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Art. 109 d.P.R. 22.12.1986 n. 917

5 provvedimenti

Ravvedimento Operoso: Quando la Correzione Fiscale non Basta
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda contribuente l'omessa dichiarazione di un milione di euro come sopravvenienze attive e l'utilizzo di quasi 370.000 euro di costi fittizi. L'azienda ha tentato il ravvedimento operoso per i costi fittizi, ma l'Agenzia e la Commissione Tributaria Regionale lo hanno negato. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della questione sull'applicabilità del ravvedimento operoso anche a condotte fraudolente, ha rimesso il caso a un'altra sezione per un'analisi più approfondita. Questo evidenzia l'importanza del ravvedimento operoso e i suoi limiti.
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Raddoppio dei termini: non si applica all’IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27026/2024, ha stabilito un importante principio sul raddoppio dei termini di accertamento. In un caso riguardante una società e i suoi soci, la Corte ha annullato l'accertamento relativo all'IRAP, confermando che il raddoppio dei termini non si applica a tale imposta in quanto le relative violazioni non sono penalmente rilevanti. Tuttavia, ha confermato la legittimità degli accertamenti IRPEF a carico dei soci, affermando che il raddoppio dei termini per la società si estende automaticamente a loro per il principio di trasparenza fiscale, essendo sufficiente il solo obbligo di denuncia penale.
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Accertamento induttivo: onere prova sull’inventario
Una società in fallimento ha impugnato avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA emessi a seguito di omessa dichiarazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento induttivo dovuto a mancanza di scritture contabili, l'onere di provare la correttezza e consistenza delle rimanenze di magazzino ricade sul contribuente. L'amministrazione può legittimamente procedere con presunzioni. La Corte ha però confermato il diritto alla detrazione del credito IVA, anche senza dichiarazione annuale, se i requisiti sostanziali sono soddisfatti.
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Deducibilità costi professionali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla deducibilità dei costi professionali per un consulente. Il caso riguardava fatture per consulenze non pagate e spese di ristrutturazione. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'effettività, l'inerenza e il pagamento dei costi spetta sempre al contribuente. Per le spese di ristrutturazione, ha rinviato la decisione al giudice di merito per determinare se debbano essere ammortizzate o dedotte interamente nell'anno, sottolineando la necessità di una prova rigorosa da parte del professionista.
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Costi deducibili: fattura generica non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che per la deducibilità dei costi non è sufficiente una fattura che, seppur precisa nell'importo, descrive la prestazione in modo generico. Nel caso specifico, una società si vedeva negare la deducibilità di un costo di oltre 600.000 euro per servizi di intermediazione, documentato da una fattura con la dicitura "collaborazione [...] nella ricerca di mezzi finanziari". La Corte ha ribadito che l'onere della prova sui costi deducibili spetta al contribuente, che deve dimostrare non solo l'importo, ma anche l'effettività, l'inerenza e la determinatezza della prestazione. Una descrizione vaga, unita a un accordo quadro altrettanto generico, non soddisfa tali requisiti.
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