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Art. 114 Codice Penale — Anno 2026

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132 provvedimenti

Altri anni per Art. 114 Codice Penale

Spaccio in coppia: non è un ‘fatto di lieve entità’ se è un business
Una coppia viene condannata per spaccio continuato di cocaina e hashish. Lui riceveva gli ordini e consegnava, lei custodiva e preparava le dosi. In Cassazione, chiedono di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Corte respinge la richiesta. L'attività era stabile, organizzata e serviva numerosi clienti su un vasto territorio. Questi elementi, valutati nel loro insieme, escludono la possibilità di considerare lo spaccio un fatto di lieve entità, confermando la condanna originaria. Anche il ruolo della donna non è stato ritenuto marginale, ma pienamente partecipe all'attività illecita.
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Minima Partecipazione al Reato: Negata se il Ruolo è Decisivo
Una donna, condannata per aver partecipato a delle rapine, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della circostanza attenuante della minima partecipazione al reato. Sosteneva che il suo ruolo fosse stato di scarsa importanza. La Suprema Corte ha respinto la sua richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il suo contributo non era affatto marginale, ma anzi fondamentale per la riuscita dei crimini. La sentenza chiarisce che per ottenere lo sconto di pena, il ruolo deve essere così lieve da risultare trascurabile nell'economia generale del reato. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Droga parlata: la prova nelle intercettazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti e riciclaggio basata sulla cosiddetta droga parlata. Nonostante l'assenza di un sequestro fisico, le intercettazioni hanno fornito prove precise su quantità, prezzi e qualità della cocaina. I giudici hanno respinto i ricorsi degli imputati, confermando che la sinergia operativa e la recidiva giustificano il rigetto delle attenuanti e la severità della pena.
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Truffa online: la responsabilità del titolare carta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa online a carico di un soggetto la cui carta di pagamento era stata utilizzata per ricevere i proventi illeciti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché tendeva a una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. I giudici hanno ribadito che l'intestazione della carta prepagata, in assenza di prove contrarie sull'estraneità del titolare, costituisce un elemento logico sufficiente per fondare la responsabilità penale. Sono state inoltre confermate le scelte del giudice di merito riguardo al diniego della particolare tenuità del fatto e al bilanciamento delle circostanze.
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Correzione errore materiale: rinvio in Cassazione
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di un proprio dispositivo emesso in precedenza. A causa di una svista redazionale, era stata omessa l'indicazione della Corte d'Appello competente quale giudice di rinvio a seguito dell'annullamento parziale della sentenza impugnata. L'annullamento riguardava specificamente l'applicazione dell'attenuante della minima partecipazione al reato. La Corte ha quindi integrato l'atto specificando l'autorità territoriale incaricata del nuovo giudizio.
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Truffa aggravata: attenuante per ruolo minimale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per truffa aggravata, confermando la legittimità del diniego della messa alla prova e delle attenuanti generiche a causa della gravità dei fatti e dei precedenti penali. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio limitatamente al mancato riconoscimento dell'attenuante del contributo minimale (Art. 114 c.p.), rilevando un difetto di motivazione da parte dei giudici di merito su questo specifico punto, fondamentale per definire la truffa aggravata commessa in concorso.
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Riciclaggio: aggravanti e recidiva reiterata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi relativi a una condanna per Riciclaggio derivante dallo smontaggio illecito di un'autovettura. I giudici hanno confermato che l'aggravante dell'esercizio di attività professionale ha natura oggettiva e si estende a tutti i concorrenti. È stata inoltre negata l'attenuante della minima importanza per chi partecipa attivamente alla movimentazione delle parti del veicolo e confermato il divieto di prevalenza delle attenuanti in presenza di recidiva reiterata non estinta da precedenti misure alternative.
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Favoreggiamento aggravato: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi relativi a un'ampia indagine su un sodalizio mafioso. La sentenza chiarisce che il reato di false informazioni al pubblico ministero non è configurabile se le dichiarazioni sono rese alla polizia giudiziaria. In tema di Favoreggiamento aggravato, la Corte ha confermato la responsabilità di chi ha agevolato la latitanza di un boss, sottolineando l'importanza della consapevolezza della caratura criminale del soggetto aiutato. Infine, è stata annullata con rinvio la confisca di una società poiché disposta in assenza di una condanna definitiva dopo la prescrizione del reato presupposto.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diversi soggetti accusati di aver costituito un'organizzazione stabile dedita alla coltivazione e vendita di marijuana. Il caso nasce dal ritrovamento di una piantagione di oltre 20.000 piante. La Suprema Corte ha chiarito che la sussistenza di un'Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti richiede un'organizzazione di mezzi e persone che vada oltre il semplice accordo per un singolo reato. È stata inoltre confermata l'aggravante dell'ingente quantità, basata sul numero di piante e sulla media del principio attivo rilevato nei campioni.
