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art. 111, comma 2, legge fallimentare

7 provvedimenti

Prededuzione credito professionale: quando non spetta in amministrazione straordinaria
Un professionista ha chiesto il riconoscimento di un credito per prestazioni svolte prima dell'apertura dell'amministrazione straordinaria di un'azienda, in particolare per la preparazione della domanda di ammissione a tale procedura. Il Tribunale ha escluso la prededuzione credito professionale, cioè il diritto a essere pagato con priorità, ritenendo che le norme sull'amministrazione straordinaria non prevedano tale privilegio per attività pre-procedura e che non fosse applicabile la legge fallimentare. Il professionista ha poi rinunciato al ricorso in Cassazione, portando all'estinzione del giudizio e alla compensazione delle spese legali.
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Prededucibilità Credito Professionale: Non è Automatica nel Fallimento
Un Professionista ha chiesto la **prededucibilità credito professionale** per l'assistenza fornita a un'Azienda nel presentare la propria istanza di fallimento. Il Tribunale ha negato questa priorità di pagamento, ritenendo che l'attività non fosse strettamente funzionale alla procedura, dato che il fallimento era già stato richiesto da altri. Il Professionista ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la prededucibilità di un credito professionale non è automatica. Richiede invece una valutazione concreta sull'effettiva strumentalità e funzionalità delle prestazioni del professionista rispetto alla procedura fallimentare. Il Tribunale aveva già effettuato tale valutazione, quindi la decisione non poteva essere messa in discussione.
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Prededuzione Credito Professionista: Inammissibilità del Concordato non basta
Un professionista ha chiesto la prededuzione credito professionista per le sue prestazioni, rese per la preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda di concordato è stata però dichiarata inammissibile, portando al fallimento dell'azienda. Il professionista sosteneva che il suo credito dovesse essere pagato con priorità. La Corte di Cassazione, seguendo un precedente delle Sezioni Unite, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il credito del professionista è prededucibile solo se la procedura di concordato preventivo viene effettivamente aperta e non solo presentata. La prestazione deve essere funzionale e contribuire alla conservazione o all'incremento del valore aziendale.
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Credito prededucibile: parcella negata se il concordato fallisce
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del credito prededucibile del professionista che aveva assistito un'azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda era stata dichiarata inammissibile per ben due volte, portando al fallimento della società. Secondo i giudici, la prestazione del professionista non può essere pagata con priorità se non è stata 'funzionale', cioè concretamente utile alla procedura. Poiché il concordato non è mai stato aperto, l'attività svolta non ha prodotto alcun beneficio per la massa dei creditori. Il professionista, inoltre, non ha fornito la prova necessaria a dimostrare il carattere indispensabile della sua opera, che quindi non gode di alcuna preferenza nel riparto delle somme ricavate dal fallimento.
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Credito in prededuzione negato: prestito per spese legali non basta
Uno studio legale finanzia un'imprenditrice, ammessa al concordato preventivo, per coprire le spese della procedura. Successivamente, l'imprenditrice fallisce. Lo studio legale chiede che il suo finanziamento sia riconosciuto come credito in prededuzione, da pagare cioè prima degli altri creditori. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. Secondo i giudici, il prestito era finalizzato a soddisfare un interesse specifico del debitore (proseguire la procedura), non era direttamente strumentale agli scopi della procedura stessa a vantaggio di tutti i creditori. Pertanto, il credito non ha natura prededucibile e viene trattato come un normale credito chirografario.
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Conflitto di interessi nel contratto: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di conflitto di interessi tra due società fallite, legate da rapporti familiari tra gli amministratori. La società locataria, fallita, sosteneva l'annullabilità dei contratti di locazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il solo legame di parentela o un affare svantaggioso non sono sufficienti a dimostrare un conflitto di interessi. È necessaria la prova di un interesse personale incompatibile con quello sociale. Inoltre, ha confermato che l'ex locatario deve corrispondere un'indennità pari al canone fino alla restituzione effettiva dell'immobile, anche dopo il recesso dal contratto.
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Credito in prededuzione: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria (misura antimafia) non mantiene il suo status di credito in prededuzione se l'impresa debitrice entra successivamente in amministrazione straordinaria (procedura per insolvenza). La Corte ha negato l'esistenza di una "consecuzione" tra le due procedure, data la loro diversa natura e finalità, affermando che la prededuzione è una priorità processuale legata alla singola procedura in cui sorge.
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