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Art. 12 Codice Civile

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492 provvedimenti

Devoluzione immobile allo Stato: termini per opporsi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni privati contro l'Agenzia del Demanio riguardo una devoluzione immobile allo Stato avvenuta nel 1997. La Corte ha stabilito che ogni vizio procedurale doveva essere contestato tramite opposizione agli atti esecutivi entro i termini di legge. Non essendo stato fatto, il rapporto giuridico si è consolidato e non può essere riaperto, neanche a seguito di successive declaratorie di incostituzionalità.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: onere della prova
Una società si è vista negare un cospicuo rimborso IRES legato all'Agevolazione Tremonti Ambiente per investimenti in impianti fotovoltaici. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, non per questioni di merito sull'incentivo, ma perché la società non ha fornito prove documentali sufficienti a dimostrare i costi sostenuti. L'ordinanza ribadisce che il compito della Cassazione non è rivalutare le prove, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza precedente, che in questo caso era stata ritenuta sufficiente.
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Coesione familiare: sì al permesso senza visto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20020/2025, ha stabilito un importante principio in materia di coesione familiare. È stato confermato che un cittadino straniero, entrato legalmente in Italia in esenzione da visto (ad esempio, per turismo), può ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari direttamente sul territorio nazionale, senza dover rientrare nel proprio Paese per richiedere un apposito visto. La Corte ha chiarito che la condizione di "regolarmente soggiornante", richiesta dalla legge per la coesione familiare, è soddisfatta anche da chi si trova in Italia durante il periodo di validità del proprio ingresso legale, come i 90 giorni concessi per turismo. Questa decisione privilegia la tutela dell'unità familiare rispetto a un'interpretazione formalistica delle norme sull'immigrazione.
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Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
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Presunzione evasione fiscale: la Lista Falciani basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15202/2024, ha esaminato un caso di accertamento fiscale per redditi esteri non dichiarati, emerso dalla cosiddetta 'Lista Falciani'. Il ricorso di una contribuente, basato sulla non retroattività della norma che introduce una presunzione di evasione fiscale, è stato respinto. La Corte ha chiarito che, sebbene la presunzione legale specifica non sia retroattiva, i dati della lista costituiscono una 'presunzione semplice' sufficientemente grave e precisa per legittimare l'accertamento. L'onere della prova si sposta quindi sul contribuente, che deve dimostrare la liceità dei fondi.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15114/2024, ha chiarito la disciplina del raddoppio termini accertamento per redditi derivanti da investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che, sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, le norme che raddoppiano i termini per l'accertamento e le sanzioni hanno natura procedurale e, quindi, si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti, purché i termini non fossero già scaduti all'entrata in vigore della legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente con investimenti non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2004 viene raggiunto da un avviso di accertamento. La Cassazione chiarisce che, sebbene la presunzione legale di evasione non sia retroattiva, il raddoppio termini accertamento, essendo una norma procedurale, si applica agli anni d'imposta precedenti all'entrata in vigore della legge, purché i termini non fossero già scaduti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
Un gruppo di medici ha citato in giudizio diversi Ministeri per ottenere un risarcimento per la mancata retribuzione durante i loro anni di specializzazione, in base a direttive europee. Le loro richieste sono state respinte in primo e secondo grado per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la sua giurisprudenza consolidata. La Corte ha ribadito che il termine di prescrizione decennale per i medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Tale legge, pur risolvendo solo parzialmente la questione, ha creato una "ragionevole certezza" per i medici esclusi che lo Stato non avrebbe più legiferato in loro favore, facendo così decorrere il termine per agire legalmente. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti per responsabilità aggravata, avendo proposto un ricorso su una questione giuridica ormai pacifica.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15072/2024, si è pronunciata sulla retroattività delle norme relative a investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: la presunzione legale di evasione è una norma sostanziale e non retroattiva. Al contrario, il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale è di natura procedurale e si applica retroattivamente ai periodi d'imposta per cui i termini non erano ancora scaduti, legittimando l'azione dell'amministrazione finanziaria anche per annualità remote.
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Blocco licenziamenti dirigenti: la Cassazione dubita
Un'azienda ha licenziato un dirigente per motivi economici durante la pandemia. La Corte d'Appello aveva annullato il licenziamento, estendendo il divieto emergenziale anche ai dirigenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ritenuto che la legge, interpretata letteralmente, escluda i dirigenti dal blocco dei licenziamenti individuali. Tuttavia, ha giudicato questa esclusione irragionevole e potenzialmente incostituzionale, data la protezione invece garantita per i licenziamenti collettivi. Di conseguenza, ha sospeso il giudizio e ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale.
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Rimborso interessi tributari: quale tasso si applica?
