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Art. 102, d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917

6 provvedimenti

Registro dei beni ammortizzabili: deduzioni salve senza registri
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società l'irregolare tenuta del registro dei beni ammortizzabili, disconoscendo la deduzione fiscale delle relative quote ai fini delle imposte dirette e dell'IVA. L'azienda contribuente aveva tuttavia inserito i conteggi di ammortamento nel libro giornale in sede di chiusura di bilancio ed esibito schede analitiche dettagliate durante la verifica. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della ripresa fiscale, stabilendo che la mancata o scorretta compilazione del registro dei beni ammortizzabili non impedisce la deducibilità dei costi se il contribuente rispetta le registrazioni sul libro giornale e mette a disposizione dell'Erario i dati analitici richiesti, beneficiando del regime di semplificazione contabile. Il ricorso del Fisco è stato integralmente respinto.
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Deducibilità dei costi aziendali e leasing tra Fisco e impresa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità dei costi aziendali iscritti a bilancio, tra cui spese per forniture, quote di ammortamento e canoni di leasing per un immobile concesso in locazione a terzi. Dopo decisioni parzialmente favorevoli nei gradi di merito, la Cassazione ha chiarito due punti determinanti. Da un lato, il contribuente deve provare l'effettiva esistenza e l'imputazione temporale delle spese con adeguate scritture contabili, non bastando la mera annotazione a bilancio. Dall'altro lato, la Suprema Corte ha accolto la tesi della società sul leasing: la locazione a terzi non esclude automaticamente la natura strumentale dell'immobile se l'attività rientra nell'oggetto sociale. I giudici hanno annullato la decisione d'appello, disponendo un nuovo esame del caso.
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Definizione agevolata: sospensione in Cassazione
Una società ha impugnato tre avvisi di accertamento relativi a IRES, IVA e IRAP per gli anni 2005-2007. L'Agenzia delle Entrate contestava la deducibilità di quote di ammortamento di capannoni industriali e altri costi promiscui. Dopo un esito favorevole in primo grado e una riforma totale in appello, la causa è giunta in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge 130/2022. La Suprema Corte, verificati i presupposti, ha disposto la sospensione del processo per consentire il perfezionamento della procedura di condono.
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Raddoppio termini accertamento: limiti per l’IRAP
Una società fallita impugnava un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP basato su costi per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30872/2023, ha parzialmente accolto il ricorso. Ha stabilito che il principio del raddoppio termini accertamento, applicabile in presenza di indizi di reato tributario, non vale per l'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono penalmente rilevanti. Di conseguenza, la pretesa fiscale per l'IRAP è stata annullata per decorrenza dei termini, mentre l'accertamento per IRES e IVA è stato confermato.
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Accertamento Fiscale: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di accertamento fiscale a carico di una società, analizzando vari rilievi su IRES, IRAP e IVA. La sentenza affronta temi cruciali come la presunzione di cessione per differenze inventariali, la deducibilità di ammortamenti, perdite su crediti, costi per omaggi e interessi passivi. La Corte ha parzialmente accolto sia il ricorso del contribuente che quello dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza precedente e rinviando il caso per un nuovo esame su punti specifici, come la svalutazione dei crediti derivanti da mandati di vendita all'asta.
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Ammortamento figurativo: Cassazione contro l’elusione
Una società interrompeva l'ammortamento dei beni per massimizzare un credito d'imposta. L'Agenzia delle Entrate contestava l'operazione applicando un ammortamento figurativo. La Corte di Cassazione ha confermato l'operato del Fisco, qualificando il comportamento dell'impresa come abuso del diritto, poiché privo di qualsiasi giustificazione economica se non quella di ottenere un vantaggio fiscale indebito.
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