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Art. 119 Testo Unico Bancario

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180 provvedimenti

Ricorso incidentale inammissibile: requisiti di forma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili sia il ricorso principale di un istituto di credito sia il ricorso incidentale di un suo cliente in una controversia finanziaria. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali degli atti di impugnazione, in particolare l'obbligo di includere una sommaria esposizione dei fatti nel ricorso incidentale, a pena di inammissibilità, senza possibilità di rinvio ad altri atti.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito alla restituzione delle somme a un investitore, a causa della violazione degli obblighi informativi banca. Anche se il contratto non è nullo, la grave inadempienza dell'intermediario giustifica la restituzione, qualificabile come risarcimento del danno o effetto della risoluzione del contratto.
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Specificità dei motivi: appello in Cassazione respinto
Un fideiussore ha presentato ricorso in Cassazione contro una banca, contestando un debito derivante da un conto corrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità dei motivi. L'ordinanza sottolinea che non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni dei gradi di merito, ma è necessario formulare una critica puntuale e specifica contro la sentenza impugnata, dimostrando il rispetto del principio di specificità dei motivi.
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Data certa contratto: opponibile in procedura concorsuale?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritto fallimentare e bancario. Un credito derivante da un conto corrente bancario può essere ammesso al passivo di una procedura concorsuale solo se il contratto originario ha una data certa anteriore all'apertura della procedura stessa. La Corte ha chiarito che i semplici estratti conto non sono sufficienti a provare il credito se il contratto sottostante è privo di tale requisito, in quanto il curatore (o commissario liquidatore) agisce come terzo. Di conseguenza, la prova del credito deve essere fornita mediante la produzione del contratto scritto con data certa, opponibile alla massa dei creditori.
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Prova del credito bancario nel fallimento: la guida
Una banca si oppone al rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il tribunale di merito aveva negato il credito per insufficienza di prove sull'erogazione delle somme, evidenziando discordanze documentali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la prova del credito bancario può essere fornita attraverso un'analisi coordinata di più documenti (contratto, contabili, estratti conto), anche in assenza di una data certa opponibile, superando le apparenti incongruenze.
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Onere della prova estratti conto: chi prova il debito?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su un rapporto di conto corrente durato decenni, lamentando l'applicazione di interessi anatocistici e ultralegali. Tuttavia, non ha prodotto la serie completa degli estratti conto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. Ha ribadito che l'onere della prova degli estratti conto spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell'indebito. La mancanza di documentazione completa impedisce la ricostruzione del rapporto dare/avere e, di conseguenza, la verifica della fondatezza della domanda, rendendo impossibile accogliere la richiesta del correntista.
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Onere della prova: chi deve produrre il contratto?
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, attribuendo al cliente l'onere della prova tramite la produzione del contratto e di tutti gli estratti conto. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione, chiarendo che l'onere della prova può ricadere sulla banca, specialmente se il cliente non è in grado di produrre il contratto perché mai ricevuto o perché inesistente in forma scritta.
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Contestazione Generica Banca: Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un istituto di credito, ribadendo un principio fondamentale: una contestazione generica contro la banca, priva di specifiche allegazioni sui singoli addebiti e sulle ragioni di illegittimità, non può essere accolta. La mera produzione di documenti, come gli estratti conto, non è sufficiente a superare la genericità della domanda. La Corte ha inoltre respinto le doglianze relative alla nullità di un mutuo solutorio, all'usura e all'applicazione dell'ammortamento alla francese, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Onere della prova fideiussione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due garanti contro una decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva sull'opposizione a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. La Corte ribadisce che, nel giudizio di opposizione, l'onere della prova fideiussione grava interamente sul creditore, che non può limitarsi a produrre l'estratto conto. Il ricorso è stato respinto per la genericità dei motivi, che non hanno efficacemente contestato la ratio decidendi della sentenza impugnata.
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Eccezione di prescrizione: quando è valida in banca?
Una recente sentenza della Corte di Appello di Bari analizza in dettaglio l'eccezione di prescrizione sollevata da un istituto di credito in una causa di ripetizione di indebito promossa da un correntista. La Corte rigetta l'appello principale della banca, confermando la continuità di un rapporto di conto corrente nonostante un cambio di numerazione, e accoglie parzialmente l'appello incidentale del cliente, modificando la data di decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire. La decisione si sofferma sui requisiti di validità dell'atto interruttivo della prescrizione e sull'onere della prova relativo alle rimesse solutorie.
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Commissione di massimo scoperto: quando è illegittima?
Una società ha contestato gli addebiti sul proprio conto corrente, inclusa la commissione di massimo scoperto (CMS). La Corte d'Appello ha stabilito che la CMS era illegittima perché il contratto, pur indicando l'aliquota, non specificava le modalità di calcolo. Questa indeterminatezza ha reso la clausola nulla. Di conseguenza, la Corte ha ordinato il ricalcolo del saldo del conto escludendo la CMS, trasformando un debito del cliente in un credito e condannando la banca alla restituzione delle somme e alla rettifica della segnalazione in Centrale Rischi.
