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Art. 114 Testo Unico della Finanza

6 provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: nessun raddoppio di tasse
Un Istituto di Credito ha impugnato la sanzione amministrativa di settantamila euro inflitta dall'Autorità di Vigilanza per violazione delle norme sulla comunicazione al mercato. Successivamente, l'istituto ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'Autorità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica la condanna alle spese e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato. Quest'ultimo obbligo, infatti, ha natura sanzionatoria e si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, escludendo qualsiasi interpretazione analogica o estensiva a ipotesi diverse come l'estinzione consensuale.
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Eterodirezione societaria: sanzioni e trasparenza
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria a una società per aver omesso di dichiarare l'eterodirezione societaria esercitata dalla sua controllante. La sentenza chiarisce che il termine per la contestazione dell'illecito decorre solo dal pieno accertamento dei fatti da parte dell'Autorità e che la violazione sussiste anche in assenza di un danno economico concreto, privilegiando la trasparenza del mercato.
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Bancarotta semplice e diritto di difesa: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di due amministratori di una storica società, inizialmente accusati di bancarotta fraudolenta per una complessa operazione immobiliare. La Corte d'Appello aveva riqualificato il reato in bancarotta semplice per operazioni imprudenti, dichiarandolo prescritto ma confermando le statuizioni civili. La Cassazione, investita dei ricorsi degli imputati che lamentavano la violazione del diritto di difesa per la modifica dell'accusa, ha rigettato i ricorsi penali. Ha stabilito che la bancarotta semplice costituisce un 'minus' rispetto a quella fraudolenta, non un fatto diverso, e che il tema era già stato introdotto nel processo. Inoltre, a seguito della revoca della costituzione di parte civile, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza per gli effetti civili.
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Pagamenti termini d’uso: l’esenzione dalla revocatoria
Una procedura di amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria contro un'agenzia di marketing per recuperare due pagamenti effettuati da un'impresa prima della dichiarazione di insolvenza. Il Tribunale ha respinto la domanda, applicando l'esenzione prevista per i pagamenti termini d'uso. La decisione sottolinea che, in assenza di una prassi consolidata a causa di un rapporto commerciale recente, le condizioni contrattuali pattuite diventano il parametro di riferimento per valutare la normalità delle transazioni, escludendole dalla revocatoria.
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Termini d’uso: pagamenti salvi dalla revocatoria
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto la revoca dei pagamenti dei canoni di locazione effettuati a favore del locatore prima della dichiarazione di insolvenza. Il Tribunale ha respinto la domanda, stabilendo che i pagamenti, sebbene avvenuti con un leggero e costante ritardo rispetto alle scadenze contrattuali, rientravano nei 'termini d'uso' consolidatisi tra le parti. Questa prassi commerciale prevale sul contratto, rendendo i pagamenti non soggetti a revocatoria fallimentare.
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Revocatoria pagamenti: quando la prassi salva i canoni
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto la revocatoria dei pagamenti dei canoni di locazione effettuati a favore della società locatrice nel cosiddetto 'periodo sospetto'. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo che i pagamenti, sebbene avvenuti con un leggero ritardo rispetto alle scadenze contrattuali, erano esenti da revocatoria. La decisione si basa sulla dimostrazione di una prassi consolidata e tollerata tra le parti, che ha reso tali pagamenti conformi ai 'termini d'uso' previsti dalla legge fallimentare, assorbendo la questione della conoscenza dello stato di insolvenza.
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