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Art. 120 Codice di Procedura Civile

7 provvedimenti

Contraffazione brevettuale: il caso dei tasselli
In un complesso contenzioso riguardante la contraffazione brevettuale di tasselli bi-materiale, il Tribunale ha respinto le accuse di violazione pur confermando la validità dei brevetti. La decisione si fonda sull'assenza, nel prodotto concorrente, di una specifica superficie di scorrimento protetta dalle rivendicazioni della società attrice.
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Pubblicazione della sentenza: integrale o per estratto?
In un caso di diffamazione a mezzo stampa, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla pubblicazione della sentenza come forma di riparazione. L'ordinanza chiarisce che, se un giudice ordina la "pubblicazione della sentenza" senza ulteriori specifiche, si intende la pubblicazione dell'intero provvedimento, comprensivo di motivazioni e dispositivo. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, erroneamente, aveva interpretato tale ordine come una pubblicazione per mero estratto, sottolineando che la parola "sentenza" ha un preciso significato giuridico che non può essere limitato in via interpretativa.
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Contributo unificato: quando si paga per motivi aggiunti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29047/2024, chiarisce le condizioni per il pagamento del contributo unificato in caso di proposizione di motivi aggiunti in un giudizio amministrativo. La Corte ha stabilito che l'impugnazione di nuovi e distinti provvedimenti amministrativi, anche se connessi alla vicenda originaria, costituisce un ampliamento del thema decidendum (oggetto del giudizio) e, pertanto, giustifica la richiesta di un nuovo contributo. Il caso riguardava una società cooperativa che, nell'ambito di una gara d'appalto, aveva impugnato con motivi aggiunti sia l'aggiudicazione definitiva sia l'affidamento temporaneo del servizio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso delle amministrazioni, affermando che ogni impugnazione di un atto autonomamente lesivo introduce una nuova domanda soggetta al pagamento del contributo unificato.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale di una casa automobilistica sia quello incidentale di un acquirente. L'ordinanza sottolinea un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso in Cassazione scatta quando i motivi non sono specifici e non si confrontano criticamente con la ratio decidendi della sentenza impugnata. Il caso riguardava la richiesta di sostituzione di un veicolo per gravi vizi, accolta in appello ma i cui ricorsi successivi sono stati respinti per vizi procedurali.
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Diffamazione a mezzo stampa: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di un quotidiano nazionale, un direttore e una giornalista. La sentenza stabilisce che un articolo, pur basato su atti giudiziari, è diffamatorio se attribuisce erroneamente fatti illeciti a un'azienda, violando i principi di verità e continenza. La Corte ha ritenuto provato il danno alla reputazione commerciale della società, liquidandolo in via equitativa e confermando la responsabilità del media per aver creato un'impressione fuorviante nel lettore.
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Disconoscimento riproduzione informatica: la prova
Una società di servizi tecnologici ha citato in giudizio due suoi ex dipendenti per violazione dell'obbligo di fedeltà, chiedendo il risarcimento per i danni subiti. Le prove principali consistevano in email e conversazioni digitali estratte dai PC aziendali. I dipendenti hanno contestato tale materiale probatorio attraverso il disconoscimento della riproduzione informatica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, stabilendo che il disconoscimento non priva il documento di ogni valore, ma lo declassa a presunzione semplice. Il giudice può quindi confermarne l'efficacia probatoria basandosi su altri elementi, come testimonianze o ulteriori indizi, purché gravi, precisi e concordanti.
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Critica politica e diffamazione: i limiti del diritto
Un politico ha citato in giudizio un avversario per diffamazione a seguito di dichiarazioni rese in TV e durante un comizio. La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, ha tracciato una linea netta tra la critica politica, anche aspra, e la diffamazione. La Corte ha stabilito che definire un avversario un 'fallito' rientra nella critica politica se basata su fatti noti, mentre attribuirgli falsamente un accordo corruttivo costituisce diffamazione perché altera la verità dei fatti.
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