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Inammissibilità ricorso: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso presentato da un'imputata condannata per reati penali in appello. La ricorrente lamentava la violazione di legge riguardo alla propria responsabilità e il mancato riconoscimento dell'attenuante della minima partecipazione ex art. 114 c.p. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che le doglianze erano orientate a una rivalutazione dei fatti, già ampiamente accertati tramite tabulati telefonici e testimonianze. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Concorso in rapina: la prova nelle intercettazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in rapina basata su intercettazioni telefoniche e dati di localizzazione delle celle telefoniche. Nonostante le contestazioni della difesa sulla rilevanza degli indizi e sulla spartizione del bottino, i giudici hanno ritenuto logico il nesso tra le conversazioni e l'organizzazione del reato, escludendo l'attenuante del contributo di minima importanza.
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Tentata estorsione aggravata: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di tre imputati. Il caso riguardava pressioni intimidatorie su un imprenditore per ottenere una parte dei profitti derivanti da concessioni demaniali per pontili galleggianti. La Corte ha ritenuto che la condotta evocasse chiaramente la forza di intimidazione delle organizzazioni criminali locali.
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Travisamento della prova: stop al concorso nel furto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto in abitazione a causa di un evidente travisamento della prova. Il giudice di merito aveva erroneamente datato l'uso di una carta rubata, utilizzandola come prova di un accordo preventivo tra i correi. La Suprema Corte ha rilevato che tale errore cronologico mina la logica della sentenza, ordinando un nuovo giudizio per verificare la reale partecipazione dell'imputato.
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Bancarotta fraudolenta documentale: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico di un soggetto che esercitava il ruolo di amministratore di fatto. La decisione chiarisce l'irrilevanza di dimissioni formali se la gestione prosegue e la tempestività necessaria per eccepire vizi procedurali legati alle notifiche.
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Bancarotta fraudolenta e prescrizione: analisi legale
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di bancarotta fraudolenta e prescrizione, dichiarando l'estinzione dei reati ai fini penali ma confermando le responsabilità civili. La vicenda riguardava la distrazione di asset immobiliari verso una società correlata e l'accumulo di ingenti debiti verso l'erario, configurando una operazione di svuotamento societario.
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Recidiva e attenuanti generiche: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto in abitazione. La sentenza approfondisce il diniego di recidiva e attenuanti generiche per chi ha svolto il ruolo di palo, evidenziando come i precedenti penali e la mancata collaborazione nel recupero della refurtiva pesino negativamente sulla determinazione della pena.
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Coltivazione di stupefacenti: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per tre soggetti coinvolti in una vasta coltivazione di stupefacenti in zona rurale. Gli imputati sono stati ritenuti responsabili di produzione illecita di canapa indiana e furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo. La Suprema Corte ha chiarito che il ruolo di vedetta integra il concorso nel reato e che l'uso consapevole di un allaccio elettrico illegale configura il furto aggravato, anche se la manomissione materiale è stata compiuta da terzi.
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Reato continuato: criteri per il calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato coinvolto in episodi di furto aggravato, rigettando il ricorso per inammissibilità. Al centro della pronuncia vi è l'analisi del reato continuato, con particolare attenzione alla necessità di motivare analiticamente gli aumenti di pena per i reati satellite, anche attraverso il raggruppamento per categorie omogenee.
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Concorso nel furto: la responsabilità del palo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso nel furto pluriaggravato a carico di un soggetto che aveva svolto il ruolo di palo. Il ricorrente contestava la mancata applicazione dell'attenuante per la minima partecipazione al reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la funzione di vedetta non è considerata un contributo di scarsa rilevanza, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibilità
Una persona condannata per truffa ha presentato un ricorso per cassazione personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che la legge richiede obbligatoriamente la firma di un avvocato cassazionista per questo tipo di impugnazione, distinguendo tra il diritto a impugnare e le modalità tecniche per farlo.
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