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Art. 1176 Codice Civile

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1245 provvedimenti

Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
Un conduttore ha impugnato con un regolamento di competenza un'ordinanza cautelare relativa a una procedura di sfratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tale strumento è precluso contro provvedimenti non definitivi come quelli cautelari. La Corte ha inoltre sanzionato il ricorrente per lite temeraria, condannandolo a un risarcimento del danno per aver abusato dello strumento processuale, ignorando una giurisprudenza consolidata.
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Responsabilità direttore lavori: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del direttore dei lavori per gravi difetti costruttivi, come infiltrazioni e muffe, è presunta e si estende anche a vizi di esecuzione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso la sua colpa, ritenendo la motivazione 'apparente' e insufficiente a giustificare perché opere cruciali come l'impermeabilizzazione fossero state considerate al di fuori del suo dovere di alta sorveglianza.
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Prescrizione risarcimento: quando inizia a decorrere?
Una società chiede il risarcimento danni alla Pubblica Amministrazione per aver fatto affidamento su titoli edilizi poi annullati. La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta in quanto tardiva. La Corte stabilisce un principio chiave sulla prescrizione risarcimento: il termine quinquennale inizia a decorrere non dalla fine di tutte le vicende giudiziarie, ma dal momento in cui il danno si manifesta ed è oggettivamente percepibile dal danneggiato, ovvero dalla data di annullamento dei titoli edilizi.
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Responsabilità rappresentante indiretto: la Cassazione
Una società di assistenza doganale, in qualità di rappresentante indiretto, impugnava un avviso di accertamento per maggiori dazi, IVA e sanzioni su merci importate. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità rappresentante indiretto per i dazi doganali, ma l'ha esclusa per l'IVA all'importazione in assenza di una norma nazionale specifica. Ha inoltre cassato la sentenza per una nuova valutazione sulla proporzionalità delle sanzioni.
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Responsabilità professionale avvocato: onere della prova
Un cliente, pur essendo stato assolto in un processo penale, ha citato in giudizio il proprio avvocato chiedendo un risarcimento per negligenza professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando un principio fondamentale in materia di responsabilità professionale avvocato: non è sufficiente dimostrare l'errore del legale, ma è necessario provare che una diversa condotta avrebbe portato a un risultato più favorevole, dimostrando così il nesso causale e il danno subito come perdita di chance.
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Vigilanza del sindaco: onere della prova e compenso
Un sindaco di una società poi fallita richiede il pagamento del proprio compenso. Il curatore fallimentare si oppone sollevando l'eccezione di inadempimento per carenza di vigilanza. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, stabilisce un principio fondamentale sull'onere della prova: spetta al curatore allegare l'inadempimento, ma è il sindaco a dover dimostrare di aver adempiuto con diligenza ai propri doveri di vigilanza per poter pretendere il compenso.
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Eccezione inadempimento: compenso negato al sindaco
La richiesta di compenso di un sindaco di una società fallita è stata respinta a causa della sua negligenza. La curatela ha sollevato con successo un'eccezione di inadempimento, sostenendo che il professionista non avesse vigilato adeguatamente sulla crisi aziendale. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che per paralizzare la richiesta di pagamento è sufficiente dimostrare la condotta negligente e la sua potenzialità dannosa, senza la necessità di provare un danno effettivo.
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Giurisdizione giudice amministrativo per dolo della P.A.
Una società ha citato in giudizio un Comune per i danni derivanti dalla demolizione di alcuni immobili, sostenendo che l'amministrazione avesse agito con dolo. La Corte di Cassazione, applicando il principio del petitum sostanziale, ha confermato la giurisdizione del giudice amministrativo. Ha stabilito che quando il danno è la conseguenza diretta di un provvedimento amministrativo, la controversia rientra nella competenza del giudice amministrativo, anche se si allega una condotta dolosa della Pubblica Amministrazione, poiché la questione attiene all'esercizio del potere pubblico.
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Vigilanza del sindaco: quando il compenso non è dovuto
Un ex sindaco di una società poi fallita chiede il pagamento del suo compenso. Il curatore fallimentare si oppone, sostenendo che il professionista non abbia adempiuto ai suoi doveri di vigilanza. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, stabilisce che se il curatore allega l'inadempimento del sindaco, spetta a quest'ultimo dimostrare di aver agito con diligenza. La mancata o negligente vigilanza del sindaco può comportare la perdita del diritto al compenso, anche in assenza di un'azione di responsabilità per danni.
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Bonifico domiciliato: quando la banca non è responsabile
Una società ordinava un bonifico domiciliato per pagare un creditore. L'istituto di pagamento erogava la somma a un truffatore che presentava un documento falso ma possedeva il codice fiscale e la password corretti. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell'istituto, ritenendo che avesse agito con la dovuta diligenza professionale verificando gli elementi a sua disposizione, e ha chiarito che il bonifico domiciliato non è assimilabile a un assegno.
