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Art. 111 L.F.

33 provvedimenti

Prededuzione crediti professionali: no se manca l’ammissione
Un Avvocato ha chiesto il riconoscimento della prededuzione crediti professionali per l'assistenza resa a una società nella presentazione della domanda di concordato preventivo, poi seguita dal fallimento. Il Tribunale ha ammesso il credito al passivo ma ha negato il rango prededucibile. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione rivendicando la funzionalità della sua prestazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prededuzione crediti professionali nel consecutivo fallimento spetta solo se l'attività ha preservato il patrimonio aziendale e a patto che la proposta concordataria sia stata ammessa ex art. 163 Legge Fallimentare. Nel caso di specie, la domanda di concordato non ha superato il vaglio di ammissibilità. La curatela fallimentare ha quindi prevalso e il professionista è stato condannato al raddoppio del contributo unificato.
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Eccezione di inadempimento del professionista: no al compenso
Un avvocato ha chiesto di essere pagato dal fallimento di una società per l'assistenza fornita nella presentazione di una domanda di concordato preventivo, successivamente dichiarata inammissibile. La curatela fallimentare si è opposta al pagamento sollevando l'eccezione di inadempimento del professionista, poiché la proposta redatta violava palesemente le norme di legge inderogabili. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda del legale. I giudici hanno stabilito che l'eccezione di inadempimento del professionista trova piena applicazione quando l'attività difensiva o consulenziale risulta del tutto inidonea a tutelare il cliente e priva della diligenza qualificata richiesta. Di conseguenza, il credito per il compenso professionale è stato integralmente escluso dal passivo fallimentare e il legale è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Dichiarazione integrativa IVA fallimento: quando spetta il credito
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda in fallimento il recupero di un credito esposto tramite una dichiarazione integrativa IVA fallimento. Il Curatore aveva versato l'imposta relativa a vendite antecedenti al fallimento ma incassate successivamente, ritenendo che il debito fosse concorsuale. Successivamente, aveva presentato la nuova dichiarazione per far emergere un credito d'imposta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che la natura concorsuale del debito non trasforma automaticamente l'IVA già versata in un credito rimborsabile. Per utilizzare la dichiarazione integrativa IVA fallimento, la curatela deve dimostrare l'effettiva sussistenza di un errore o i presupposti concreti del credito. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza favorevole al fallimento, rinviando la causa per un nuovo esame sulla prova del credito.
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Affitto d’azienda e fallimento: no alla prededuzione senza bene
Una società concedente ha dato in affitto un'azienda alberghiera a una società poi fallita. A causa dei mancati pagamenti dei canoni, la concedente ha avviato un giudizio di risoluzione per inadempimento. Successivamente, l'affittuaria ha ceduto l'azienda a un terzo ed è fallita. La concedente ha chiesto al giudice fallimentare la risoluzione del contratto, i canoni insoluti e la prededuzione per i canoni maturati dopo il fallimento. La Corte di Cassazione ha stabilito importanti principi sul tema di affitto d'azienda e fallimento. Il giudice concorsuale deve pronunciarsi sulla domanda di risoluzione presentata prima del fallimento, poiché l'eventuale scioglimento retroattivo incide sulla natura dei crediti. Inoltre, la Corte ha chiarito che non si possono addebitare alla procedura fallimentare canoni in prededuzione se il Fallimento non ha mai acquisito la disponibilità materiale dell'azienda, ceduta a terzi prima della dichiarazione d'insolvenza.
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Privilegio ipotecario: la banca perde la garanzia nel fallimento
Una banca concedeva un mutuo edilizio a un costruttore, poi frazionato in venti quote con relativo frazionamento dell'ipoteca sulle singole unità immobiliari. A seguito del fallimento del debitore, la banca chiedeva l'ammissione al passivo per il credito residuo di sette mutui rimasti insoluti, rivendicando il privilegio ipotecario su sette appartamenti. Il Tribunale respingeva la richiesta di prelazione, ammettendo il credito solo in via chirografaria, poiché la banca non aveva dimostrato il collegamento specifico tra i mutui insoluti e i singoli immobili gravati da ipoteca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, confermando che spetta al creditore l'onere di descrivere e individuare con precisione i beni su cui grava la garanzia al momento dell'insinuazione al passivo.
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Credito prededucibile: tutela solo per la produzione essenziale
Una piccola impresa ha richiesto il riconoscimento del credito prededucibile per intero per le prestazioni di manutenzione svolte presso uno stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione solo per i lavori eseguiti nell'area dell'acciaieria (primo acciaio), escludendo le altre aree. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della piccola impresa, confermando che la nozione di impianto produttivo essenziale va interpretata in senso restrittivo. Di conseguenza, solo le prestazioni strettamente necessarie alla produzione primaria dell'acciaio danno diritto al credito prededucibile, mentre le attività di manutenzione su impianti di lavorazione successiva o aree accessorie generano un semplice credito chirografario.
