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Art. 116 Codice Civile

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30 provvedimenti

Concorso di colpa: la provocazione non giustifica la violenza
La Corte di Cassazione ha escluso il concorso di colpa della vittima in un caso di aggressione fisica. Sebbene la lite fosse nata da una richiesta di denaro, la reazione violenta dell'aggressore è stata giudicata "assolutamente sproporzionata", rendendolo unico responsabile del danno. La Corte ha inoltre confermato la validità della liquidazione equitativa del danno morale, ritenendola adeguata alla gravità del fatto, indipendentemente dalla durata della prognosi medica.
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Insegnamento all’estero: niente reinserimento se torni prima
Una docente in servizio presso una Scuola Europea con un mandato di nove anni per l'insegnamento all'estero ha richiesto il rientro in Italia dopo cinque anni, cercando poi il reinserimento nelle graduatorie per completare i restanti quattro. La Corte di Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici supremi hanno stabilito che il diritto al reinserimento è subordinato al 'compimento del mandato'. Poiché il mandato era di nove anni, il rientro anticipato non ne costituisce il completamento, facendo decadere il diritto al reinserimento per terminare il periodo all'estero.
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Eccezioni fideiussione: quando sono inammissibili?
L'appello di un garante contro un istituto di credito è stato respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei tribunali di merito. Le eccezioni fideiussione sollevate dal garante, tra cui la liberazione per concessione di ulteriore credito (art. 1956 c.c.) e l'usura, sono state respinte per errori procedurali, tardività e per essere tentativi di riesaminare i fatti, non consentiti in sede di legittimità.
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Risarcimento medici specializzandi: la prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11318/2025, si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da medici specializzandi che chiedevano il risarcimento dei danni per la mancata attuazione di direttive europee relative alla loro retribuzione. La questione centrale era la decorrenza del termine di prescrizione decennale. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che il dies a quo (giorno iniziale) per la prescrizione è il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Tale legge, riconoscendo il diritto solo ad alcuni medici, ha reso definitivo l'inadempimento dello Stato per tutti gli altri, rendendo il loro diritto al risarcimento certo ed esigibile. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibili o ha rigettato la maggior parte dei ricorsi. Ha accolto un solo ricorso, non per la questione della decorrenza, ma per il mancato esame da parte della corte di merito di un atto potenzialmente interruttivo della prescrizione, rinviando il caso per un nuovo esame su quel punto specifico.
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Prescrizione bollette gas: la decisione del Tribunale
Un utente si oppone a un decreto ingiuntivo per bollette di gas non pagate, eccependo la prescrizione del credito e la mancanza di un contratto scritto. Il Tribunale accoglie parzialmente l'appello, dichiarando la prescrizione bollette gas per il periodo più risalente ma confermando il debito per i consumi successivi. La sentenza chiarisce che l'uso del servizio costituisce un contratto valido e definisce l'onere della prova per contestare i consumi.
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Ricognizione di debito: effetti e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso degli eredi di un debitore, confermando che la ricognizione di debito comporta un'inversione dell'onere della prova. Non è sufficiente contestare il rapporto sottostante; spetta al debitore che ha firmato la ricognizione dimostrare l'inesistenza o l'estinzione del debito. La Corte ha ritenuto inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso, ribadendo i principi consolidati in materia di astrazione processuale e valutazione delle prove.
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Compenso professionale: come si calcola l’extra?
Una società di ingegneria richiedeva un compenso professionale aggiuntivo per il prolungarsi delle attività di direzione lavori. A causa della mancata fornitura di idonea documentazione contabile, i giudici hanno liquidato il compenso secondo il criterio residuale "a vacazione" (basato sul tempo) e non su quello percentuale. La Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di provare i presupposti per un calcolo più favorevole spetta al professionista che avanza la pretesa.
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Atti procedimento penale: validi nel disciplinare
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli atti di un procedimento penale possono essere legittimamente utilizzati da un datore di lavoro pubblico per fondare un licenziamento disciplinare. È sufficiente il rinvio a tali atti, senza la necessità di riprovare da capo ogni singolo fatto. La sentenza chiarisce che il giudice del lavoro ha il dovere di valutare tali documenti come prova, anche in via presuntiva, ribaltando la decisione della Corte d'Appello che aveva annullato il licenziamento per presunto mancato assolvimento dell'onere della prova da parte dell'azienda.
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Inammissibilità ricorso cassazione: l’autosufficienza
Una società di servizi si opponeva a un decreto ingiuntivo ottenuto da un fornitore di veicoli industriali per il mancato pagamento di un debito, regolato da due scritture private. Dopo la conferma della decisione in primo e secondo grado, la società ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cassazione, sottolineando come i motivi fossero viziati da difetto di autosufficienza: la ricorrente non aveva riportato integralmente i testi degli accordi contestati, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza ricorrere ad atti esterni.
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Delega di firma: nullo l’avviso se non è provata
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento notificato a un contribuente, socio di una società estinta. La decisione si fonda su un principio cruciale: se il contribuente contesta la firma sull'atto, spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare la legittimità del potere del funzionario che ha firmato, producendo la relativa delega di firma. La mancata produzione di tale prova nei gradi di merito del giudizio determina la nullità insanabile dell'atto impositivo.
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