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Art. 1146 Codice Civile

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139 provvedimenti

Interversione del possesso: la prova per l’usucapione
Un soggetto ha richiesto l'usucapione di un immobile occupato per oltre vent'anni grazie alla tolleranza della madre. La sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che, quando la relazione con un bene inizia come mera detenzione, è necessario un atto di 'interversione del possesso' – un'azione inequivocabile contro il proprietario – per iniziare a possedere utilmente ai fini dell'usucapione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Usucapione e accessione: si può cambiare in corso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che modificare la domanda di usucapione in corso di causa per includere il possesso del genitore defunto (accessione) non costituisce una domanda nuova. L'ordinanza chiarisce anche che un'offerta di acquisto, fatta dopo la maturazione dei termini, non interrompe l'usucapione già perfezionata, potendo essere vista come un tentativo di regolarizzare la situazione.
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Azione di rivendicazione: la prova diabolica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni privati in un'azione di rivendicazione contro un centro sociale e un Comune. La decisione si fonda sulla mancata fornitura della rigorosa prova di proprietà (probatio diabolica) e sull'effetto preclusivo di un precedente giudicato tra le stesse parti, che aveva già negato il diritto dei ricorrenti per carenza di prova.
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Azione di rivendicazione: la Cassazione chiarisce
Una proprietaria agisce in giudizio contro una società per la restituzione di un immobile occupato senza titolo. I giudici di merito qualificano la domanda come azione di restituzione. La società ricorre in Cassazione, sostenendo che si tratti di un'azione di rivendicazione, già respinta in un precedente giudizio. La Suprema Corte accoglie il ricorso, affermando che la domanda basata sul diritto di proprietà è un'azione di rivendicazione e che il precedente giudicato, che aveva respinto tale domanda, è vincolante. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Comodato e usucapione: il giudicato lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che rivendicava l'usucapione di un terreno. La Corte ha stabilito che l'esistenza di un precedente giudicato, che aveva accertato un rapporto di comodato tra le parti, esclude la configurabilità di un possesso utile all'usucapione, qualificando la relazione con il bene come mera detenzione. Viene così confermata la decisione che obbliga alla restituzione del fondo al legittimo proprietario.
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Successione del possesso: l’erede non è sempre reo
Il caso tratta una disputa ereditaria in cui alcuni coeredi chiedevano un risarcimento per l'occupazione abusiva di un immobile. La Corte di Cassazione, analizzando la regola della successione del possesso, ha stabilito che la continuazione del possesso in capo all'erede non comporta una sua automatica responsabilità per l'illecito commesso dal defunto. È necessario dimostrare che l'erede abbia personalmente proseguito nell'occupazione illegittima. La Corte ha inoltre affrontato temi procedurali, ribadendo l'inammissibilità di nuovi documenti in appello se non sussistono le condizioni previste dalla legge.
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Consegna immobile: obbligo del venditore e recesso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 255/2025, chiarisce un punto fondamentale nelle compravendite immobiliari. Il caso riguarda un acquirente che ha rifiutato di pagare il saldo del prezzo perché il venditore non ha consegnato le chiavi dell'immobile, come pattuito. La Corte ha stabilito che la consegna immobile (possesso materiale) è un'obbligazione principale del venditore. Se il contratto prevede la consegna contestuale al pagamento, la sua mancanza è un inadempimento che giustifica il rifiuto dell'acquirente di saldare il prezzo, rendendo illegittimo il recesso del venditore e la ritenzione della caparra.
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Diritto di sopraelevazione: quando si trasferisce?
La Corte di Cassazione chiarisce che il diritto di sopraelevazione, se riservato dal venditore originario, non si trasferisce automaticamente all'acquirente di un piano dell'edificio. Per il trasferimento è necessaria un'esplicita menzione nell'atto di vendita. La Corte ha inoltre respinto le domande di usucapione in quanto proposte contro soggetti non titolari del diritto, ribadendo principi fondamentali in materia di proprietà immobiliare e procedura civile.
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Servitù di veduta: il muro divisorio non la crea
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta un caso di servitù di veduta derivante da una sopraelevazione su un muro divisorio. La Corte, prima di decidere nel merito, ha ritenuto necessario acquisire la consulenza tecnica d'ufficio per verificare le caratteristiche fattuali dell'opera, in particolare l'altezza e la sicurezza del parapetto, elementi cruciali per stabilire se si possa esercitare un affaccio comodo e sicuro sul fondo vicino. La questione centrale ruota attorno al principio, già affermato dalla stessa Corte, secondo cui un muro divisorio, per sua natura, non può costituire una servitù di veduta a causa della reciproca possibilità di affaccio.
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Accessione del possesso: quando è esclusa? Il caso
Una società cercava di ottenere la proprietà di alcuni terreni per usucapione, invocando l'accessione del possesso del suo dante causa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta perché i terreni non erano menzionati nell'atto di conferimento societario. La loro natura di pertinenza non era oggettiva ma legata all'uso specifico del precedente possessore, mancando quindi un titolo idoneo a trasferire il possesso, requisito fondamentale per l'accessione del possesso.
