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Art. 124 Codice Civile

7 provvedimenti

Sospensione feriale dei termini: ricorso pubblico inammissibile
L'Amministrazione Pubblica ha impugnato il decreto del Tribunale che concedeva l'esdebitazione a Il Debitore. Tuttavia, il ricorso è stato notificato oltre il termine di sei mesi dal deposito del provvedimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che a questo tipo di procedimento non si applica la sospensione feriale dei termini prevista per il mese di agosto. Di conseguenza, calcolando il termine semestrale senza alcuna interruzione estiva, il ricorso è risultato tardivo. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico, confermando l'esdebitazione del debitore e condannando l'amministrazione al pagamento del doppio contributo unificato.
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Reclamo Esdebitazione: Banca sbaglia giudice, la Cassazione annulla
Una debitrice ottiene dal Tribunale la cancellazione dei propri debiti (esdebitazione). Un istituto di credito si oppone, ma commette un errore: presenta il ricorso alla Corte d'Appello invece che al Tribunale in composizione collegiale, come previsto da una nuova legge. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla debitrice, annullando la decisione d'appello. Il principio sancito è che il reclamo esdebitazione va proposto al Tribunale. La banca dovrà quindi ricominciare il suo giudizio di opposizione davanti al giudice corretto. La questione sul merito della cancellazione del debito non è stata decisa e sarà riesaminata.
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Reclamo spese procedurali: quando è inammissibile?
Una società in crisi ha impugnato l'importo delle spese procedurali richiesto dal Tribunale nella fase di accesso a una procedura di regolazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del reclamo, stabilendo che un simile reclamo spese procedurali può essere sollevato solo contestualmente all'impugnazione della sentenza finale che definisce l'istanza, come quella che apre la liquidazione giudiziale, e non attraverso un'azione separata contro un provvedimento interlocutorio.
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Domanda tardiva: la Cassazione sui termini perentori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che aveva presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo in una procedura di liquidazione controllata. La Corte ha stabilito che, anche in questa procedura, tutti i debiti si considerano scaduti al momento della sua apertura, rendendo il ritardo del creditore non giustificabile e la domanda inammissibile.
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Rimessione in termini: no se la legge cambia
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla rimessione in termini a seguito di una modifica legislativa che ha ridotto un termine processuale. Un creditore aveva presentato reclamo tardivamente, e il giudice di merito aveva concesso la rimessione in termini, ritenendo che l'immediata entrata in vigore della nuova legge costituisse una causa non imputabile. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice non può disapplicare una norma chiara e vigente, anche se la sua introduzione è repentina. La rimessione in termini può essere concessa solo per circostanze specifiche e concrete relative alla parte, non sulla base di un giudizio generale di 'incongruità' della legge. Di conseguenza, il reclamo è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Appello rito locatizio: errore che costa caro
Una società immobiliare propone appello in una causa di locazione utilizzando un atto di citazione invece del ricorso, depositandolo inoltre fuori termine. La Corte di Cassazione conferma la decisione di improcedibilità, stabilendo che le specifiche norme procedurali per l'appello rito locatizio non sono derogate dalle leggi di semplificazione generale. La Corte ha inoltre sanzionato la società per abuso del processo, avendo agito in palese contrasto con principi giurisprudenziali consolidati.
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Reclamo inammissibile se la procedura è conclusa
Un soggetto ha presentato reclamo contro la vendita di un immobile in una procedura di liquidazione, lamentando irregolarità insanabili. Il Tribunale ha dichiarato il reclamo inammissibile, non perché tardivo, ma perché la procedura di liquidazione si era già conclusa con il trasferimento notarile della proprietà all'acquirente. La decisione stabilisce che, una volta esauriti gli effetti della procedura, ogni contestazione deve essere sollevata in un separato giudizio ordinario.
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