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Art. 102 TUIR

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51 provvedimenti

Ammortamento beni di terzi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'ammortamento beni di terzi. Una società di trasporti aveva costruito la propria sede su un terreno comunale, tentando di ammortizzarne i costi. La Corte ha stabilito che tali costi non sono ammortizzabili perché, per il principio di accessione, l'immobile è di proprietà del Comune. L'ammortamento è possibile solo se il bene entra nel patrimonio dell'imprenditore tramite proprietà o altro diritto reale, come il diritto di superficie. La sentenza ha anche chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non sono tassabili ai fini delle imposte dirette.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22106/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha stabilito un importante principio in materia di ammortamento beni di terzi: i costi di costruzione non sono ammortizzabili se l'impresa non ha la proprietà o un altro diritto reale sul bene. Inoltre, ha chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non costituiscono reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e ha rinviato alla corte di merito la valutazione sulla soggettività a IVA di tali contributi.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22096/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti e l'Agenzia Fiscale. Ha stabilito che i contributi pubblici per coprire perdite di esercizio non sono reddito tassabile. Tuttavia, ha negato la possibilità di ammortamento per beni costruiti su terreni altrui, ribadendo il principio che l'ammortamento beni di terzi è escluso se non si ha la proprietà o un diritto reale sul bene. La questione IVA sui contributi è stata rinviata per un nuovo esame.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22094/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale: i costi per la costruzione di un immobile su terreno altrui non sono ammortizzabili se l'impresa non ne acquisisce la proprietà o un altro diritto reale. Il caso riguardava una società di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha negato l'ammortamento beni di terzi, applicando il principio civilistico dell'accessione. Ha inoltre chiarito che i contributi pubblici a ripiano delle perdite non costituiscono reddito imponibile, ma ha rinviato al giudice di merito la valutazione sulla loro soggezione a IVA, per difetto di motivazione.
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Deducibilità costi: onere della prova sul contribuente
Una società ha impugnato avvisi di accertamento relativi alla deducibilità di costi fatturati da una controllata, canoni di leasing e spese pubblicitarie. La Corte di Cassazione ha confermato che per la deducibilità costi l'onere della prova grava sul contribuente, che deve fornire documentazione specifica e non generica. Ha però accolto i ricorsi sulla competenza dei canoni di leasing e delle spese pubblicitarie, e ha annullato la sentenza sulle sanzioni per un vizio formale.
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Dichiarazione integrativa: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29700/2025, ha chiarito che il contribuente ha sempre l'onere di provare il diritto a un'agevolazione fiscale, anche quando la contesta attraverso una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo formale. Una società aveva presentato una dichiarazione integrativa per usufruire della 'Tremonti Ambiente', ma la sua richiesta è stata respinta non per la tempistica, ma per la mancata prova del diritto. La Corte ha ritenuto che la documentazione fornita fosse insufficiente, rendendo superfluo l'esame degli altri motivi di ricorso.
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Deducibilità ammortamento: l’interpretazione del patto
Una società proprietaria di un'azienda data in affitto ha dedotto le quote di ammortamento dei beni, in virtù di specifiche clausole contrattuali. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato tale operazione, ritenendo che la deduzione spettasse all'affittuario. I giudici di merito hanno dato ragione alla società, valorizzando la volontà espressa nel contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente impositore. La Corte ha ribadito che l'interpretazione del contratto è di competenza del giudice di merito e non può essere messa in discussione in sede di legittimità semplicemente proponendo una lettura alternativa. La questione centrale è la corretta applicazione delle norme sulla deducibilità ammortamento in presenza di accordi contrattuali.
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Costi infragruppo: come provare la deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6584/2024, ha stabilito i principi per la deducibilità dei costi infragruppo e la prova di esportazione. Per i costi infragruppo, non basta un accordo formale, ma è necessario dimostrare l'effettiva utilità del servizio per la società ricevente ("benefit test") attraverso una documentazione completa. Per le esportazioni, in assenza del documento doganale standard, la prova può essere fornita con altri mezzi certi e incontrovertibili, come un manifesto di carico vidimato dalla dogana di uscita.
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Costi infragruppo: la Cassazione sulla deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6100 del 2024, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la deducibilità dei costi infragruppo e di quelli derivanti da operazioni con imprese in paesi 'black list'. La Corte ha stabilito che, per i costi infragruppo, il contribuente deve fornire prova documentale dell'effettiva utilità del servizio ricevuto. Per le operazioni con paradisi fiscali, è sufficiente dimostrare l'effettivo interesse economico dell'operazione, quale condizione alternativa allo svolgimento di un'attività commerciale da parte del partner estero. La sentenza sottolinea l'importanza di una documentazione robusta e dettagliata per difendersi dalle contestazioni fiscali.
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Dichiarazione integrativa: quando è ammessa?
