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Art. 11 delle preleggi

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75 provvedimenti

Impegno di spesa: quando si applica ai contratti PA
Un professionista ha eseguito un progetto per un Comune in base a una delibera del 1989. Il Comune ha rifiutato il pagamento per la mancanza di un formale impegno di spesa ai sensi del D.L. 66/1989. La Cassazione ha stabilito che, poiché la prestazione è stata eseguita prima dell'entrata in vigore della legge, le sue norme più stringenti non sono applicabili. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione secondo la normativa precedente.
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Litisconsorzio necessario: il terzo pignorato è parte
Un avvocato ha promosso un pignoramento presso terzi contro un ente previdenziale, pignorando somme presso un istituto bancario. L'ente si è opposto e ha vinto nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato tutto. La ragione? L'istituto bancario, in qualità di terzo pignorato, non era mai stato citato in giudizio. La Corte ha ribadito che in questi casi si configura un litisconsorzio necessario, ovvero una situazione in cui tutte e tre le parti (creditore, debitore e terzo pignorato) devono obbligatoriamente partecipare al processo. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per essere celebrata nuovamente con la presenza di tutti i soggetti coinvolti.
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Presunzione evasione fiscale: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22326/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti su capitali esteri. La presunzione evasione fiscale, introdotta nel 2009 per i capitali non dichiarati in paradisi fiscali, ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente a periodi d'imposta precedenti. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente, annullando la decisione di merito che aveva applicato la norma a fatti del 2005-2007. Tuttavia, ha chiarito che l'Amministrazione Finanziaria può comunque utilizzare gli stessi elementi come presunzioni semplici e che il raddoppio dei termini di accertamento resta valido.
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Errore revocatorio: interpretazione vs. errore di fatto
La Cassazione ha chiarito che l'interpretazione del contenuto di una domanda giudiziale non costituisce un errore revocatorio. Nel caso esaminato, un'associazione chiedeva la revoca di una sentenza sostenendo che i giudici avessero ignorato la sua richiesta di rimborso per lavori di ristrutturazione. La Corte ha respinto il ricorso, specificando di non aver ignorato la domanda, ma di averla interpretata come una richiesta di scomputo dal prezzo d'acquisto, accessoria alla domanda principale (poi respinta) di acquisto dell'immobile. Trattandosi di un'attività interpretativa e non di un errore di fatto, non sussistono i presupposti per la revocazione.
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Prescrizione medici specializzandi: la conferma del ’99
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 29076/2024, ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata attuazione di direttive europee sulla loro remunerazione. La Corte ha confermato il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui la prescrizione decennale del diritto al risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999. Sebbene la Corte d'Appello avesse motivato erroneamente la sua decisione, la Cassazione ha ritenuto il dispositivo corretto in diritto, procedendo alla sola correzione della motivazione. L'ordinanza ribadisce che da quella data i medici avevano la ragionevole certezza dell'inadempimento statale, facendo partire il termine per la prescrizione medici specializzandi.
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Sequestro preventivo: regole per i rapporti di lavoro
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di sequestro preventivo di un'azienda disposto prima della riforma del 2017, non si applica la sospensione automatica del rapporto di lavoro prevista dal Codice Antimafia. La Corte ha accolto il ricorso di una lavoratrice, il cui rapporto era stato interrotto dall'amministratore giudiziario, stabilendo l'illegittimità della sospensione perché basata su una norma non applicabile ratione temporis.
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Trattamento retributivo: no alla retroattività peggio
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di trattamento retributivo nel pubblico impiego. Un nuovo accordo non può ridurre retroattivamente la retribuzione per prestazioni lavorative già eseguite sotto la vigenza di un precedente protocollo, a meno che quest'ultimo non fosse già scaduto. La sentenza protegge i cosiddetti diritti quesiti del lavoratore, affermando che la retribuzione maturata è un diritto intangibile che entra nel patrimonio del dipendente e non può essere rimosso ex post.
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Accertamento induttivo: OMI non basta, servono prove
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento per Ires, Irap e Iva relativo a maggiori ricavi non dichiarati su cessioni immobiliari. L'accertamento si basava sulla discordanza tra i prezzi dichiarati e i valori OMI, i bollettini FIAIP e l'importo dei mutui accesi dagli acquirenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo legittimo l'accertamento induttivo poiché non fondato esclusivamente sui valori OMI, ma su un complesso di presunzioni gravi, precise e concordanti che giustificavano la rettifica dei ricavi.
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Subentro alloggio popolare: la legge applicabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il subentro in un alloggio popolare, la normativa applicabile è quella in vigore al momento del decesso dell'assegnatario, non quella vigente all'inizio della convivenza. Nel caso esaminato, un nipote si è visto negare il subentro perché, al momento della morte della nonna, non aveva maturato i cinque anni di convivenza richiesti da una nuova legge, sebbene avesse quasi completato i due anni previsti dalla legge precedente. La Corte ha chiarito che non si tratta di applicazione retroattiva, poiché il diritto al subentro sorge solo con il decesso, e a quella data la nuova legge era già in vigore.
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Accollo debito tributario: no alla compensazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa non può estinguere un proprio debito IVA mediante la compensazione con crediti fiscali di un'altra società che se ne è fatta carico tramite un contratto di accollo debito tributario. La sentenza chiarisce che la compensazione in ambito fiscale è un'eccezione e richiede la perfetta coincidenza tra il soggetto debitore e quello creditore, presupposto che viene a mancare nell'accollo. Viene inoltre specificato che la legge del 2019, che ha formalizzato questo divieto, ha solo codificato un principio già esistente e non ha introdotto una novità normativa.
