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Art. 12, comma 2, l. 27 luglio 2000, n. 212

8 provvedimenti

Costi indeducibili: la Cassazione sui contratti nulli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10644/2024, ha affrontato il tema dei costi indeducibili derivanti da un contratto di appalto di manodopera ritenuto nullo. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di intermediazione illecita di manodopera, i costi fatturati non sono automaticamente deducibili a fini IRES, in quanto privi del requisito di certezza. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso dell'azienda, annullando la pretesa fiscale relativa all'IRAP, poiché il raddoppio dei termini di accertamento previsto per reati tributari non si applica a tale imposta.
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Deducibilità costi appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10633/2024, ha affrontato il tema della deducibilità dei costi derivanti da un contratto di appalto di manodopera ritenuto illecito. La Corte ha stabilito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti come un'interposizione fittizia di manodopera, i costi fatturati non sono deducibili ai fini IRES e l'IVA non è detraibile. Spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dei costi effettivamente sostenuti. Inoltre, ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento per reati tributari non si applica all'IRAP, accogliendo parzialmente il ricorso della società.
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Sopravvenienze attive: quando tassarle secondo la Cassazione
Un contribuente, socio di diverse società, impugna un avviso di accertamento derivante dalla mancata dichiarazione di sopravvenienze attive da parte di una società partecipata. Tali sopravvenienze originano dalla restituzione di interessi anatocistici ordinata da una sentenza. La Cassazione stabilisce che il momento impositivo per le sopravvenienze attive è l'anno di deposito della sentenza che le accerta, non l'anno in cui diventa definitiva, purché non sia sospesa l'esecutività. Accoglie quindi il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Sopravvenienze attive: quando dichiararle al Fisco?
Un'azienda partner di una società che aveva vinto una causa contro una banca per interessi anatocistici si è vista notificare un avviso di accertamento per omessa dichiarazione. Il dibattito verteva sull'anno fiscale corretto per dichiarare le somme recuperate, ovvero le cosiddette sopravvenienze attive. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: tali redditi devono essere imputati all'anno in cui la sentenza che li accerta viene depositata, poiché in quel momento diventano certi e determinabili. Tuttavia, la Corte ha specificato che questa regola vale solo se l'efficacia esecutiva della sentenza non è stata sospesa, poiché la sospensione impedisce il concreto conseguimento del reddito.
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Sopravvenienze attive: quando tassare il credito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un punto cruciale sulla tassazione delle sopravvenienze attive derivanti da sentenze giudiziarie. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato a un contribuente per un maggior reddito di partecipazione, originato da una rettifica fiscale verso una società a lui collegata. Tale rettifica era dovuta alla mancata dichiarazione di una sopravvenienza attiva, consistente in somme ottenute a seguito di una sentenza che aveva ordinato a un istituto di credito la restituzione di interessi anatocistici. La Corte ha stabilito che il momento impositivo scatta nell'anno di deposito della sentenza, non quando essa diventa definitiva. Tuttavia, se l'efficacia esecutiva della sentenza viene sospesa, la tassazione è posticipata. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato quindi accolto su questo punto, cassando la decisione precedente e rigettando l'originario ricorso del contribuente.
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Sopravvenienza attiva: quando va tassato un credito?
Una società ottiene una sentenza favorevole contro un istituto di credito. L'Agenzia delle Entrate contesta il mancato inserimento del credito come sopravvenienza attiva nell'anno di deposito della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che il momento impositivo sorge con il deposito della sentenza che rende il credito certo e determinabile, a meno che la sua esecutività non sia sospesa, senza dover attendere il passaggio in giudicato.
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Sopravvenienza attiva: tassazione al deposito sentenza
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla tassazione della sopravvenienza attiva derivante da un credito riconosciuto in giudizio. Con l'ordinanza n. 11919/2025, i giudici hanno stabilito che il momento impositivo coincide con l'anno di deposito della sentenza che accerta il credito, e non con il momento in cui la stessa diventa definitiva. La condizione è che l'efficacia esecutiva della decisione non sia stata sospesa. Il caso riguardava la restituzione di interessi anatocistici da parte di una banca a una società, il cui reddito è stato poi imputato per trasparenza ai soci.
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Sopravvenienza attiva: quando tassare un credito?
Una società ha ottenuto un risarcimento da un istituto di credito a seguito di una causa per interessi anatocistici. La Corte di Cassazione ha stabilito che la conseguente sopravvenienza attiva deve essere tassata nell'anno in cui la sentenza di condanna viene depositata, e non quando diventa definitiva, a condizione che la sua esecutività non sia stata sospesa. Con questa ordinanza, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, fissando un principio fondamentale sul momento impositivo dei proventi derivanti da contenziosi legali.
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