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Art. 11 L. 689/1981

8 provvedimenti

Maxisanzione per lavoro nero: lo sconto post ispezione non spetta
Gli ispettori del lavoro hanno accertato la presenza di un dipendente non registrato durante un controllo aziendale. L'ente ispettivo ha applicato la maxisanzione per lavoro nero insieme ad altre multe per omessa comunicazione e mancata registrazione sul libro unico. Il datore di lavoro ha assunto regolarmente il dipendente solo dopo l'ispezione e ha chiesto l'applicazione delle sanzioni in misura ridotta. I giudici di merito hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che lo sconto sanzionatorio spetta unicamente a chi regolarizza spontaneamente il personale prima del controllo degli ispettori. L'assunzione successiva alla contestazione non attenua la gravità dell'illecito commesso.
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Tracciabilità dei rifiuti: l’azienda paga le omissioni del MUD
La Provincia ha inflitto pesanti sanzioni amministrative a un'azienda per violazioni sulla tracciabilità dei rifiuti e per la compilazione inesatta e incompleta delle comunicazioni annuali dei residui ambientali. L'impresa ha contestato i provvedimenti sostenendo la complessità del passaggio al registro telematico, la tardività della notifica e la responsabilità esclusiva del consulente esterno. I giudici hanno respinto ogni contestazione aziendale, accertando la piena validità del registro cartaceo in assenza di operatività del sistema elettronico e confermando la legittimità della notifica calcolata dal completamento degli accertamenti. La Suprema Corte ha confermato le sanzioni pecuniarie a carico dell'azienda produttrice, ribadendo la sua responsabilità diretta e inderogabile.
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Somministrazione di alimenti e bevande: artigiani sanzionati
Una società artigiana ha ricevuto una sanzione dal Comune per aver svolto attività di somministrazione di alimenti e bevande senza la necessaria S.C.I.A. La società sosteneva di svolgere solo una semplice attività artigianale di vicinato. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato la presenza di tavoli e il consumo sul posto senza limiti di tempo da parte dei clienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che l'effettivo svolgimento dell'attività prevale sulla qualifica formale. La sanzione è stata quindi confermata e la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Sanzioni per escavazione abusiva: legittime le tariffe aggiornate
Un'azienda e il suo amministratore hanno ricevuto dal Comune un'ordinanza di pagamento per aver estratto sabbia e ghiaia in misura superiore a quanto autorizzato. Gli opponenti contestavano il calcolo della sanzione, basato su tariffe regionali aggiornate successivamente all'inizio degli scavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle sanzioni per escavazione abusiva. I giudici hanno chiarito che l'estrazione abusiva è un illecito permanente, la cui condotta si protrae nel tempo. Di conseguenza, si applicano le tariffe vigenti al momento della cessazione dell'abuso, e l'aggiornamento periodico delle tariffe tramite atti secondari non viola il principio di legalità, poiché la legge primaria definisce chiaramente la condotta vietata e il meccanismo di calcolo.
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Giudicato sanzioni amministrative: limiti e preclusioni
Una società, dopo una condanna definitiva per sanzioni amministrative che includeva la confisca di un'imbarcazione, ha tentato di invalidare la confisca in un nuovo giudizio, adducendo il successivo pagamento della multa e la vendita del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio del giudicato sanzioni amministrative. La sentenza sottolinea che il giudicato copre non solo le questioni discusse, ma anche quelle che si sarebbero potute discutere nel primo processo, precludendo nuove azioni basate su fatti sopravvenuti ma irrilevanti rispetto alla legittimità originaria della sanzione.
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Responsabilità amministratori: doveri e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30233/2023, ha confermato la sanzione irrogata dalla CONSOB a un amministratore senza deleghe di un istituto di credito. La decisione ribadisce la piena responsabilità degli amministratori non esecutivi, i quali hanno il dovere di agire informati, ovvero di attivarsi per vigilare sulla gestione, specialmente in relazione a operazioni strategiche e sistemiche. L'ignoranza dei fatti non costituisce una scusante quando deriva dalla violazione di questo preciso obbligo di vigilanza attiva.
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Abuso di informazioni privilegiate: la prova presuntiva
La Corte di Cassazione conferma la sanzione CONSOB per un caso di abuso di informazioni privilegiate, basata su prove presuntive. La sentenza chiarisce che una catena di indizi gravi, precisi e concordanti, come intensi contatti telefonici e schemi di investimento paralleli, è sufficiente a provare l'illecito, senza violare il divieto di 'presunzione su presunzione'.
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Sanzioni CONSOB: la Cassazione e la legge nel tempo
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di sanzioni CONSOB inflitte a un istituto bancario e ai suoi esponenti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sugli illeciti continuati: una nuova legge più severa si applica solo alla condotta successiva alla sua entrata in vigore, non retroattivamente. Viene invece confermato che il principio della legge più favorevole (favor rei) non si applica automaticamente a queste sanzioni amministrative, che non hanno natura penale.
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