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Educatore senza titolo: inquadramento e mansioni
Una lavoratrice, assunta come assistente socio-sanitaria nel 1996, ha richiesto il riconoscimento dell'inquadramento superiore come "educatore senza titolo specifico", basandosi sulle mansioni effettivamente svolte. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, applicando erroneamente il D.M. 520/1998 che richiede una laurea per la figura di "educatore professionale". La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, chiarendo che la normativa del 1998 non è retroattiva e non si applica alla distinta figura di "educatore senza titolo" prevista dal CCNL dell'epoca. Inoltre, ha ravvisato un vizio di ultrapetizione, poiché il giudice di secondo grado aveva deciso su una domanda (riconoscimento come "educatore professionale") mai proposta dalla lavoratrice.
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Presunzione distribuzione utili: la prova contraria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18797/2024, ha affrontato il tema della presunzione distribuzione utili nelle società a ristretta base sociale. Nel caso esaminato, un socio unico, residente all'estero e di fatto estraneo alla gestione aziendale affidata al padre, era stato raggiunto da un avviso di accertamento per utili non dichiarati. La Corte ha cassato la decisione di merito che non aveva adeguatamente valutato le prove fornite dal contribuente per dimostrare la sua estraneità e l'interposizione fittizia. È stato stabilito che il giudice deve esaminare tutti gli elementi probatori offerti per vincere la presunzione, non potendosi limitare a una constatazione apodittica.
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Presunzione utili soci: la prova contraria del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18777/2024, affronta il tema della presunzione utili soci in società a ristretta base sociale. Un socio unico, residente all'estero e non coinvolto nella gestione, era stato raggiunto da un avviso di accertamento per utili non dichiarati. La Corte ha stabilito che la presunzione di distribuzione può essere vinta fornendo la prova della propria totale estraneità alla gestione sociale, cassando la sentenza di merito che aveva omesso di valutare le prove fornite dal contribuente (estratti conto, dichiarazione del padre amministratore).
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Utili extracontabili: prova del socio per evitarli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18764/2024, ha stabilito che la presunzione di distribuzione di utili extracontabili in una società a ristretta base può essere vinta dal socio. È necessario però che quest'ultimo fornisca la prova concreta della sua totale estraneità alla gestione sociale. Nel caso specifico, un socio unico residente all'estero è stato raggiunto da un accertamento fiscale per profitti non dichiarati dalla sua società, amministrata unicamente dal padre. La Corte ha cassato la decisione di merito che non aveva adeguatamente esaminato le prove fornite dal contribuente (estratti conto, dichiarazioni) volte a dimostrare che i veri profitti erano stati percepiti dall'amministratore e non da lui. Il principio chiave è che il giudice deve valutare tutti gli elementi offerti per superare la presunzione, non potendosi limitare a considerazioni generiche.
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Danno contratti a termine: no prova agevolata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15814/2024, ha stabilito che non si applica la presunzione agevolata della prova per il danno da contratti a termine illegittimi stipulati prima dell'entrata in vigore della direttiva comunitaria 1999/70/CE. La lavoratrice che chiedeva il risarcimento avrebbe dovuto fornire prova specifica del danno subito, non potendo beneficiare dell'agevolazione probatoria riconosciuta dalla giurisprudenza per i rapporti successivi.
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Prescrizione bollette: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione interviene sulla prescrizione bollette del servizio idrico. Il caso riguarda fatture con scadenza nel 2020 per consumi del 2016 e 2017. La Corte stabilisce che si applica il nuovo termine di prescrizione biennale, ma il suo calcolo parte dalla data di scadenza della fattura, non dal periodo di consumo. Tuttavia, per garantire equità, il nuovo termine non può mai essere più lungo di quello quinquennale previsto dalla vecchia normativa, applicando un principio di bilanciamento.
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Soccombenza e spese legali: la Cassazione decide
In una complessa vicenda ereditaria, la Corte di Cassazione si è pronunciata sui principi di soccombenza e spese legali. La Corte ha chiarito che la parte soccombente si determina in base all'esito complessivo della lite, non sul numero di motivi di appello accolti. Ha inoltre corretto un errore nel calcolo dei compensi professionali, annullando la liquidazione per una fase processuale non prevista in Cassazione e riaffermando i criteri per l'aumento del compenso in caso di assistenza a più parti.
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Contratto part-time: l’orario deve essere preciso
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle clausole di un contratto part-time che non specificavano in modo puntuale la collocazione temporale della prestazione lavorativa. In un caso riguardante un esattore di pedaggio, la Corte ha stabilito che la mera indicazione del monte ore mensile e della fascia oraria giornaliera non è sufficiente. Il contratto part-time deve definire con precisione giorni, settimane e mesi di lavoro per permettere al dipendente di organizzare la propria vita e altre eventuali attività lavorative, escludendo la possibilità per il datore di lavoro di decidere unilateralmente la programmazione dei turni. La decisione si fonda sulla normativa vigente al momento della stipula del contratto (D.Lgs. 61/2000).
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Contratto a progetto: quando è illegittimo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice di merito che ha riqualificato un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La sentenza stabilisce che un contratto a progetto è illegittimo se il progetto è generico, non specifico, e coincide con le normali attività commerciali dell'azienda committente, anche se tali attività sono svolte per adempiere a un contratto di appalto con un cliente terzo.
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Confisca di prevenzione: udienza pubblica è un diritto
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di confisca di prevenzione relativo a numerosi beni. L'annullamento si fonda su due motivi principali: la violazione del diritto a un'udienza pubblica, richiesta dalla difesa ma negata dalla corte d'appello, e la motivazione insufficiente riguardo alla presunta intestazione fittizia di beni a terzi (familiari del soggetto proposto), i quali avevano fornito prove della loro autonomia economica. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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