Una società ha tentato di ottenere il bonus fiscale 'Tremonti Ambiente' tramite una dichiarazione integrativa, a seguito di incertezze sulla cumulabilità con altri incentivi. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del contribuente di emendare la dichiarazione, ma ha respinto il ricorso. La ragione risiede nella mancata fornitura di prove adeguate a dimostrare il valore dell'investimento ambientale, requisito fondamentale per il beneficio. La Corte ha ritenuto insindacabile la valutazione delle prove fatta dai giudici di merito, rendendo di fatto inapplicabile il diritto alla rettifica nel caso specifico.
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Costi infragruppo: come provare la loro deducibilità
Una società si vede negare la deducibilità dei costi infragruppo per servizi di regia. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6099/2024, ha stabilito che la prova della deducibilità può essere fornita tramite un compendio di documenti, inclusi contratto, fatture e relazione di revisione, che dimostrino l'utilità effettiva del servizio per la controllata, non essendo sufficiente la mera fatturazione.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società immobiliare aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole relativa ad avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva. Durante il procedimento, l'azienda ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della L. 197/2022, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione, preso atto dell'adesione alla procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza entrare nel merito dei tredici motivi di ricorso. Le spese processuali sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Indennizzo sostitutivo e plusvalenza: il Fisco vince
Un contribuente ha ceduto un contratto di locazione commerciale ricevendo una somma. Dichiarata come plusvalenza, il Fisco l'ha riqualificata come indennizzo sostitutivo di ricavi futuri, tassandola integralmente. Il contenzioso, giunto in Cassazione, si è estinto per definizione agevolata della lite, confermando di fatto la pretesa fiscale originaria.
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Coefficiente ammortamento stampi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società nautica, confermando che il corretto coefficiente ammortamento stampi per la costruzione di imbarcazioni in vetroresina è del 12,5%. La Corte ha stabilito che tali stampi vanno classificati come "impianti" e non come "attrezzature", basandosi su una risoluzione ministeriale del 1976 che prevale su interpretazioni analogiche, negando così la deducibilità di canoni di leasing calcolati su una durata inferiore a quella fiscalmente prevista.
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Interposizione fittizia e crediti: la Cassazione rinvia
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società un credito d'imposta per ricerca, sostenendo un'interposizione fittizia tramite un consorzio. Dopo decisioni contrastanti nei primi gradi, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma rinvia la causa a nuovo per l'emergere di complesse questioni sistemiche legate all'assoluzione in un parallelo procedimento penale.
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Rimborso IVA impianti: sì anche su beni di terzi
Una società installava impianti fotovoltaici su un terreno di terzi, detenuto in comodato, richiedendo il rimborso IVA. L'Amministrazione Finanziaria negava il rimborso, sostenendo che gli impianti fossero diventati di proprietà dei terzi per accessione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il diritto al rimborso IVA non dipende dalla proprietà del bene su cui si interviene, ma dal nesso di strumentalità tra l'investimento e l'attività d'impresa. La disponibilità del bene e la sua utilità pluriennale sono i veri requisiti.
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Travisamento prova in Cassazione: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per bancarotta fraudolenta, chiarendo i rigidi limiti del vizio di travisamento della prova. L'analisi sottolinea che tale vizio è deducibile solo se l'errore è decisivo e l'appello non si traduce in una mera richiesta di riesame dei fatti, specialmente in presenza di una 'doppia conforme'.
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Deducibilità ammortamento: le regole della Cassazione
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha stabilito che per la deducibilità ammortamento dei beni aziendali non è sufficiente provarne l'utilizzo nell'attività d'impresa. È necessario dimostrare anche il rispetto dei criteri di sistematicità civilistici e dei coefficienti fiscali. La Corte ha ribaltato una decisione di merito, sottolineando che l'onere della prova grava interamente sul contribuente, che deve indicare analiticamente i costi e giustificare il processo di ammortamento seguito.
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Principio di competenza: quando dedurre i costi
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti fiscali per le imprese. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato a una società di servizi. La Corte ha stabilito che, in base al principio di competenza, il costo per una prestazione professionale è deducibile nell'anno in cui la prestazione è ultimata, non quando viene pagata. Ha inoltre confermato che la perdita su un credito verso un'azienda fallita è deducibile dall'anno della dichiarazione di fallimento. Altri motivi di ricorso, relativi a svalutazioni e deduzioni IRAP, sono stati respinti.
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Rimborso fiscale: ok dopo l’accertamento con adesione
Una società, dopo aver definito con accertamento con adesione la non deducibilità integrale di spese di manutenzione per un anno, ha richiesto il rimborso fiscale per la quota deducibile nell'anno successivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta è legittima, poiché il diritto alla deduzione rateale è una conseguenza diretta della legge e non viene precluso dall'accordo con il Fisco. L'istanza di rimborso non rappresenta un'impugnazione dell'accordo, ma l'esercizio di un diritto.
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