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Prededuzione dei crediti: trasporti salvi anche fuori fabbrica
Un'impresa di trasporti ha proposto opposizione allo stato passivo di una grande azienda siderurgica in amministrazione straordinaria, chiedendo il riconoscimento della prededuzione dei crediti per i servizi di trasporto effettuati. Il Tribunale aveva escluso tale priorità, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti all'estero non rientrasse direttamente nel ciclo produttivo dell'acciaio dello stabilimento principale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa di trasporti. I giudici hanno chiarito che la legge riconosce la prededuzione dei crediti a tutte le imprese di autotrasporto che garantiscono la funzionalità complessiva degli impianti dell'azienda strategica, a prescindere dal singolo stabilimento o dalla specifica fase produttiva. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Crediti prededucibili: l’autocertificazione non basta
Una società di trasporti ha chiesto l'ammissione al passivo dell'amministrazione straordinaria di un'acciaieria strategica nazionale, pretendendo il rango di crediti prededucibili per le prestazioni di trasporto effettuate. Il Tribunale ha negato la prededuzione, ammettendo il credito solo in chirografo, poiché la società non ha provato di essere una piccola o media impresa (PMI) e non ha dimostrato l'inerzia strategica dei trasporti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della creditrice, confermando che la semplice autocertificazione non basta a dimostrare la qualifica di PMI ai fini della prededuzione. Inoltre, il principio di non contestazione non vincola il giudice delegato nella verifica del passivo.
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Prededucibilità del credito del professionista: quando si perde
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per ottenere il pagamento delle sue prestazioni di assistenza legale e redazione del piano di concordato. Il professionista pretendeva la prededucibilità del credito del professionista, ossia il pagamento prioritario rispetto agli altri creditori. Il Tribunale ha rigettato la richiesta a causa del lungo tempo trascorso tra la domanda di concordato e il fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prededucibilità del credito del professionista non spetta se la procedura di concordato preventivo non è stata effettivamente aperta ma dichiarata inammissibile all'origine. Inoltre, la presenza di un dissesto irreversibile già prima della domanda configura un vizio originario che esclude qualsiasi utilità della prestazione per i creditori.
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Indennità supplementare: spetta anche senza disoccupazione
Una dirigente di un'azienda di trasporti aerei in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ammissione al passivo per un'indennità supplementare di circa 89.000 euro, dovuta a seguito del licenziamento per crisi aziendale. Il Tribunale ha accolto la richiesta in prededuzione (pagamento prioritario). L'azienda ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che l'indennità non fosse dovuta in assenza di prova dello stato di disoccupazione e che non avesse natura prededucibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'indennità supplementare spetta al dirigente licenziato per crisi oggettiva senza necessità di provare la disoccupazione. Inoltre, trattandosi di un rapporto proseguito dopo l'apertura della procedura, il credito va pagato in prededuzione poiché funzionale alla continuazione dell'attività d'impresa.
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Prededucibilità del credito del professionista: scontro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un professionista contro il fallimento di una società, avente ad oggetto la prededucibilità del credito del professionista per l'attività svolta in vista dell'accesso al concordato preventivo. Poiché la questione è oggetto di un contrasto interpretativo, la prima sezione civile ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. Il giudizio è stato sospeso in attesa della decisione delle Sezioni Unite, che dovranno stabilire se tali crediti professionali debbano essere pagati con precedenza assoluta rispetto agli altri debiti dell'impresa fallita.
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Impugnazione del credito ammesso: no al cambio di rango
I Garanti di una società costruttrice fallita pagano la Compagnia Assicurativa che aveva garantito gli oneri di urbanizzazione verso il Comune. La Compagnia si insinua al passivo come creditore chirografario. I Garanti, ritenendosi surrogati nei diritti della Compagnia, propongono un'impugnazione del credito ammesso chiedendo che tale credito sia riqualificato come prededucibile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei Garanti. La Corte stabilisce che l'impugnazione del credito ammesso ex art. 98 l.f. può essere utilizzata esclusivamente per escludere o declassare il credito altrui, e non per migliorarne la collocazione o il rango a proprio vantaggio. Di conseguenza, i Garanti perdono la causa e restano creditori chirografari ordinari.