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Obbligo consegna documenti bancari: il limite decennale
Una società, agendo per conto di un fideiussore, ha richiesto a un istituto di credito la consegna di contratti e documentazione bancaria. La Corte d'Appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha confermato l'esistenza del diritto ma ha precisato un aspetto fondamentale: l'obbligo di consegna dei documenti bancari da parte della banca è limitato agli ultimi dieci anni. La Corte ha stabilito che la richiesta di documenti anteriori al decennio non può essere accolta, applicando i principi derivanti dall'art. 119 del Testo Unico Bancario e dall'art. 2220 del codice civile.
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Anatocismo bancario: onere della prova e nullità
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per pratiche di usura e anatocismo bancario su due conti correnti. La Corte di Appello di Firenze, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha respinto la domanda di usura per un errore nel calcolo dei tassi di interesse. Tuttavia, ha accolto la domanda relativa all'anatocismo bancario, dichiarando nulle le clausole di capitalizzazione trimestrale antecedenti al 2000. La Corte ha stabilito che la semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a sanare tale nullità, essendo necessaria una nuova pattuizione scritta. Di conseguenza, ha disposto una CTU per ricalcolare i saldi dei conti senza l'applicazione dell'anatocismo.
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Operatore qualificato: obblighi banca ridotti
Un investitore, anche promotore finanziario, ha citato in giudizio la sua banca per presunti illeciti in operazioni di investimento, tra cui conflitto di interessi e inadeguatezza. La Corte d'Appello ha respinto gran parte delle sue richieste, affermando che il suo status di operatore qualificato riduce gli obblighi informativi a carico dell'intermediario. La Corte ha ritenuto le azioni del cliente prescritte per le operazioni più datate e ha confermato che il suo elevato profilo di rischio e la sua esperienza rendevano gli investimenti adeguati. L'appello è stato accolto solo sulla misura degli interessi legali dovuti su una somma precedentemente liquidata.
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Onere della prova affidamento: la decisione in appello
Un correntista ha citato in giudizio una banca per addebiti ritenuti illegittimi, come anatocismo e commissione di massimo scoperto. In primo grado, la domanda è stata respinta per prescrizione, non avendo il cliente prodotto il contratto di fido. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'onere della prova dell'affidamento può essere soddisfatto tramite gli estratti conto, che nel caso di specie ne dimostravano l'esistenza e l'ammontare. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato nulla la clausola sulla commissione di massimo scoperto e illegittimo l'anatocismo per un determinato periodo, ordinando una nuova valutazione tecnica per ricalcolare le somme dovute.
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Contratto autonomo di garanzia: differenze e limiti
Una società e il suo garante hanno citato in giudizio un istituto di credito, contestando la nullità per anatocismo di clausole presenti in un contratto di conto corrente e in un mutuo con ammortamento alla francese. Il Tribunale ha respinto le domande, chiarendo la legittimità della capitalizzazione degli interessi di mora dopo la riforma del 2016 e l'assenza di anatocismo intrinseco nell'ammortamento alla francese. Di particolare rilievo è l'analisi sul contratto autonomo di garanzia, con la quale il giudice ha affermato il diritto del garante di sollevare eccezioni sulla nullità del contratto principale, accogliendo però la domanda riconvenzionale della banca e condannando i ricorrenti al pagamento del debito.
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Anatocismo bancario: la pattuizione deve essere chiara
La Corte d'Appello, riformando parzialmente una sentenza di primo grado, ha stabilito l'illegittimità della pratica di anatocismo bancario applicata da un istituto di credito per mancanza di una specifica e chiara pattuizione successiva alla delibera CICR del 2000. Il caso riguardava la richiesta di due clienti di rideterminare il saldo di un conto corrente, contestando l'applicazione di interessi composti. La Corte ha accolto il motivo relativo all'anatocismo, ordinando il ricalcolo del saldo senza capitalizzazione trimestrale e riducendo il debito dei clienti.
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Prescrizione conti correnti: la decisione della Corte
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per contestare addebiti illeciti sui propri conti correnti. La Corte d'Appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha affrontato temi cruciali come la prescrizione dei conti correnti, l'onere della prova in caso di documentazione incompleta e l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi (anatocismo) in assenza di una pattuizione scritta successiva alla delibera CICR del 2000. La Corte ha quindi proceduto a ricalcolare i saldi, riconoscendo un credito alla società ma respingendo la richiesta di condanna alla restituzione per incertezza probatoria su alcuni aspetti.
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Abuso del diritto: richiesta documenti e condanna
Un cliente ha richiesto documenti a una banca agendo in via monitoria. Il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo, ravvisando un abuso del diritto. La richiesta era stata inviata a un ufficio incompetente e il cliente, pur informato, non ha corretto l'errore, violando il dovere di buona fede. La condotta è stata sanzionata con la condanna per responsabilità aggravata.
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Consegna documentazione bancaria: il limite dei 10 anni
Un cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la consegna della documentazione relativa a un conto corrente, inclusi contratti ed estratti conto sin dall'apertura nel 1991. La banca si è opposta invocando il limite decennale previsto dall'art. 119 del Testo Unico Bancario. Il Tribunale di Napoli ha accolto la domanda del cliente, ordinando la consegna degli estratti conto per l'intero periodo richiesto e stabilendo che il limite dei dieci anni si applica solo ai documenti relativi a 'singole operazioni' e non agli estratti conto, che documentano l'andamento complessivo del rapporto. La banca è stata anche condannata al pagamento di una penale per ogni giorno di ritardo.
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