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art. 109 del d.P.R. n. 917 del 1986

14 provvedimenti

Conservazione scritture contabili: oltre i 10 anni?
Una società si è vista negare la deducibilità di costi legati a un finanziamento soci avvenuto oltre dieci anni prima della verifica fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante l'obbligo civilistico di conservazione delle scritture contabili sia decennale, l'onere di provare la veridicità di una posta di bilancio che ha effetti su periodi d'imposta successivi ricade sempre sul contribuente. L'appello è stato dichiarato inammissibile per mancata fornitura di prove alternative.
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Onere della prova costi deducibili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito il principio sull'onere della prova per i costi deducibili. Secondo la Corte, la sola fattura non è sufficiente. Il contribuente deve dimostrare con documentazione specifica l'esistenza e l'inerenza della prestazione al fine della deducibilità. Nel caso di specie, la Corte ha annullato con rinvio la decisione di merito che aveva ammesso la deduzione di una cospicua provvigione basandosi su prove ritenute generiche e insufficienti, come uno scambio di email non analizzato nel dettaglio.
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Costi operazioni inesistenti: quando sono deducibili?
Una società coinvolta in una "frode carosello" ha cercato di dedurre costi e IVA da operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la deducibilità dei costi ai fini IRES, il contribuente deve dimostrare la loro effettiva inerenza all'attività d'impresa, anche se consapevole della frode. Per la detrazione IVA, invece, è decisiva la prova della sua inconsapevolezza. La Corte ha annullato la decisione del giudice di merito per non aver effettuato queste specifiche verifiche sui costi operazioni inesistenti.
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Accertamento d’ufficio e costi: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che in caso di accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione, l'Amministrazione Finanziaria deve sempre calcolare i costi, anche in via induttiva, per non tassare il reddito lordo. Ha inoltre rigettato il motivo sulla nullità della notifica, ritenendola sanata dall'impugnazione del contribuente.
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Onere della prova e operazioni inesistenti: la guida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30427/2025, interviene su un caso di presunte operazioni inesistenti, chiarendo l'onere della prova a carico del contribuente. L'Agenzia Fiscale aveva contestato la deducibilità di costi e la detrazione dell'IVA per fatture ritenute fittizie. La Corte ha stabilito che la sola prova del pagamento non è sufficiente a dimostrare la realtà dell'operazione, poiché è una prassi comune utilizzata proprio per mascherare transazioni fittizie. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Costi inesistenti: Cassazione su onere della prova
Una società del settore commercio rottami si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate la deduzione di costi inesistenti per gli anni 2011 e 2012. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9907/2024, ha rigettato il ricorso della società fallita, stabilendo principi chiave sull'onere della prova. In particolare, ha chiarito che il contribuente che intende ottenere una riduzione dei ricavi a fronte di costi non deducibili perché fittizi, deve fornire la prova rigorosa che anche i ricavi corrispondenti siano inesistenti. Non sussiste alcun automatismo e la sola contestazione degli elementi presuntivi dell'Amministrazione non è sufficiente.
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Fatturazione fittizia e reddito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9723/2024, interviene su un caso di fatturazione fittizia nell'ambito di una frode carosello. Una società, operante come "cartiera", aveva emesso fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva accertato un maggior reddito basandosi sulla presunzione che l'emissione di tali fatture generasse un profitto illecito. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il reddito di una società cartiera può essere determinato induttivamente, presuponendo un vantaggio economico pari all'importo delle fatture emesse. La sentenza impugnata è stata cassata per aver erroneamente applicato le norme sulla deducibilità dei costi (tipiche delle fatture passive) a un caso di emissione di fatture attive.
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Costi indeducibili da fatture soggettivamente inesistenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7268/2024, ha chiarito i principi relativi ai costi indeducibili derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. Nel caso specifico, i costi per consulenze fatturate da una società estera, rivelatasi fittizia, sono stati ritenuti non deducibili. La Corte ha ribadito che l'onere di dimostrare l'effettività, l'inerenza e la concreta destinazione produttiva del costo grava interamente sul contribuente, non essendo sufficiente la sola prova del pagamento. È stata inoltre respinta la richiesta di cessazione della materia del contendere per un condono fiscale, poiché l'istanza era stata presentata oltre il termine perentorio di legge.
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Accertamento fiscale e presunzioni semplici
Una società immobiliare ha impugnato un accertamento fiscale per IRES, IRAP e IVA relativo a un'operazione di leasing ritenuta elusiva. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento basato su presunzioni semplici per dimostrare l'intento elusivo e l'antieconomicità dell'operazione. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento previsto in caso di reati fiscali non si applica a tale imposta.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per l'utilizzo di crediti IVA derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può basarsi su prove presuntive per dimostrare la consapevolezza della frode da parte del contribuente, il quale ha poi l'onere di provare la propria buona fede e l'adozione della massima diligenza. In questo caso, gli elementi indiziari, come la natura di 'cartiera' della società fornitrice e la commistione operativa tra le aziende del gruppo, sono stati ritenuti sufficienti a fondare la pretesa fiscale.
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Cessione ramo d’azienda: quando si applica l’IVA?
L'Agenzia delle Entrate contestava la qualificazione di una vendita immobiliare, considerandola una cessione ramo d'azienda esente da IVA, e la deducibilità integrale di costi pluriennali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, dichiarandolo inammissibile. Il motivo sull'IVA è stato respinto perché l'Agenzia non ha impugnato una delle due autonome motivazioni della sentenza di secondo grado. Anche il motivo sulla deducibilità dei costi è stato ritenuto inammissibile per vizi procedurali e perché i giudici di merito avevano correttamente correlato i costi ai ricavi generati nello stesso anno.
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Principio di cassa: onere della prova sul professionista
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32035/2024, ha riaffermato un principio fondamentale per i lavoratori autonomi: l'onere della prova riguardo la data di incasso dei compensi spetta al contribuente. Il caso riguardava un professionista a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la mancata dichiarazione di redditi per fatture emesse nel 2012. La Corte ha stabilito che, in base al principio di cassa, spetta al professionista dimostrare che l'incasso è avvenuto in un anno successivo. La sentenza ha anche chiarito che per l'applicazione del regime di IVA ad esigibilità differita è necessario rispettare rigidi requisiti formali sulla fattura, in assenza dei quali si applica il regime ordinario.
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Principio di competenza fiscale: quando dedurre i costi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio di competenza fiscale, i costi derivanti da una sentenza sono deducibili non nell'anno della pronuncia di primo grado, ma nell'anno in cui diventano certi e determinabili, ovvero con la sentenza d'appello che li definisce. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato a una società municipalizzata per la deduzione di costi di un contenzioso nell'anno sbagliato. La Corte ha annullato l'accertamento, accogliendo le ragioni del contribuente.
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Costi operazioni soggettivamente inesistenti: deducibili?
Un'azienda vinicola si è vista negare la deduzione di costi per acquisti da un fornitore fittizio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20753/2025, ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che in caso di costi da operazioni soggettivamente inesistenti, non è sufficiente che la merce sia reale. Il contribuente deve anche dimostrare la certezza e l'inerenza dei costi. La grave negligenza nei controlli sul fornitore è stata considerata prova della partecipazione alla frode, rendendo i costi indeducibili.
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