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Bonifico domiciliato: responsabilità per pagamento errato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2112/2024, ha chiarito il regime di responsabilità dell'istituto di pagamento in caso di un bonifico domiciliato incassato da un truffatore. La Corte ha escluso l'applicazione analogica delle norme sull'assegno non trasferibile, inquadrando l'operazione come un mandato. La responsabilità dell'intermediario non è oggettiva, ma va valutata secondo il criterio della diligenza professionale (art. 1176 c.c.). Se l'istituto dimostra di aver verificato con diligenza il documento d'identità, il codice fiscale e la password forniti dal presentatore, non è tenuto al risarcimento, anche se il documento si rivela falso e il pagamento è stato effettuato alla persona sbagliata.
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Bonifico domiciliato: la diligenza della banca
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2110/2024, ha stabilito i confini della responsabilità dell'istituto di pagamento in caso di un bonifico domiciliato pagato a un truffatore. Se l'istituto dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, verificando il documento d'identità (anche uno solo), il codice fiscale e la password forniti dall'ordinante, non è responsabile per l'erroneo pagamento. La Corte ha escluso l'applicazione analogica delle norme più severe previste per gli assegni non trasferibili, inquadrando il bonifico domiciliato nell'ambito del mandato e della delegazione di pagamento, regolati dalle norme generali sulla diligenza contrattuale.
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Bonifico domiciliato: quando la banca non è colpevole
Una società assicuratrice disponeva un bonifico domiciliato a favore di una sua creditrice. Un impostore, presentatosi allo sportello con un documento d'identità (presumibilmente falso ma apparentemente valido), il codice fiscale e la password corretta, incassava la somma. La società disponente, costretta a pagare una seconda volta la vera creditrice, citava in giudizio l'istituto di pagamento per inadempimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a differenza dell'assegno non trasferibile, il bonifico domiciliato è regolato dalle norme sul mandato. Di conseguenza, l'istituto di pagamento non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando chi si presenta all'incasso tramite la verifica del documento, del codice fiscale e della password fornita dal disponente, anche senza conservarne una copia.
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Danno da ritardo PA: il risarcimento per buona fede
Una recente ordinanza della Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è tenuta al risarcimento del danno quando la sua condotta, pur non integrando un errore "macroscopico", viola i principi di buona fede e correttezza. Il caso riguarda una dipendente pubblica che si è vista negare un incentivo all'esodo a causa di un diniego e di un ritardo ingiustificati da parte dell'ente. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, riconoscendo la possibilità di un risarcimento per il cosiddetto 'danno da ritardo PA', anche sotto forma di perdita di chance.
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Pagamento a persona sbagliata: la diligenza della banca
Un'impresa di assicurazioni dispone un 'bonifico domiciliato' a favore di un cliente. L'istituto di pagamento eroga la somma a un truffatore che si presenta con un documento apparentemente valido, il codice fiscale e la password corretta. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'istituto non è responsabile del pagamento a persona sbagliata, avendo agito con la diligenza professionale richiesta tramite la verifica di un singolo documento, del codice fiscale e della password, assolvendo così il proprio onere della prova.
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Passaggio in giudicato: la sorte del coobbligato
Una federazione sportiva, condannata a pagare un'emittente televisiva, otteneva manleva da una fondazione. Solo un coobbligato appellava la sentenza, ma la Corte d'Appello riformava la decisione anche per la fondazione non appellante. La Cassazione cassa la sentenza, stabilendo il principio del passaggio in giudicato della decisione per la parte che non ha proposto impugnazione.
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Accertamento analitico-induttivo: il caso del ristoratore
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un ristoratore contro un accertamento analitico-induttivo basato su presunzioni, come il "tovagliometro", a causa di gravi irregolarità contabili. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la presenza di molteplici e significative anomalie nella contabilità rende legittimo il ricorso a metodi presuntivi per la ricostruzione del reddito. La decisione sottolinea che il giudice tributario, in caso di vizi sostanziali dell'accertamento, deve rideterminare la pretesa fiscale e non limitarsi ad annullare l'atto.
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Assegno non trasferibile: deposito su conto altrui
La Cassazione ha stabilito la legittimità del deposito di un assegno non trasferibile su un conto corrente intestato a terzi, a condizione che l'operazione sia richiesta dal beneficiario stesso, che in questo caso aveva anche delega ad operare su tale conto. La banca non è responsabile della scelta del beneficiario su come disporre delle somme.
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Responsabilità Consob: i limiti del controllo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1653/2024, ha chiarito i confini della responsabilità Consob (l'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari) in caso di prospetti informativi falsi. La Corte ha stabilito che il controllo dell'Autorità non è una verifica della veridicità intrinseca dei dati, ma si concentra sulla completezza, coerenza e comprensibilità del documento. La responsabilità sorge solo se l'Autorità omette, per negligenza, di agire di fronte a palesi irregolarità o a specifiche segnalazioni, non per il solo fatto che le informazioni si siano poi rivelate false.
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Tetto di spesa sanità: la Cassazione decide
Una società sanitaria ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per il mancato pagamento di prestazioni erogate oltre il budget annuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il tetto di spesa sanità rappresenta un limite obbligatorio, anche qualora venga definito retroattivamente. Di conseguenza, la struttura non ha diritto al pagamento per le prestazioni che superano tale soglia, poiché l'interesse pubblico alla stabilità finanziaria prevale. La sentenza chiarisce anche che la nullità di una notifica viene sanata se il destinatario si costituisce in giudizio.
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