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Art. 108 Testo Unico Bancario

5 provvedimenti

Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario contro la risoluzione del contratto di mutuo attivata dalla banca. La risoluzione non era dovuta a rate non pagate, ma all'attivazione di una clausola risolutiva espressa a seguito del pignoramento dell'immobile ipotecato. La Corte ha ritenuto il ricorso proceduralmente viziato, confermando la legittimità di tali clausole che tutelano la garanzia del credito.
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Merito creditizio: quando la banca agisce correttamente
Un imprenditore ha citato in giudizio una banca per concessione abusiva di credito, sostenendo che i finanziamenti fossero stati erogati senza una corretta valutazione del merito creditizio. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo che la banca avesse agito correttamente, basando la sua valutazione su un'analisi completa del patrimonio del cliente, dei piani aziendali e delle garanzie offerte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Liberazione fideiussore: la prova ignorata in appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva negato la liberazione del fideiussore. I giudici di secondo grado avevano erroneamente ritenuto non provate le circostanze a sostegno dell'eccezione, ignorando le prove documentali (estratti conto) depositate. La Suprema Corte ha ravvisato un 'travisamento della prova', stabilendo che il giudice di merito non può ignorare documenti ritualmente acquisiti che dimostrano il peggioramento delle condizioni del debitore e la concessione di nuovo credito senza autorizzazione, elementi chiave per la liberazione fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c.
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Diritto di voto cartolarizzazione: la Cassazione nega
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3220/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritto fallimentare. La Corte ha negato il diritto di voto alle società di cartolarizzazione nei concordati fallimentari, qualora queste abbiano acquistato i crediti dopo la dichiarazione di fallimento e non siano iscritte nell'albo degli intermediari finanziari previsto dall'art. 106 del Testo Unico Bancario. La decisione si basa su un'interpretazione letterale e restrittiva della norma (art. 127 Legge Fallimentare), che concede una deroga al divieto di voto solo a banche e, appunto, agli 'altri intermediari finanziari' vigilati. Secondo la Suprema Corte, le società di cartolarizzazione, pur operando nel mercato dei crediti, non possiedono i requisiti di vigilanza e controllo richiesti dalla legge per essere equiparate a tali intermediari, escludendo quindi una loro partecipazione al voto sulla proposta di concordato. Questo chiarisce il perimetro del diritto di voto cartolarizzazione, privilegiando la stabilità e la prevenzione di manovre speculative.
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Responsabilità intermediari finanziari: la sentenza
La Corte d'Appello di Roma ha confermato le sanzioni pecuniarie emesse da un'Autorità di Vigilanza nei confronti di una società finanziaria e del suo amministratore delegato. Il caso verte sulla responsabilità degli intermediari finanziari per gravi carenze nella governance, nella gestione dei rischi (in particolare liquidità e rischi operativi) e per perdite patrimoniali che hanno portato i fondi propri a un valore negativo. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusa l'eccezione sulla scadenza dei termini del procedimento, affermando la piena legittimità dell'azione dell'Autorità e la proporzionalità delle sanzioni inflitte.
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