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Art. 118 Testo Unico Bancario

73 provvedimenti

Ius variandi bancario: società perde ricorso, deve pagare le spese
Una società immobiliare ha chiesto a una banca la restituzione di somme, ritenute interessi usurari e frutto di capitalizzazione trimestrale. Il Tribunale le ha dato ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, respingendo la richiesta della società. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La società non ha adeguatamente dimostrato di aver contestato il mancato rispetto delle condizioni per l'esercizio dello ius variandi bancario da parte della banca nei gradi precedenti. La società ha perso e deve pagare le spese legali.
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Ius variandi e commissione di massimo scoperto: ricorso respinto
Una cessionaria di crediti contesta gli addebiti per la commissione di massimo scoperto applicati da un istituto di credito su due conti correnti. Il giudice di primo grado dichiara la nullità delle clausole fino al 2002, ma ritiene legittimi i costi successivi per effetto dell'esercizio dello ius variandi. La Corte d'Appello conferma integralmente tale impostazione. La cessionaria ricorre in Cassazione sostiene l'impossibilità di sanare clausole nulle tramite la modifica unilaterale delle condizioni economiche. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Rileva infatti la presenza di una doppia conforme e il divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la contestazione sull'applicazione del tema Ius variandi e commissione di massimo scoperto viene definitivamente respinta con condanna al pagamento del doppio contributo unificato.
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Ius variandi nei contratti bancari: vittorioso ma inammissibile
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito contestando l'applicazione di anatocismo, commissioni di massimo scoperto e modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali. La Corte d'Appello ha riconosciuto la nullità delle clausole su anatocismo e commissioni, ricalcolando il saldo a favore del cliente, ma ha rigettato le contestazioni inerenti allo Ius variandi nei contratti bancari per genericità delle accuse. La Società ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prova delle comunicazioni sulle variazioni e presunti errori nel calcolo peritale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale per difetto di specificità delle domande iniziali ed esame di merito precluso. Ha inoltre dichiarato inefficace il ricorso incidentale dell'istituto di credito, condannando la società al pagamento delle spese di lite.
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Produzione estratti conto: onere e termini
La Corte d’Appello di Brescia ha confermato il rigetto di una domanda di rimborso per oneri bancari illegittimi a causa della mancata produzione estratti conto nei termini processuali. Il tribunale ha stabilito che la prova dei pagamenti e della mancanza di causa debendi spetta esclusivamente al correntista, e il deposito tardivo della documentazione equivale, sotto il profilo processuale, alla sua totale assenza.
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Fideiussione omnibus: la validità dei modelli ABI
La Corte d'Appello di Brescia ha rigettato l'impugnazione relativa alla validità di una fideiussione omnibus sottoscritta nel 2013. I garanti contestavano la nullità delle clausole basate sui modelli ABI per violazione antitrust, la legittimità del mutuo solutorio e l'applicazione dell'ammortamento alla francese. La Corte ha stabilito che la nullità non è automatica e che il piano di rimborso francese non costituisce anatocismo.
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Vizio di ultrapetizione: la banca vince contro i garanti
Un istituto di credito ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro i garanti di una società fallita per debiti di conto corrente e anticipazioni su fatture. I garanti si sono opposti. La Corte d'Appello ha revocato il decreto e ha condannato la banca a pagare ai garanti un saldo positivo emerso dalla perizia. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca, rilevando un evidente vizio di ultrapetizione: i garanti avevano chiesto solo l'accertamento negativo del debito, non la condanna al pagamento del saldo attivo. Inoltre, i giudici d'appello hanno omesso di pronunciarsi sul credito della banca relativo alle anticipazioni su fatture. La causa torna in appello.
