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Art. 120 Legge Fallimentare

5 provvedimenti

Chiusura del fallimento: il curatore resta in giudizio
L'Amministratore di una società, condannato in primo grado per bancarotta semplice, ottiene in appello la prescrizione del reato, ma i giudici confermano il risarcimento dei danni alla parte civile. L'Amministratore ricorre in Cassazione sostenendo che, a causa della avvenuta chiusura del fallimento, il curatore avesse perso la capacità di stare in giudizio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la chiusura del fallimento per ripartizione finale dell'attivo non fa venir meno la legittimazione processuale del curatore per i giudizi ancora pendenti. Di conseguenza, gli organi fallimentari restano in carica per proseguire le cause in corso. L'Amministratore perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e di difesa.
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Responsabilità sindaci: la Cassazione nega retroattività
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un sindaco di una società fallita, condannato per responsabilità gestoria. La Corte ha stabilito due principi chiave: primo, l'ammissione di un credito professionale al passivo fallimentare non crea un giudicato che impedisca una successiva azione di responsabilità. Secondo, e più importante, la nuova legge che introduce un tetto massimo al risarcimento per la responsabilità sindaci non è retroattiva e non si applica a danni verificatisi prima della sua entrata in vigore, poiché inciderebbe sulla sostanza di un diritto già maturato.
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Chiusura fallimento: improcedibile l’opposizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la chiusura del fallimento determina l'improcedibilità del giudizio di opposizione allo stato passivo. Tale procedimento ha natura 'endofallimentare', cioè i suoi effetti sono limitati alla procedura concorsuale. Inoltre, è stato ribadito che il soggetto fallito non ha legittimazione processuale per intervenire in tale giudizio, spettando questa esclusivamente al curatore. Di conseguenza, il decreto del tribunale che aveva proseguito il giudizio è stato cassato senza rinvio.
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Compenso curatore fallimentare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un curatore fallimentare per la liquidazione del proprio compenso. La decisione si fonda sul fatto che il professionista non ha impugnato tempestivamente il precedente decreto di revoca della liquidazione, rendendolo definitivo e precludendo ogni successiva azione. Il caso sottolinea l'importanza dei termini processuali per la tutela del diritto al compenso curatore fallimentare.
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Fondo di Garanzia TFR: diritto anche se fallimento revocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori hanno diritto alla prestazione del Fondo di Garanzia TFR anche se la sentenza di fallimento del loro datore di lavoro viene successivamente revocata. Il diritto sorge nel momento in cui, pendente la procedura fallimentare, il credito del lavoratore viene ammesso allo stato passivo e viene presentata la domanda all'ente previdenziale. La successiva revoca del fallimento, non avendo effetto retroattivo sui diritti già perfezionati, non può annullare la prestazione richiesta, poiché al momento della domanda sussistevano tutti i presupposti di legge.
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