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Art. 114 Codice Penale — Anno 2023

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233 provvedimenti

Altri anni per Art. 114 Codice Penale

Furto aggravato: la vetrina non è cosa esposta a fede pubblica
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una condanna per tentato furto aggravato, stabilendo un importante principio di diritto. L'aggravante della cosa esposta a pubblica fede (art. 625, n. 7, c.p.) si applica solo agli oggetti del furto, non agli ostacoli, come una vetrina, che vengono danneggiati per commettere il reato. In questo caso, i beni da rubare erano all'interno del negozio, mentre la vetrina era solo un mezzo per accedervi. Tale violenza configura l'aggravante della violenza sulle cose (art. 625, n. 2, c.p.), ma non quella erroneamente contestata.
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Concorso in estorsione: il ruolo dell’intermediario
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per estorsione e intestazione fittizia di beni, aggravati dal metodo mafioso. La sentenza chiarisce che anche chi funge da intermediario, pur vantando un'amicizia con la vittima, risponde pienamente di concorso in estorsione se la richiesta proviene da un'organizzazione criminale, in quanto la provenienza stessa della richiesta integra la minaccia. Viene inoltre confermata la difficoltà di ottenere l'attenuante della partecipazione di minima importanza in contesti di criminalità organizzata.
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Metodo mafioso e estorsione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sentenza chiarisce che per configurare l'aggravante non è necessario un legame effettivo con un clan, ma è sufficiente evocare una forza intimidatrice tipica delle associazioni criminali. Inoltre, il reato di estorsione si considera consumato, e non solo tentato, anche quando la consegna del denaro avviene sotto il controllo della polizia, poiché ciò non elimina lo stato di costrizione della vittima.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione fa chiarezza
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di persone condannate per spaccio di droga. La Corte ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90) basandosi sulla durata biennale dell'attività, l'elevato numero di clienti e i notevoli quantitativi di stupefacenti, ritenendo questi elementi 'negativamente assorbenti' e incompatibili con la minore gravità del fatto.
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Furto infrastrutture energetiche: l’aggravante spiegata
La Corte di Cassazione interviene sul reato di furto di pannelli fotovoltaici, chiarendo i presupposti per l'applicazione dell'aggravante relativa al furto di infrastrutture energetiche. La sentenza annulla una condanna perché la corte d'appello non ha verificato se le società vittime, pur operando nel settore energetico, gestissero un servizio pubblico in regime di concessione, requisito soggettivo indispensabile per la configurabilità di tale aggravante.
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Violenza privata e ruolo essenziale: Cassazione chiarisce
Un caso di violenza privata arriva in Cassazione. L'imputato, conducente dell'auto usata per bloccare un furgone, chiede l'attenuante per minima partecipazione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il ruolo del guidatore è stato essenziale e non marginale, escludendo così qualsiasi sconto di pena. La sentenza chiarisce anche che la violenza privata aggravata dalla presenza di più persone è procedibile d'ufficio.
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Divieto di reformatio in peius: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per reati gravi come estorsione e rapina, aggravati dal metodo mafioso. Mentre la maggior parte dei ricorsi è stata dichiarata inammissibile per genericità, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza per un imputato a causa della violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte d'Appello, infatti, aveva applicato un aumento di pena per la continuazione superiore a quello deciso in primo grado, peggiorando così la sua posizione in violazione di un principio fondamentale del processo penale.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: limiti e motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso in Cassazione inammissibile presentato da tre imputati condannati per rapina e lesioni. I motivi includono la contestazione dei fatti, la richiesta di attenuanti per il ruolo di 'palo' e la genericità dei motivi d'appello, confermando le sentenze precedenti.
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Minima partecipazione al reato: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'imputato chiedeva l'attenuante della minima partecipazione per aver svolto il ruolo di 'palo'. La Corte ha ribadito che tale ruolo è essenziale e non marginale, escludendo l'applicazione dell'attenuante e confermando la decisione della Corte d'Appello di Bologna.
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Estorsione lavorativa: minaccia di licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione lavorativa a carico di alcuni amministratori di punti vendita. Essi costringevano i dipendenti, con la minaccia di licenziamento, ad accettare retribuzioni inferiori a quelle risultanti in busta paga. La Corte ha stabilito che tale condotta, attuata durante il rapporto di lavoro, integra il reato di estorsione. Ha inoltre chiarito che una precedente sentenza del giudice del lavoro, che escludeva il danno patrimoniale, non impedisce la condanna in sede penale per il risarcimento del danno morale.
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Motivazione Appello: integrazione e limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4207/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una condanna per contrabbando, affrontando un tema cruciale sulla motivazione appello. La Corte ha stabilito che l'imputato non può lamentare in Cassazione l'integrazione della motivazione da parte del giudice d'appello se non ha sollevato la specifica censura di carenza motivazionale nel proprio atto di gravame. La sentenza ribadisce anche i principi sulla non applicabilità d'ufficio delle attenuanti generiche e sulla definizione di partecipazione di minima importanza al reato.
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Amministratore di fatto: responsabilità penale e prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un amministratore di fatto per omessa dichiarazione fiscale. La Corte stabilisce che l'esercizio continuo e significativo di poteri gestionali è sufficiente a fondare tale ruolo e la conseguente responsabilità penale, respingendo i motivi di ricorso relativi a vizi procedurali e alla richiesta di attenuanti.
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Minima partecipazione: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte sottolinea che un motivo di appello generico non può essere sanato in Cassazione e ribadisce i rigorosi criteri per il riconoscimento dell'attenuante della minima partecipazione al reato.
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