Un'azienda e il suo amministratore hanno ricevuto dal Comune un'ordinanza di pagamento per aver estratto sabbia e ghiaia in misura superiore a quanto autorizzato. Gli opponenti contestavano il calcolo della sanzione, basato su tariffe regionali aggiornate successivamente all'inizio degli scavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle sanzioni per escavazione abusiva. I giudici hanno chiarito che l'estrazione abusiva è un illecito permanente, la cui condotta si protrae nel tempo. Di conseguenza, si applicano le tariffe vigenti al momento della cessazione dell'abuso, e l'aggiornamento periodico delle tariffe tramite atti secondari non viola il principio di legalità, poiché la legge primaria definisce chiaramente la condotta vietata e il meccanismo di calcolo.
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