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Art. 114 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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215 provvedimenti

Altri anni per Art. 114 Codice Penale

Concorso di persone nel reato: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per aver partecipato a una frode insieme alla coniuge. La sentenza ribadisce i criteri per definire il concorso di persone nel reato, sottolineando che qualsiasi contributo causalmente efficace è sufficiente a integrare la fattispecie. Vengono inoltre chiariti aspetti procedurali sull'inammissibilità del ricorso per genericità e sui termini a comparire in appello dopo la Riforma Cartabia.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
Con un'ordinanza, la Corte di Cassazione ha disposto la correzione di un errore materiale contenuto nel dispositivo di una precedente sentenza. L'errore consisteva nell'aver qualificato come 'aggravante' una circostanza che, per legge (art. 114 c.p.), è in realtà una 'attenuante'. La Corte ha accolto l'istanza della difesa, ripristinando la corretta terminologia giuridica senza alterare la sostanza della decisione, evidenziando l'importanza della precisione formale negli atti giudiziari.
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Aggravante metodo mafioso: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per tentata estorsione pluriaggravata, tra cui spicca l'aggravante del metodo mafioso. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'aggravante si configura quando le modalità esecutive evocano la forza intimidatrice tipica delle associazioni mafiose, anche senza un collegamento diretto. I ricorsi sono stati ritenuti inammissibili perché in parte riproponevano le stesse censure già respinte in appello e in parte sollevavano questioni nuove, non consentite in sede di legittimità.
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Rapina impropria: quando il furto diventa rapina
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di furto di un orologio di lusso, chiarendo la distinzione tra furto con strappo e rapina impropria. La sentenza conferma che l'uso di violenza, anche minima come una manata, immediatamente dopo la sottrazione per assicurarsi la fuga, qualifica il reato come rapina impropria. Viene inoltre analizzata la responsabilità penale di tutti i concorrenti, inclusi coloro che hanno fornito un supporto logistico come il noleggio di un'auto, ritenendo i loro contributi essenziali alla riuscita del piano criminale. La Corte dichiara inammissibili i ricorsi, consolidando i principi sulla valutazione della prova e sulla responsabilità in concorso nel reato.
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Amministratore di diritto: la responsabilità penale
La Cassazione conferma la condanna per truffa aggravata all'amministratore di diritto di una società, ribaltando l'assoluzione iniziale. La Corte ha ritenuto provata la sua consapevolezza del meccanismo fraudolento, nonostante il suo ruolo di mero prestanome, applicando il principio della motivazione rafforzata. La responsabilità penale dell'amministratore di diritto sussiste anche per omesso controllo.
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Reformatio in peius: Cassazione annulla condanna
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di diversi ricorsi contro una condanna per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, confermando le condanne. Tuttavia, ha accolto il ricorso di un'imputata, annullando la sua condanna con rinvio, a causa della violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte d'Appello aveva infatti aggravato la pena sulla base di un'impugnazione del Pubblico Ministero che partiva da un presupposto errato circa le aggravanti applicate in primo grado.
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Concorso di persone: Cassazione e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati in appello per rapina e altri reati. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione non può consistere in una nuova valutazione delle prove, ma solo in un controllo di legittimità. Viene inoltre sottolineata la netta distinzione tra il concorso di persone nel reato, che implica un contributo causale all'azione criminosa, e la mera connivenza non punibile.
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Concordato in appello: la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'appello che, dopo aver rigettato una proposta di 'concordato in appello', aveva deciso la causa senza consentire alle parti la discussione nel merito. Secondo la Suprema Corte, questa prassi viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, come sancito dall'art. 599-bis del codice di procedura penale. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata per due dei tre ricorrenti, con rinvio degli atti alla Corte d'appello per un nuovo giudizio. Il ricorso del terzo imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di estorsione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione conferma la condanna per il reato di estorsione a carico di due persone. La Corte ha rigettato i ricorsi, specificando che la pretesa economica illecita non può essere qualificata come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Ha inoltre chiarito l'inammissibilità di questioni nuove sollevate per la prima volta in Cassazione e i limiti del divieto di 'reformatio in peius' nella determinazione della pena.
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Rapina impropria e concorso: la Cassazione chiarisce
Due individui, condannati per rapina impropria aggravata per aver usato violenza contro un custode al fine di fuggire dopo un furto d'auto, ricorrono in Cassazione. La Corte rigetta i ricorsi, confermando la condanna. Viene chiarito che anche una violenza 'contenuta' è sufficiente per configurare il reato e che, in caso di concorso di più persone, non è applicabile l'attenuante della minima partecipazione al fatto.
