito che la norma (art. 124 L. Fall.) crea una preclusione processuale per dare certezza alla procedura e favorirne la chiusura, senza violare i diritti dei creditori privilegiati, i quali sono comunque tenuti a rispettare i termini per l'insinuazione.
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