La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10570/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per diffamazione su un social network. Il caso ha chiarito un punto cruciale sul termine querela diffamazione: spetta all'imputato, e non alla persona offesa, fornire la prova specifica e documentata che la querela sia stata presentata tardivamente. In assenza di tale prova, l'eventuale incertezza sulla data esatta in cui la vittima ha avuto conoscenza del post diffamatorio viene risolta a favore di quest'ultima, confermando la validità della querela.
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