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Concorso in estorsione: quando la presenza è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25778/2025, ha confermato la condanna per concorso in estorsione aggravata di un soggetto la cui partecipazione si era limitata alla presenza in due episodi chiave. La Corte ha chiarito che anche un contributo apparentemente passivo può essere penalmente rilevante se si inserisce in un piano criminoso unitario, rafforzando la forza intimidatrice degli altri correi. Viene inoltre esclusa l'applicabilità dell'attenuante della minima partecipazione in presenza di specifiche aggravanti e si definiscono i contorni del 'metodo mafioso', che può sussistere anche senza minacce esplicite.
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Calcolo pena errato: annullamento con rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di condanna per rapina, confermando la colpevolezza degli imputati ma rinviando alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo pena. È stato riscontrato un errore nel bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti, che ha reso illegittima la sanzione finale inflitta. La Corte ha chiarito che, in caso di discrepanza tra dispositivo e motivazione, è necessario un nuovo esame di merito per determinare la corretta pena.
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Riconoscimento fotografico: prova atipica in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per rapina aggravata basata su un riconoscimento fotografico, anche se non certo al 100%. La Corte chiarisce che tale identificazione costituisce una prova atipica, la cui validità dipende dalla presenza di altri elementi di conferma. La sentenza viene parzialmente annullata solo per un reato di lesioni, estinto per prescrizione.
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Concorso in estorsione: l’intermediario rischia?
La Cassazione chiarisce i confini del concorso in estorsione, dichiarando inammissibili i ricorsi di tre imputati. La sentenza analizza il ruolo dell'intermediario nella trattativa per la restituzione di un bene rubato, affermando che la sua condotta è punibile a meno che non sia mossa unicamente da solidarietà umana. Confermato il ruolo decisivo delle intercettazioni e l'aggravante della presenza di più persone.
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Prescrizione del reato: Cassazione e corruzione
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di corruzione e associazione per delinquere legato ad appalti di una amministrazione militare. La sentenza annulla diverse condanne per intervenuta prescrizione del reato, a seguito della riqualificazione di alcune fattispecie. In particolare, la Corte ha distinto tra corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e corruzione per l'esercizio della funzione, evidenziando come la mancanza di prova di un nesso diretto tra il pagamento e uno specifico atto illecito porti alla fattispecie meno grave, con termini di prescrizione più brevi. La decisione sottolinea anche l'impossibilità di configurare il favoreggiamento reale verso un'associazione criminale mentre questa è ancora operativa.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per sequestro di persona e rapina. La sentenza chiarisce i limiti del vizio di travisamento della prova, i criteri per l'applicazione dell'attenuante del contributo minimo e l'inapplicabilità della sentenza sulla lieve entità della rapina nel contesto del reato continuato. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati, confermando la condanna.
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Titolare Postepay truffa: la responsabilità penale
Un uomo è stato condannato in via definitiva per concorso in truffa continuata. La sua carta prepagata era stata utilizzata per ricevere i proventi illeciti di due truffe online. Inutile la sua difesa basata su una presunta fragilità psicologica e sull'estraneità ai fatti. La Cassazione ha confermato che essere il titolare della Postepay su cui viene accreditato il profitto di una truffa costituisce un grave indizio di colpevolezza e fonda la responsabilità per concorso nel reato, salvo prova contraria.
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Deposito appello penale: vale il luogo di invio
La Corte di Cassazione ha chiarito che, anche durante la vigenza della normativa emergenziale Covid, il deposito appello penale effettuato presso la cancelleria di un tribunale diverso da quello che ha emesso la sentenza è da considerarsi tempestivo se avvenuto entro i termini. La normativa che introduceva il deposito telematico non ha abrogato le modalità tradizionali. Pertanto, la Corte ha annullato la declaratoria di inammissibilità per tardività emessa dalla Corte d'Appello, rinviando gli atti per il giudizio di merito.
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Concorso in estorsione: l’intermediario rischia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati, condannati in primo e secondo grado per concorso in estorsione. Il caso riguardava il recupero di un veicolo rubato in cambio di denaro. I ricorrenti sostenevano di aver agito per solidarietà verso la vittima, ma la Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito, che hanno ravvisato un chiaro intento estorsivo. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti, specialmente in presenza di una 'doppia conforme' motivata in modo logico e coerente.
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Concorso in estorsione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per concorso in estorsione. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge, e conferma la valutazione di colpevolezza basata sulle dichiarazioni delle vittime, corroborate da intercettazioni e video. Viene inoltre chiarito il ruolo dell'intermediario, che risponde del reato se il suo intervento contribuisce alla pressione sulla vittima.
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