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Contestazione saldi bancari: la società perde e viene sanzionata
Una società correntista ha avviato una contestazione saldi bancari contro un istituto di credito, lamentando l'applicazione di interessi anatocistici, commissioni non pattuite e modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali senza preavviso. Dopo che la Corte d'appello ha respinto le richieste della società, quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le contestazioni riguardavano valutazioni di fatto già decise nei gradi precedenti e non riesaminabili. Inoltre, la Corte ha sanzionato la società per abuso del processo, avendo insistito nel giudizio nonostante una chiara proposta di inammissibilità formulata dal giudice relatore. La banca vince definitivamente la causa.
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Usura sopravvenuta: perché la banca vince contro l’azienda
L'Azienda e i suoi Fideiussori hanno proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto da La Banca per il pagamento di un debito di conto corrente. Tra i vari motivi, i debitori lamentavano l'applicazione di tassi di interesse divenuti superiori al tasso soglia nel corso del rapporto, configurando un'ipotesi di usura sopravvenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che l'usura sopravvenuta non comporta la nullità o l'inefficacia delle clausole contrattuali se il tasso pattuito originariamente era inferiore alla soglia di legge al momento della stipula. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Vizio di ultrapetizione: la banca chiede meno ma il giudice dà di più
Un correntista e la sua garante hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello che li condannava a pagare alla banca saldi passivi e interessi ultralegali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi di ricorso relativi alla valutazione delle prove e all'estensione della fideiussione. Ha invece accolto il terzo motivo, rilevando un evidente vizio di ultrapetizione. La banca aveva infatti limitato la propria richiesta di interessi entro i limiti dei tassi soglia antiusura, ma i giudici di secondo grado avevano condannato i ricorrenti al pagamento degli interessi ultralegali senza applicare tale limite. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ripetizione indebito bancario: prova del fido
In un caso di ripetizione indebito bancario, la Corte d'Appello ha stabilito che l'esistenza di un fido può essere provata per presunzioni, influenzando il calcolo della prescrizione decennale delle rimesse solutorie effettuate dal correntista.
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Fideiussione bancaria: i garanti perdono con difese generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da due garanti contro il decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca per oltre 67mila euro. I ricorrenti contestavano la validità del mutuo e la mancata comunicazione delle variazioni contrattuali. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici e non contestavano adeguatamente le ragioni della sentenza d'appello. La decisione conferma che la fideiussione bancaria obbliga i garanti al pagamento se le contestazioni sulla trasparenza bancaria non vengono sollevate tempestivamente e con prove precise nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i garanti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Anatocismo e usura bancaria: KO in Cassazione per banca e cliente
Una società correntista ha citato in giudizio una banca contestando l'applicazione di interessi illegittimi. Il Tribunale ha inizialmente condannato l'istituto di credito a restituire le somme per anatocismo e usura. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la decisione, escludendo i rimborsi per il periodo successivo al 2000. La Corte di Cassazione ha infine dichiarato inammissibili sia il ricorso principale della società sia quello incidentale della banca. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni su anatocismo e usura bancaria, basate su modifiche unilaterali dei tassi o su specifici conteggi, richiedono la prova rigorosa di come e quando tali questioni siano state sollevate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, nessuna delle parti ha ottenuto la riforma della sentenza d'appello, con compensazione delle spese.
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Rendimento Buoni Postali: Promessa su Carta vs Legge, Vince la Legge
Un risparmiatore, erede di titolari di Buoni Postali serie P/O emessi nel 1984, ha agito in giudizio contro l'Ente Postale per ottenere il pagamento degli interessi indicati sul retro dei titoli. L'Ente aveva invece applicato un tasso inferiore, stabilito da un decreto ministeriale successivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo perché il risparmiatore ha rinunciato al ricorso. La rinuncia è avvenuta a seguito dell'ormai consolidato orientamento dei giudici, che ritiene legittima l'applicazione retroattiva dei tassi d'interesse più bassi. Di conseguenza, il minor rendimento dei buoni postali è stato confermato, sancendo la prevalenza della legge successiva sulle condizioni originali stampate sul titolo.
