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Art. 106 Codice Civile

8 provvedimenti

Concordato preventivo e meritevolezza: debiti non bloccano il piano
Un'azienda in crisi ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo per salvare l'attività. L'Agenzia fiscale si è opposta, contestando i passati debiti tributari e la mancanza di meritevolezza dell'imprenditore. I giudici di merito hanno omologato la proposta, evidenziando che i bilanci fotografavano fedelmente la situazione aziendale reale. L'ente fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei temi di Concordato preventivo e meritevolezza, la legge non richiede una condotta passata impeccabile del debitore. L'omologazione dipende dalla trasparenza delle informazioni e dalla fattibilità del piano per i creditori. Gli atti in frode rilevano solo se ingannano concretamente il voto dei creditori. L'ente creditore deve rimborsare oltre diecimila euro di spese legali.
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Concordato preventivo: il rinvio dell’udienza non salva il termine
Una società in crisi ha proposto una seconda domanda di concordato preventivo dopo la revoca della prima proposta. L'Agente della Riscossione aveva già richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale. Il tribunale ha dichiarato inammissibile la nuova proposta perché presentata oltre la prima udienza del procedimento, violando il termine di decadenza previsto dalla legge. La società ha sostenuto che per prima udienza si dovesse intendere quella di effettiva trattazione del merito e non un'udienza di mero rinvio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la prima udienza utile fa scattare la decadenza, anche se in tale sede il giudice si limita a rinviare la decisione. Di conseguenza, la società perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Omologazione forzata concordato: il Fisco perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'omologazione forzata concordato per una società di capitali, nonostante l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate. Il caso riguardava l'interpretazione dell'art. 112 del Codice della Crisi, specificamente se il tribunale potesse approvare il piano in assenza della maggioranza delle classi. La Suprema Corte ha stabilito che l'omologazione è possibile anche con il voto favorevole di una sola classe di creditori, purché questa riceva un trattamento economico superiore a quello della liquidazione. La decisione chiarisce che il 'cram-down' non richiede la meritevolezza soggettiva del debitore, ma si basa sulla fattibilità del piano e sulla tutela degli interessi economici dei creditori, in linea con i principi della Direttiva UE sulla ristrutturazione e l'insolvenza.
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Trasferimento di azienda: onere della prova e crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19776/2024, ha esaminato un caso di trasferimento di azienda, confermando che spetta al nuovo datore di lavoro l'onere della prova riguardo l'adeguatezza della retribuzione corrisposta al lavoratore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore, che mirava a un riesame dei fatti già accertati in due gradi di giudizio, e ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità, confermando la condanna al pagamento di differenze retributive determinate in via equitativa dal giudice di merito.
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Docenti estero: sì a indennità per ogni contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8679/2024, ha stabilito che i docenti estero con contratto a tempo determinato hanno diritto allo stesso assegno di sede dei colleghi di ruolo. Inoltre, ha chiarito che l'indennità di sistemazione spetta loro per ogni nuovo contratto stipulato, e non solo per il primo, respingendo le argomentazioni del Ministero che giustificavano un trattamento differenziato.
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Assegno di sede docenti estero: parità di trattamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8684/2024, ha confermato il diritto di un docente supplente non residente all'estero a percepire l'assegno di sede in misura pari a quella dei docenti di ruolo. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, affermando che non esistono ragioni oggettive per un trattamento economico differenziato, in linea con il principio di non discriminazione europeo. L'indennità, infatti, compensa il disagio del trasferimento, comune a entrambe le categorie di lavoratori. Un ricorso incidentale del docente per altre indennità è stato invece dichiarato inammissibile per vizi procedurali.
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Ricorso cassazione inammissibile: concordato minore
Un avvocato ha presentato istanza di concordato minore, ma la domanda è stata dichiarata improcedibile per il mancato deposito di una somma per le spese di procedura. Dopo due appelli respinti, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, stabilendo che il provvedimento impugnato non aveva carattere decisorio, ovvero non decideva su diritti soggettivi contrapposti, requisito fondamentale per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Assegno di sede: stop alla discriminazione docenti
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 13/07/2025, ha stabilito che negare l'assegno di sede ai docenti con contratto a tempo determinato che lavorano all'estero costituisce una discriminazione illegittima. La Corte ha accolto il ricorso di una docente, affermando che non esistono ragioni oggettive per un trattamento economico differente rispetto ai colleghi di ruolo, in linea con la direttiva europea sul lavoro a tempo determinato. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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