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Art. 10-quater d.lgs 10 marzo 2000, n. 74

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32 provvedimenti

Bonus Facciate: Sequestro per frode e crediti fittizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il caso riguarda una presunta frode legata al bonus facciate, con la creazione di crediti d'imposta fittizi per lavori edili mai realizzati. La Corte ha confermato la validità del sequestro, sottolineando che l'elemento decisivo è la mancata esecuzione delle opere, che rende i crediti inesistenti a prescindere dalla correttezza formale della procedura di cessione.
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Sequestro crediti fiscali: decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro un'ordinanza di sequestro crediti fiscali, ottenuti tramite il 'Bonus Facciate'. La Corte ha stabilito che il sequestro preventivo è legittimo per impedire l'aggravarsi delle conseguenze del reato, anche se i crediti non sono ancora stati utilizzati. È stato inoltre chiarito che, sebbene lo stato di avanzamento lavori (SAL) non sia obbligatorio, è fondamentale che i lavori edili siano stati almeno iniziati, cosa che nel caso di specie non era avvenuta. La sentenza distingue nettamente tra il sequestro finalizzato a prevenire il reato e quello finalizzato alla confisca, validando l'operato dei giudici di merito.
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Calcolo pena reato continuato: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per reati tributari e bancarotta fraudolenta. Sebbene la colpevolezza dell'imputato, un amministratore "prestanome", sia stata confermata, i giudici hanno riscontrato un errore nel calcolo pena reato continuato. La Corte ha ribadito i principi per determinare la sanzione quando si uniscono reati già coperti da giudicato e reati ancora sub iudice, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova e corretta quantificazione della pena.
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Indebita compensazione: la soglia dei 50.000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di indebita compensazione a carico di un'imprenditrice che aveva utilizzato crediti IVA non spettanti per oltre 149.000 euro. La sentenza chiarisce che la soglia di punibilità di 50.000 euro va calcolata sull'importo totale compensato nell'anno, indipendentemente dalle annualità dei debiti tributari. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza, confermando la sussistenza del dolo.
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Credito non spettante: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19868/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per l'indebita compensazione di un credito non spettante. La Corte ha ribadito la distinzione, autonoma in sede penale, tra 'credito non spettante' (esistente ma utilizzato in violazione delle norme, ad esempio in eccedenza) e 'credito inesistente' (privo di presupposti costitutivi). Il caso riguardava un credito IRPEF utilizzato in compensazione per un importo superiore a quello reale, condotta che rientra pienamente nella fattispecie del credito non spettante.
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Credito d’imposta non spettante: la Cassazione decide
Una società ha utilizzato un credito d'imposta per compensare un acconto IVA che in realtà non era dovuto, essendo già a credito IVA. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendo il credito utilizzato 'inesistente'. La Corte di Cassazione, uniformandosi a un precedente delle Sezioni Unite, ha stabilito che il credito era 'non spettante' ma non 'inesistente', poiché i presupposti costitutivi del credito erano validi, sebbene fosse stato utilizzato in modo improprio. Di conseguenza, l'atto di recupero è stato annullato perché notificato oltre i termini di decadenza ordinari, non applicandosi il termine più lungo di otto anni previsto per i soli crediti inesistenti.
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Indebita compensazione: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29949/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per indebita compensazione di crediti fiscali inesistenti. La Corte ha ribadito che il reato si consuma con la presentazione dell'ultimo modello F24 e che la responsabilità penale dell'amministratore non è esclusa dalla mera delega a un professionista o dalla sua presunta inesperienza, in quanto gli obblighi tributari derivano dall'assunzione formale della carica.
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Indebita compensazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per indebita compensazione di crediti fiscali. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano in parte nuovi e in parte infondati, poiché i crediti utilizzati erano palesemente inesistenti, come risultava dalle dichiarazioni dei redditi che mostravano solo debiti. È stata inoltre confermata la decisione di non concedere le attenuanti generiche per mancanza di argomentazioni a sostegno da parte della difesa.
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Indebita compensazione: la prova senza F24
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per indebita compensazione. La sentenza stabilisce un principio chiave: per provare il reato non è indispensabile produrre in giudizio il modello F24 utilizzato, poiché la prova può essere desunta da altri elementi, come i verbali di verifica fiscale e le dichiarazioni testimoniali, in base al principio del libero convincimento del giudice.
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Mandato ad impugnare: la Cassazione e le regole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di reati tributari, confermando che le recenti semplificazioni procedurali sul mandato ad impugnare non sono retroattive. L'appello originario era stato correttamente dichiarato inammissibile per il mancato deposito contestuale del mandato specifico. La Corte ha inoltre escluso la depenalizzazione del reato di indebita compensazione, chiarendo che le soglie fiscali non modificano quelle penali.
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Sequestro per equivalente: illegittimo sui beni sociali
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro per equivalente disposto sui beni di una società per reati tributari del legale rappresentante. La Suprema Corte ha chiarito che tale misura è illegittima se il giudice non accerta preventivamente che la società sia un mero 'schermo fittizio' utilizzato dall'indagato e se manca una motivazione sul 'periculum in mora', ossia il rischio concreto che i beni vengano dispersi.
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Sequestro preventivo: la motivazione per relationem
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un'ordinanza confermativa di un sequestro preventivo. La sentenza chiarisce la legittimità della motivazione per relationem a un atto precedentemente annullato per vizi diversi e ribadisce la necessità di motivare il periculum in mora anche in caso di confisca obbligatoria, ritenendo sufficiente il pericolo di dispersione del profitto illecito.
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