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Art. 1175 Codice Civile

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1612 provvedimenti

Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Contratto quadro nullo se firmato da un solo cointestatario
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito, dichiarando nullo un contratto quadro di intermediazione finanziaria perché sottoscritto da uno solo dei due cointestatari. Secondo la Corte, questa nullità formale travolge anche i successivi ordini di acquisto di titoli, come le obbligazioni di una nota società emittente poi fallita. La decisione sottolinea l'importanza della sottoscrizione di tutti gli investitori per la validità del contratto quadro.
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Retroattività sanzioni amministrative: la Cassazione
Una società radiofonica, sanzionata per non aver richiesto il certificato di agibilità per i suoi lavoratori dello spettacolo in un periodo precedente al 2001, ha invocato l'applicazione di una legge successiva più favorevole che ha abolito tale obbligo. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla retroattività delle sanzioni amministrative di tale importanza da rimettere la decisione alle Sezioni Unite. La Corte ha sollevato dubbi sulla ragionevolezza di continuare a sanzionare una condotta che non è più considerata illecita, data la natura punitiva e l'afflittività della sanzione originale.
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Compensi procedure esecutive riunite: la Cassazione
Un avvocato avvia tre distinte procedure esecutive contro un'amministrazione comunale. Le procedure vengono riunite e il giudice liquida un compenso unico. La Cassazione, accogliendo il ricorso del legale, stabilisce che per l'attività svolta prima della riunione, i compensi devono essere liquidati separatamente per ogni singola procedura. Viene invece rigettata la censura sul valore della controversia, confermando che nelle esecuzioni si fa riferimento al valore effettivo del precetto (`decisum`). Il calcolo dei compensi per procedure esecutive riunite deve quindi seguire questo doppio binario.
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Cessione di azienda: i marchi seguono l’impresa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9293/2024, ha affrontato un complesso caso di cessione di azienda, stabilendo che i marchi di fatto, legati a celebri competizioni sportive, si trasferiscono unitamente al ramo d'azienda che li gestisce, salvo patto contrario. La Corte ha rigettato il ricorso della società editrice originaria, confermando che i diritti sui segni distintivi erano stati validamente trasferiti decenni prima nell'ambito di un'operazione negoziale complessa, legittimando così le successive registrazioni effettuate dalla società acquirente.
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Exceptio doli: non blocca l’indennizzo da occupazione
La Cassazione chiarisce che l'eccezione di 'exceptio doli' non può essere usata per negare l'indennizzo per occupazione senza titolo a un proprietario immobiliare, anche se il contratto di locazione originario è stato dichiarato nullo per colpa del proprietario stesso. Il diritto all'indennizzo sorge da un fatto nuovo e distinto: l'illegittima detenzione del bene da parte della curatela fallimentare, non dal contratto nullo.
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Sfruttamento unilaterale brevetto: la Cassazione decide
Una società di design slovena e un'azienda italiana di attrezzature subacquee sono contitolari di un brevetto. Dopo la fine del loro accordo, l'azienda italiana continua lo sfruttamento commerciale dell'invenzione. La Corte d'Appello lo ritiene legittimo, applicando le norme sulla comunione. La Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema dello sfruttamento unilaterale brevetto, non decide nel merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per risolvere la questione di diritto.
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Accordo sindacale: può modificare i superminimi?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla validità di un accordo sindacale che introduceva nuovi elementi retributivi, condizionandone la percezione alla rinuncia da parte dei lavoratori al proprio superminimo individuale. I giudici hanno respinto il ricorso dei dipendenti, stabilendo che l'accordo è legittimo in quanto non modifica unilateralmente il contratto individuale, ma offre al lavoratore una scelta tra il mantenimento del vecchio trattamento e l'accesso ai nuovi benefici collettivi.
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Obblighi informativi intermediario: nessuna nuova informativa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9069/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario si esauriscono con l'operazione di acquisto del prodotto. Di conseguenza, la banca non è tenuta a fornire nuove e ulteriori informazioni all'erede che subentra nella titolarità dei titoli per successione. Il ricorso dell'erede, che lamentava un danno per mancata informazione post-successione, è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata per abuso del processo.
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Licenziamento per rifiuto trasferimento: quando è ok?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per rifiuto trasferimento di una lavoratrice. L'azienda, in crisi economica, aveva disposto il trasferimento per comprovate ragioni tecnico-organizzative, come la soppressione di posizioni lavorative nella sede di provenienza e la disponibilità di posti in quella di destinazione. Secondo la Corte, l'azienda ha assolto il suo onere probatorio e la scelta della dipendente è avvenuta nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, rendendo il rifiuto della lavoratrice ingiustificato e, di conseguenza, il licenziamento legittimo.
