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art. 111-ter legge fallimentare

5 provvedimenti

Crediti prededucibili e ipotecari: Banca vince sul Professionista
Una professionista, con un credito prededucibile verso una società fallita, si oppone al piano di riparto. Il piano escludeva il suo pagamento dal ricavato della vendita di un immobile ipotecato a favore di una banca. La professionista sosteneva che il suo credito dovesse essere pagato prima di tutti, anche prima del credito ipotecario della banca. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo la gerarchia tra crediti prededucibili e ipotecari. Il creditore ipotecario prevale sul ricavato del bene specifico, ma solo sulla somma netta, calcolata dopo aver sottratto i costi specifici di gestione e vendita del bene e una quota delle spese generali della procedura. La banca, quindi, viene pagata per prima dal ricavato dell'immobile.
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Credito Prededucibile: Professionista Perde Contro la Banca Ipotecaria
Un professionista, il cui compenso per aver assistito un'azienda in concordato preventivo costituiva un credito prededucibile, ha chiesto di essere pagato con il ricavato della vendita di un immobile ipotecato. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. Ha stabilito che i fondi ottenuti dalla vendita di un bene specifico, come quello ipotecato, devono prima soddisfare il creditore garantito. Il credito prededucibile del professionista, essendo una spesa generale della procedura, non può intaccare la somma destinata al creditore ipotecario. Vince quindi il creditore con la garanzia specifica sull'immobile.
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Spese Prededucibili: la Banca paga il conto del Fallimento
Un istituto di credito, titolare di un credito fondiario, incassa una somma da un'esecuzione immobiliare individuale. Tuttavia, il fallimento della società debitrice chiede la restituzione di una parte di tale somma per coprire le spese della procedura. La Cassazione chiarisce le regole sull'imputazione spese prededucibili, stabilendo che anche il creditore ipotecario deve contribuire. Il ricavato della vendita del bene in garanzia deve coprire prima i costi specifici e una quota dei costi generali del fallimento. Poiché non c'erano altri beni, il creditore ha dovuto sostenere l'intero carico delle spese, vedendo respinto il proprio ricorso.
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Pagamento IMU fallimento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento, il pagamento dell'IMU (precedentemente ICI) non è limitato al prezzo ricavato dalla vendita del singolo immobile. Se il decreto di trasferimento della proprietà è successivo al 1° gennaio 2007, si applica la normativa che qualifica il tributo come debito prededucibile dell'intera massa fallimentare, da saldare per intero. La data di dichiarazione del fallimento è irrilevante; conta il momento in cui sorge l'obbligo di versamento, cioè il trasferimento del bene. La Corte ha quindi respinto il ricorso del curatore fallimentare che aveva versato un importo pari al solo ricavato della vendita, confermando la pretesa del Comune per l'intera imposta maturata.
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Crediti prededucibili: il termine per l’insinuazione
Un Comune ha presentato con 11 mesi di ritardo una domanda di insinuazione per crediti prededucibili (sanzioni e interessi IMU) verso una società in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che, sebbene non esista un termine fisso, il creditore deve agire in un tempo ragionevole. Un ritardo ingiustificato viene considerato 'colpevole' e comporta l'inammissibilità della richiesta, la cui valutazione spetta al giudice di merito.
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