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Conflitto di interessi: Cassazione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due eredi contro l'annullamento di un contratto di locazione. Il contratto era stato stipulato dal rappresentante di una società con il proprio padre, configurando un palese conflitto di interessi. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso proceduralmente viziati, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano annullato l'atto e ordinato il rilascio dell'immobile.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una causa per violazione delle distanze tra costruzioni, il giudice deve applicare d'ufficio tutte le normative pertinenti, inclusi i regolamenti locali e il D.M. 1444/1968, senza che la parte debba formulare domande distinte. La nozione di 'costruzione' del Codice Civile, che include i balconi non meramente ornamentali, prevale su eventuali definizioni più restrittive dei regolamenti comunali. Il caso riguardava dei balconi costruiti a distanza irregolare.
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Azione di spoglio: legittimazione dell’acquirente
Con l'ordinanza n. 5077/2025, la Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'azione di spoglio. Si stabilisce che chi acquista un immobile non può intentare causa per uno spoglio avvenuto prima della vendita, se il venditore aveva già perso il possesso e l'acquirente non ha mai acquisito il controllo di fatto del bene. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata per "motivazione apparente", poiché non ha spiegato adeguatamente le ragioni della legittimazione ad agire dell'acquirente.
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Competenza tribunale ordinario per alveo abbandonato
L'ordinanza stabilisce la competenza del tribunale ordinario in una controversia sulla proprietà di terreni un tempo parte di un alveo fluviale, ma da decenni abbandonato dalle acque. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in assenza di uno scorrimento d'acqua attuale e della necessità di regolare il flusso, la questione è puramente proprietaria e non rientra nella giurisdizione specializzata del Tribunale regionale delle acque pubbliche.
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Canone enfiteutico: estinzione e frazionamento
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di estinzione del canone enfiteutico. In un caso riguardante un vasto terreno concesso in enfiteusi nel 1928 con un canone unico e successivamente frazionato in lotti, la Corte ha chiarito che, ai fini dell'estinzione prevista dalla Legge n. 16/1974, non si deve considerare il canone originario dell'intero fondo, ma il valore del canone riferibile a ogni singolo lotto al momento dell'entrata in vigore della legge. Se tale valore è inferiore a 1.000 lire annue, il rapporto si estingue. La sentenza sottolinea che il frazionamento del terreno comporta una divisione proporzionale del canone, indipendentemente da un formale assenso per ogni singola divisione, basandosi sullo stato di fatto e di diritto esistente.
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Servitù di veduta: quando un balcone è illegale
Un proprietario ha ampliato il proprio balcone fino al muro di confine, trasformandolo in un parapetto per affacciarsi sulla proprietà vicina. Il vicino ha contestato la creazione di una servitù di veduta illegale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'opera, ordinandone la rimozione. La Corte ha stabilito che la trasformazione di un muro divisorio in un parapetto che consente un affaccio comodo e sicuro sulla proprietà altrui costituisce una violazione delle norme sulle distanze e crea una servitù di veduta non consentita.
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Responsabilità custode: Ente paga per incendio
Un proprietario terriero ha subito ingenti danni al proprio uliveto a causa di un incendio propagatosi da un fondo demaniale adiacente, lasciato in stato di abbandono. La Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado, affermando la piena responsabilità del custode, ovvero dell'ente pubblico proprietario. La decisione sottolinea che l'ente non perde mai il suo ruolo di custode, neppure durante una concessione, e ne diventa l'unico responsabile alla sua estinzione, dovendo risarcire i danni causati dalla cattiva manutenzione del fondo.
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Opposizione tardiva: quando la conoscenza vale notifica
Una sentenza della Corte d'Appello di Bologna chiarisce i presupposti per l'opposizione tardiva a decreto ingiuntivo. Il caso riguardava degli eredi che si opponevano a un decreto notificato irregolarmente al loro dante causa anni prima. La Corte ha respinto l'appello, stabilendo che la conoscenza dell'esistenza del decreto, acquisita anche tramite una semplice diffida, fa decorrere il termine perentorio per l'impugnazione. L'irregolarità della notifica originaria diventa quindi irrilevante se la parte ha comunque saputo del provvedimento e non ha agito tempestivamente.
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Accessio possessionis: come provare il possesso
Un'azienda, dopo aver acquistato un albergo tramite asta giudiziaria, ha citato in giudizio i precedenti proprietari per ottenere la reintegrazione nel possesso di un'area adibita a parcheggio. Il Tribunale ha respinto il ricorso, stabilendo che il nuovo proprietario non ha fornito la prova di un possesso effettivo e concreto sull'area nel periodo tra l'acquisto e la presunta turbativa. La sentenza chiarisce che il principio dell'accessio possessionis non è sufficiente per le azioni possessorie se non è accompagnato dalla prova dell'effettiva immissione in possesso.
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