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Capitalizzazione interessi bancari e stop anatocismo
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di capitalizzazione interessi bancari applicata a un conto corrente tra il 2015 e il 2016. La sentenza ha stabilito l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale in quel periodo, ordinando il ricalcolo del debito e la revoca del decreto ingiuntivo originario.
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Fideiussione Futura: Amministratore-Garante non può opporsi alla Banca
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società e dei suoi amministratori, che erano anche garanti personali, i quali contestavano la validità di un'apertura di credito e delle relative garanzie. In particolare, sostenevano la nullità della fideiussione per obbligazione futura, poiché la banca aveva continuato a erogare credito nonostante il peggioramento delle condizioni economiche della società, senza la loro autorizzazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave: l'obbligo della banca di chiedere l'autorizzazione al garante non sussiste quando il garante è anche l'amministratore della società debitrice. In tale veste, egli è già a conoscenza della situazione e la sua richiesta di credito implica una tacita autorizzazione alla garanzia.
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Usura Sopravvenuta: Tassi Alti su Vecchi Contratti? La Cassazione
Un correntista si opponeva a un decreto ingiuntivo della sua banca, sostenendo che gli interessi su un contratto del 1990 fossero diventati illegali dopo la legge anti-usura del 1996. Il cliente invocava il principio della cosiddetta 'usura sopravvenuta'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la legalità di un tasso di interesse si valuta esclusivamente al momento della stipula del contratto. Non esiste l'usura sopravvenuta. Pertanto, se il tasso era legale all'origine, rimane valido per tutta la durata del rapporto. Il cliente ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Ius variandi bancario: Tasso abbassato e poi rialzato? Vince il Cliente
Una società si opponeva a un debito bancario, contestando la legittimità di un aumento dei tassi di interesse. La banca, dopo aver unilateralmente ridotto i tassi, li aveva successivamente rialzati, pur mantenendoli al di sotto del livello originariamente pattuito. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di ius variandi bancario: una modifica è 'peggiorativa' (in peius) se confrontata con l'ultima condizione, più favorevole, applicata al cliente, e non con quella iniziale del contratto. Di conseguenza, anche un rialzo che non supera il tasso originario deve rispettare le rigide procedure di comunicazione e giustificazione previste dall'art. 118 T.U.B. per essere valido. La Corte ha quindi dato ragione alla società, annullando la decisione precedente.
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Interessi usurari e ricalcolo dei saldi bancari
La Corte d'Appello di Napoli ha riformato parzialmente una sentenza del Tribunale di Napoli riguardante contestazioni su conti correnti e affidamenti bancari. La decisione affronta la questione degli interessi usurari negando la validità della tesi della sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori. Il giudice ha rideterminato i saldi finali, eliminando oneri non pattuiti come le commissioni di massimo scoperto e ricalcolando il debito della società correntista in base alle risultanze di una consulenza tecnica d'ufficio aggiornata.
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Usura Sopravvenuta: Azienda rinuncia, la Cassazione non decide
Un'azienda contestava alla propria banca l'applicazione di tassi di interesse che avevano superato la soglia legale, configurando un'ipotesi di usura sopravvenuta. Il superamento era avvenuto a seguito di una modifica unilaterale delle condizioni da parte della banca. La questione principale era stabilire se il diritto della banca di variare i tassi potesse spingersi fino a superare il limite dell'usura. Tuttavia, giunta in Cassazione, la vicenda si è conclusa inaspettatamente: l'azienda ha rinunciato al ricorso. Di conseguenza, la Corte Suprema non ha potuto decidere sulla questione della usura sopravvenuta e ha dichiarato il processo estinto, lasciando il quesito giuridico senza una risposta in questo specifico caso.
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Carta di credito revolving: quando il contratto è nullo
Il Tribunale ha dichiarato la nullità di un contratto di carta di credito revolving poiché collocato presso un punto vendita della grande distribuzione da personale non autorizzato. Tale violazione delle norme sulla riserva di attività finanziaria comporta il diritto del consumatore di restituire solo il capitale al tasso legale.
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