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Concessione pubblica e mercato illegale: la Cassazione
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ha citato in giudizio le Amministrazioni concedenti, lamentando i danni derivanti dalla mancata repressione del mercato illegale. Dopo una condanna in sede arbitrale, confermata in appello, le Amministrazioni si sono rivolte alla Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sulla responsabilità dello Stato in una concessione pubblica, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per un esame approfondito.
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Concessione pubblica: obblighi dello Stato e mercato
Una società operante nel settore delle scommesse, titolare di una concessione pubblica, ha citato in giudizio le Amministrazioni statali a causa del drastico calo dei ricavi dovuto all'espansione di un mercato illegale. Sia il collegio arbitrale che la Corte d'Appello hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per inadempimento contrattuale. Le Amministrazioni hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un normale rischio d'impresa. La Suprema Corte, ritenendo la questione di fondamentale importanza per l'interpretazione del diritto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Progressione di carriera: accordo sindacale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo sindacale che fissa una scadenza per una progressione di carriera nel pubblico impiego ha natura programmatica e non precettiva. Di conseguenza, il ritardo dell'Amministrazione non genera automaticamente un diritto al risarcimento per i dipendenti. La Corte ha chiarito che tali accordi sono subordinati a condizioni legislative, come la disponibilità di posti e la copertura finanziaria, annullando le precedenti decisioni che avevano condannato il Ministero della Giustizia a risarcire i propri dipendenti per la mancata promozione entro i termini pattuiti.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione vince
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede di un investitore, cassando la sentenza d'appello che aveva respinto la richiesta di risarcimento contro una banca. La Corte ha ribadito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario sussistono anche verso un cliente esperto e con propensione al rischio. L'esperienza passata non è sufficiente a superare la presunzione del nesso causale tra la mancata informazione e il danno subito dal risparmiatore. Spetta alla banca provare di aver fornito informazioni specifiche e adeguate per ogni singola operazione.
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Ricorso inammissibile: i vizi che portano al rigetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un debitore e dal suo garante contro una società creditrice. L'appello, basato su tredici motivi, è stato rigettato per gravi vizi procedurali, tra cui la mancanza di autosufficienza, l'errata qualificazione dei vizi denunciati (confondendo questioni di merito con violazioni di legge) e la formulazione di censure cumulative. La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a sanzioni per lite temeraria, ribadendo che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti già accertati nei gradi precedenti.
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Libertà di insegnamento: i limiti secondo la Cassazione
Una docente, richiamata da un incarico all'estero per presunta incapacità didattica, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il provvedimento fosse illegittimo e violasse la sua libertà di insegnamento. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che la libertà di insegnamento non è un diritto assoluto, ma è subordinato al diritto allo studio degli alunni e non può giustificare una manifesta inadeguatezza professionale.
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Perdita di chance: la prova della probabilità di successo
Un lavoratore ha richiesto il risarcimento per non essere stato selezionato per un incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per ottenere un risarcimento per perdita di chance, non basta dimostrare un'irregolarità nella selezione. È necessario provare una probabilità concreta e significativa di successo, valutata confrontando il proprio profilo con quello di tutti gli altri candidati idonei, non solo con quello del vincitore. La Corte ha annullato la precedente decisione, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Perdita di chance: ricorso inammissibile senza prove
Una candidata ha impugnato l'esito di una selezione pubblica lamentando una perdita di chance a causa della mancata verbalizzazione del colloquio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali. La ricorrente non ha infatti assolto all'onere di trascrivere gli atti necessari a sostenere le sue tesi e non ha contestato efficacemente la motivazione della corte d'appello, secondo cui la valutazione si basava esclusivamente sul colloquio e non sui curricula.
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Ricorso inammissibile: condanna per lite temeraria
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, in quanto mirava a una revisione dei fatti anziché sollevare questioni di diritto. La parte ricorrente, che contestava una condanna al pagamento di circa 9.000 euro, viene sanzionata per lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c., con la condanna al pagamento di ulteriori somme in favore della controparte e della Cassa delle Ammende. La decisione sottolinea che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per ottenere un terzo grado di merito.
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Comando Pubblico Impiego: non si perde l’incarico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28902/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dirigenti pubblici: il 'comando pubblico impiego' presso un'altra amministrazione non comporta la perdita automatica dell'incarico originario. La Corte ha chiarito la netta distinzione tra il comando, istituto temporaneo e reversibile, e la mobilità volontaria, che implica un trasferimento definitivo. Di conseguenza, è stata annullata la decisione di un'azienda sanitaria che aveva dichiarato cessato l'incarico di un proprio dirigente solo perché aveva accettato un'assegnazione temporanea presso un'altra struttura.
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