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Mutuo dissenso: niente restituzione automatica dell’acconto
Due società, successivamente fallite, avevano stipulato una compravendita immobiliare con versamento di un acconto. Successivamente, i rispettivi curatori hanno firmato un accordo di mutuo dissenso per sciogliere la vendita. Il fallimento dell'acquirente ha chiesto la restituzione dell'acconto in prededuzione. Il Tribunale ha accolto la richiesta ritenendo l'obbligo restitutorio un effetto automatico dello scioglimento. La Cassazione ha accolto il ricorso del fallimento venditore, stabilendo che il mutuo dissenso opera solo per il futuro (ex nunc) e non produce restituzioni automatiche, a meno che non siano espressamente pattuite dalle parti. La causa è stata rinviata per verificare il contenuto dell'accordo.
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Prededuzione crediti PMI: sì all’acciaio, no alle lavorazioni
Una piccola impresa creditrice ha impugnato la decisione del Tribunale che ammetteva solo parzialmente in prededuzione il proprio credito verso un'acciaieria in amministrazione straordinaria. La società pretendeva la prededuzione per l'intero importo delle prestazioni fornite. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prededuzione crediti PMI per gli stabilimenti strategici nazionali è una misura eccezionale. Essa si applica esclusivamente alle prestazioni strettamente necessarie alla continuità degli impianti produttivi essenziali, ossia alla fase di produzione del primo acciaio (fino alla bramma). Le attività di successiva lavorazione e finitura dei prodotti non rientrano in questa tutela speciale e vanno collocate tra i crediti ordinari (chirografari).
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Eccezione d’inadempimento e onere della prova legale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso relativo all'ammissione al passivo di crediti professionali vantati da due avvocati per attività svolte in favore di una società poi fallita. Il Tribunale aveva inizialmente ammesso i crediti escludendo la prededuzione, rigettando l'eccezione d'inadempimento sollevata dalla curatela per mancanza di una prova evidente della partecipazione dei legali a un progetto fraudolento. La Suprema Corte ha cassato la decisione, stabilendo che, a fronte di una contestazione sull'operato professionale, spetta al prestatore d'opera dimostrare l'esatto adempimento, mentre il fallimento deve solo allegare l'altrui negligenza secondo i canoni ordinari della responsabilità contrattuale.
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**Prededucibilità**: stop ai compensi per negligenza
La Corte ha negato la Prededucibilità dei crediti a professionisti che hanno avallato un piano di concordato incompleto, omettendo di segnalare rimborsi illeciti ai soci. La negligenza professionale esclude il diritto al compenso prioritario.
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Prededuzione: limiti ai compensi professionali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due professionisti che chiedevano il riconoscimento della prededuzione per i compensi maturati durante un concordato preventivo poi fallito. La decisione chiarisce che la prededuzione non spetta automaticamente per il solo fatto di aver assistito l'impresa, ma richiede che l'attività sia stata funzionale agli interessi dei creditori. Nel caso specifico, il piano di concordato era basato su un credito palesemente inesigibile e contestato, rendendo la proposta inidonea sin dall'inizio. La Corte ha stabilito che, sebbene la valutazione debba essere fatta ex ante, un piano manifestamente irrealizzabile esclude il beneficio della priorità nel pagamento.
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Prededuzione: limiti ai compensi professionali
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prededuzione dei compensi professionali per l'assistenza in un concordato preventivo non è automatica. Nel caso analizzato, due professionisti avevano richiesto il pagamento prioritario per l'attività svolta, ma la procedura era stata revocata a causa di pagamenti non autorizzati e omissioni nel piano, riconducibili alla loro condotta. La Suprema Corte ha chiarito che, se l'attività professionale non è funzionale agli obiettivi della procedura o ne determina il fallimento precoce, il credito non può godere della prededuzione.
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Prededuzione e compensi professionali nel fallimento
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'attività di attestazione di un piano concordatario, invocando la prededuzione. Il Tribunale ha negato tale rango poiché la procedura di concordato era stata dichiarata inammissibile ab origine, mancando quindi il requisito della funzionalità. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della prededuzione in assenza di effettiva apertura della procedura, ma ha accolto il ricorso riguardo al rango privilegiato del credito. La Suprema Corte ha chiarito che il diniego della prededuzione non comporta automaticamente la perdita del privilegio ex art. 2751 bis c.c., distinguendo nettamente tra l'utilità procedurale e l'esistenza del credito professionale.
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Privilegio crediti professionisti: limiti e biennio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che richiedeva il privilegio crediti professionisti per attività stragiudiziale conclusa oltre il biennio precedente la fine del rapporto. La Corte ha inoltre negato la prededuzione per attività giudiziali svolte durante un concordato preventivo senza la necessaria autorizzazione del Giudice Delegato.
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