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Art. 101 Legge Fallimentare

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51 provvedimenti

Data certa PEC: allegati inclusi nella validità
Un'erede rivendicava la proprietà di alcuni quadri depositati presso una società poi fallita, basando la sua prova su documenti inviati come allegati a una PEC. Inizialmente, la sua richiesta fu respinta perché i documenti non erano nel corpo dell'email. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la ricevuta di consegna di una Posta Elettronica Certificata fornisce data certa PEC all'intero messaggio, inclusi i suoi allegati. Questo li rende legalmente validi e opponibili a terzi, come il curatore fallimentare, a meno che non vi sia una contestazione specifica e dettagliata sulla loro conformità.
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Concordato fallimentare: esclusi i crediti tardivi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 725/2024, ha stabilito che la proposta di concordato fallimentare presentata da un terzo assuntore può legittimamente limitare l'impegno di pagamento ai soli crediti già insinuati nel passivo al momento della proposta stessa. Di conseguenza, è stata respinta l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate, il cui credito era stato insinuato tardivamente. La Corte ha chiarito che la norma (art. 124 L. Fall.) crea una preclusione processuale per dare certezza alla procedura e favorirne la chiusura, senza violare i diritti dei creditori privilegiati, i quali sono comunque tenuti a rispettare i termini per l'insinuazione.
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Ammissione al passivo con riserva: il coobbligato
Una società, coobbligata per debiti tributari di un'altra società poi fallita, si oppone al diniego di ammissione del proprio credito di regresso allo stato passivo. Il Tribunale aveva respinto la richiesta per mancata prova del pagamento integrale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione, in attesa di definire questioni fondamentali sull'ammissione al passivo con riserva del credito del coobbligato, anche prima del pagamento integrale, e sulla natura di tale credito come condizionale.
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Recupero aiuti di Stato: la Cassazione e i termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di recupero aiuti di Stato, imposto da una decisione della Commissione Europea, prevale sulle norme procedurali nazionali. In un caso di fallimento, la domanda di ammissione al passivo presentata da un ente pubblico oltre il termine di un anno non può essere dichiarata inammissibile. Il giudice nazionale deve disapplicare la norma interna che ostacola l'effettiva applicazione del diritto comunitario, garantendo così il primato del diritto dell'Unione Europea e la tutela della concorrenza nel mercato interno.
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Termine domande sovraindebitamento: è perentorio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per la presentazione delle domande di insinuazione al passivo nella procedura di sovraindebitamento è perentorio. Una società creditrice ha visto rigettato il proprio ricorso per aver depositato la domanda oltre il termine fissato dal liquidatore. La Suprema Corte chiarisce che la natura acceleratoria e semplificata della procedura (L. 3/2012) impone di considerare il termine come invalicabile, a meno che il creditore non dimostri una causa non imputabile del ritardo, chiedendo la rimessione in termini.
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Legittimazione ad impugnare: creditore sub iudice
La Corte di Cassazione chiarisce la questione della legittimazione ad impugnare di un creditore la cui ammissione al passivo fallimentare è ancora sub iudice. La Corte stabilisce che se la domanda di ammissione del creditore impugnante viene definitivamente respinta, viene meno la sua legittimazione, rendendo la sua impugnazione contro altri creditori inammissibile. Di conseguenza, il credito originariamente contestato viene riammesso.
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Fondo di Garanzia TFR: diritto anche se fallimento revocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori hanno diritto alla prestazione del Fondo di Garanzia TFR anche se la sentenza di fallimento del loro datore di lavoro viene successivamente revocata. Il diritto sorge nel momento in cui, pendente la procedura fallimentare, il credito del lavoratore viene ammesso allo stato passivo e viene presentata la domanda all'ente previdenziale. La successiva revoca del fallimento, non avendo effetto retroattivo sui diritti già perfezionati, non può annullare la prestazione richiesta, poiché al momento della domanda sussistevano tutti i presupposti di legge.
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Giudicato endofallimentare: no a nuova domanda
La Corte di Cassazione conferma che il rigetto non opposto di una domanda di ammissione al passivo fallimentare crea un giudicato endofallimentare. Questo preclude la possibilità di riproporre la stessa domanda in via tardiva, anche se nel frattempo una sentenza ha accertato il diritto del creditore. Il creditore avrebbe dovuto chiedere l'ammissione 'con riserva' in attesa della definizione del giudizio esterno.
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Credito condizionato: come insinuarsi al passivo
La Cassazione chiarisce che un credito derivante da una sanzione amministrativa va considerato un credito condizionato fin dal momento in cui viene commesso l'illecito. Pertanto, deve essere insinuato al passivo con riserva all'inizio del procedimento sanzionatorio, non alla sua conclusione, per non essere considerato tardivo e quindi escluso.
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Revoca beneficio fallimento: quando nasce il credito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito derivante dalla revoca di un beneficio pubblico concesso a un'impresa è di natura concorsuale e va ammesso al passivo fallimentare, anche se il provvedimento formale di revoca interviene dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte ha chiarito che il fatto costitutivo del credito non è l'atto di revoca, che ha natura meramente dichiarativa, ma il verificarsi dei presupposti per la restituzione (ad esempio, la mancata destinazione dei fondi), che sono anteriori al fallimento. Di conseguenza, il credito sorge 'ex lege' al momento dell'erogazione del beneficio, e la revoca funge solo da condizione per poter agire per il recupero. Questa interpretazione rafforza la posizione dell'ente erogatore nei confronti della massa dei creditori.
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Insinuazione al passivo: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 30/06/2025, ha stabilito che una domanda di insinuazione al passivo priva di elementi essenziali, come la determinazione della somma richiesta, è inammissibile. Tale vizio non può essere sanato con integrazioni successive alla scadenza del termine previsto, poiché le norme sulla sanatoria degli atti del processo civile ordinario non si applicano alla specifica disciplina fallimentare, che prevede la sanzione più grave dell'inammissibilità.
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