Una società richiedeva il rimborso di tributi con interessi calcolati a un tasso maggiorato previsto da un regolamento comunale temporaneo. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che per il rimborso interessi tributari si applica la normativa vigente al momento in cui il diritto alla restituzione diventa definitivo. Pertanto, va applicato il tasso legale previsto dalla legge nazionale e dal regolamento comunale in vigore in quel momento, disapplicando norme locali contrastanti e illegittime.
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Dichiarazione Pubblica Utilità: Cassazione al vaglio
In un complesso caso di espropriazione, la Corte di Cassazione esamina un ricorso basato sulla validità della dichiarazione di pubblica utilità. Gli eredi di alcuni proprietari terrieri hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva riconosciuto un'indennità per l'occupazione legittima ma respinto le doglianze sulla legittimità dell'intera procedura. Data la complessità delle questioni sollevate, in particolare riguardo all'interpretazione degli atti amministrativi e alla reiterazione della dichiarazione di pubblica utilità, la Suprema Corte ha deciso di non pronunciarsi in camera di consiglio, rinviando il caso a una pubblica udienza per un'analisi più approfondita.
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Indennità di risoluzione agente: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13946/2024, ha stabilito che l'indennità di risoluzione agente spetta anche in caso di recesso non motivato da giusta causa, se un accordo collettivo prevede condizioni più favorevoli rispetto alla legge. La Corte ha inoltre dichiarato nullo un patto di non concorrenza perché troppo generico e non conforme ai requisiti dell'art. 1751 bis c.c., accogliendo così le ragioni dei subagenti contro l'agenzia generale preponente.
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Indennità di disoccupazione: stop con i requisiti pensione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11965/2024, ha stabilito che il diritto all'indennità di disoccupazione cessa nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, a prescindere dalla presentazione della domanda. Di conseguenza, le somme percepite dopo tale data costituiscono un indebito e devono essere restituite all'ente previdenziale. La sentenza chiarisce che la scelta di posticipare la richiesta di pensionamento non consente di prolungare il godimento del sussidio di disoccupazione, poiché le due prestazioni sono incompatibili.
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Esenzione ICI per fabbricati rurali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9724/2024, ha negato l'esenzione ICI per un fabbricato rurale per l'anno 2007. La richiesta di variazione catastale (docfa) presentata nel 2012 non può avere efficacia retroattiva quinquennale, ma solo dalla data della domanda. La Corte ha inoltre confermato che l'adesione dei Comuni alla definizione agevolata delle liti è una facoltà discrezionale, non un obbligo.
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Rapina pluriaggravata: calcolo pena e aggravanti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per rapina pluriaggravata e altri reati. La Corte ha confermato la correttezza del calcolo della pena, chiarendo come si applicano gli aumenti in caso di concorso tra molteplici circostanze aggravanti, sia speciali (previste per la rapina) che comuni. È stato ribadito che la valutazione delle prove è compito dei giudici di merito e che i motivi di ricorso generici sono inammissibili.
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Inquadramento dipendente pubblico: anzianità non basta
Un dipendente pubblico, trasferito dal Ministero della Giustizia a un'Azienda Sanitaria Locale, ha richiesto un inquadramento in una fascia economica superiore basandosi sull'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'inquadramento del dipendente pubblico si fonda sul 'maturato economico' per garantire lo stesso livello retributivo, e non sull'anzianità, la quale non comporta un'automatica progressione di carriera.
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Agevolazioni prima casa: quando è immobile di lusso?
Un contribuente perde le agevolazioni prima casa poiché l'immobile acquistato viene classificato come di lusso. La Corte di Cassazione chiarisce il criterio di calcolo, stabilendo che per definire un immobile di lusso, il valore del terreno non deve superare di una volta e mezza il costo di costruzione. La sentenza conferma inoltre la non retroattività delle normative successive più favorevoli.
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Calcolo interessi crediti tributari: basta la norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9306/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo interessi crediti tributari nelle procedure fallimentari. L'Agenzia delle Entrate si era vista rigettare la richiesta di interessi perché non aveva allegato i fogli di calcolo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che per l'ammissione al passivo è sufficiente indicare la norma di legge alla base della pretesa, senza necessità di produrre calcoli dettagliati, poiché i tassi sono pubblicamente noti e il computo è una semplice operazione matematica.
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Giudicato esterno: i limiti all’opposizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un precedente giudicato esterno, che dichiara inammissibile per tardività l'opposizione a una cartella di pagamento, preclude la possibilità di presentare una successiva opposizione all'esecuzione forzata basata sulla stessa cartella. Questa decisione rende il titolo esecutivo definitivo e non più contestabile, anche per vizi di notifica, consolidando il principio della stabilità delle decisioni giudiziarie.
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