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Art. 12 sexies L. 356/1992

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27 provvedimenti

Confisca allargata: limiti revoca in fase esecutiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il rigetto di un'istanza di revoca di una confisca allargata. La sentenza ribadisce che, una volta divenuta irrevocabile la confisca disposta in sede di cognizione, questa non può essere revocata in fase esecutiva. Viene inoltre chiarito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica quando i beni sono oggetto di procedimenti penali distinti a carico di soggetti diversi, anche se legati da vincoli familiari.
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Confisca per sproporzione: l’onere della prova
La Corte di Cassazione conferma la confisca di beni nei confronti di due coniugi, condannati in via definitiva per gravi reati. Il ricorso si basava sulla presunta continuità tra l'azienda dell'imputato e quella paterna, che avrebbe dovuto giustificare la ricchezza accumulata. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in tema di confisca per sproporzione, non bastano allegazioni generiche sulla provenienza lecita dei beni. L'imputato ha l'onere di fornire prove concrete e specifiche, cosa che nel caso di specie non è avvenuta, data l'assenza di prove sulla successione ereditaria e la dimostrata autonomia tra le due aziende.
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Confisca allargata: quando si estende ai beni del coniuge
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato per associazione mafiosa, confermando la confisca allargata di beni intestati alla moglie. La Corte ha stabilito che la presunzione di provenienza illecita dei beni si estende al coniuge quando esiste una sproporzione evidente tra il valore dei beni e il reddito dichiarato, e non viene fornita una prova della loro lecita provenienza. Questo principio si applica anche se la moglie non è imputata nel reato.
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Diritto alla prova: Cassazione annulla condanna
Una coppia viene condannata per trasferimento fraudolento di valori. La Corte di Cassazione annulla la sentenza per una grave violazione del diritto alla prova: la mancata audizione di un testimone chiave richiesto dalla difesa. Per la moglie, il reato è prescritto. Per il marito, si dovrà celebrare un nuovo processo d'appello. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del diritto di difendersi provando.
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Confisca allargata: limiti e disponibilità dei beni
Una madre viene condannata per usura, con conseguente applicazione della confisca allargata su beni sproporzionati al suo reddito, alcuni dei quali intestati alla figlia. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della madre ma accoglie parzialmente quello della figlia, annullando la confisca di un immobile. La sentenza ribadisce i principi della "ragionevolezza temporale" tra reato e acquisto dei beni e la necessità di una prova rigorosa della disponibilità effettiva del bene da parte del condannato, anche alla luce di precedenti decisioni giudiziarie.
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Confisca per sproporzione: no revoca senza revisione
Un soggetto condannato per reati di droga, a cui erano stati sottratti beni per una confisca per sproporzione, ha tentato di ottenerne la restituzione facendo leva su un successivo esito favorevole in un procedimento di prevenzione, che ne aveva escluso la pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la netta distinzione tra il procedimento penale (legato a un reato specifico) e quello di prevenzione (legato alla pericolosità del soggetto). La Corte ha stabilito che una confisca definitiva disposta in sede penale non può essere revocata se non attraverso il giudizio di revisione della condanna.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società vinicola, confermando la legittimità di un avviso di accertamento per IVA indebitamente detratta. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato operazioni per oltre 760.000 euro, ritenendole oggettivamente inesistenti e provenienti da società "cartiere". La Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione provare, anche tramite presunzioni, l'inesistenza delle operazioni. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che non può limitarsi a esibire le fatture o la contabilità formale, ma deve dimostrare l'effettività delle transazioni. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi forniti dall'Agenzia e ha respinto le eccezioni procedurali del ricorrente.
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