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Art. 10 legge fallimentare

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36 provvedimenti

Ricorso ex socio: inammissibilità e potestas iudicandi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ex socio presentato dall'ex liquidatore di una società cancellata. La società, cancellata durante il giudizio di appello, sopravvive per cinque anni ai fini fiscali. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché l'ex liquidatore ha agito in proprio e non in rappresentanza della società, che conserva la legittimazione attiva. Questo vizio ha minato la 'potestas iudicandi', ovvero il potere del giudice di decidere la causa.
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Notifica PEC: valida anche dopo la cancellazione
Un imprenditore individuale ha contestato un avviso di addebito ricevuto dall'ente previdenziale, sostenendo che la notifica PEC non fosse valida perché inviata dopo la cancellazione della sua impresa dal registro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la notifica PEC è perfettamente valida se la casella di posta elettronica certificata è ancora attiva, in quanto essa costituisce il domicilio digitale del destinatario. La Corte ha inoltre chiarito che per un imprenditore individuale, l'indirizzo PEC professionale è valido per qualsiasi notifica, poiché non vi è distinzione giuridica tra l'impresa e la persona fisica.
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Fallimento società cancellata: la capacità processuale
Una società, cancellata dal registro delle imprese, veniva dichiarata fallita. La Corte d'Appello negava alla società la possibilità di impugnare la sentenza, sostenendo la sua completa estinzione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che in caso di fallimento di una società cancellata, la legge crea una finzione giuridica ('fictio iuris') che le consente di mantenere la capacità processuale per difendersi in giudizio. La società estinta, quindi, può legittimamente contestare la dichiarazione di fallimento.
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Trasferimento sede all’estero: quando è fittizio?
Una società, dopo aver ceduto i propri beni, ha effettuato un trasferimento della sede all'estero, venendo cancellata dal registro imprese italiano. Successivamente è stata dichiarata fallita in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi degli ex amministratori, confermando che il trasferimento era fittizio. Di conseguenza, la giurisdizione per dichiarare il fallimento rimane in Italia e non si applica il termine di un anno dalla cancellazione, poiché la società non ha mai realmente cessato la sua attività o spostato il suo centro decisionale.
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Fallimento e società: la Cassazione chiarisce i termini
La Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una srl in liquidazione, rigettando il ricorso. Si è chiarito che il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro imprese, non dalla cessazione di fatto. Inoltre, sono stati validati i criteri di valutazione dell'attivo usati per accertare l'insolvenza, anche in presenza di operazioni infragruppo.
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Fallimento società incorporata: notifica all’estinta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18261/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di fallimento società incorporata. In caso di fusione, se la richiesta di fallimento avviene entro un anno dalla cancellazione, la notifica va indirizzata alla società estinta e al suo legale rappresentante, non alla società incorporante. Quest'ultima, pur essendo successore universale, non è il destinatario principale della notifica, ma può intervenire nel processo. La Corte ha basato la sua decisione su una 'fictio iuris' prevista dalla legge fallimentare, che considera la società estinta come ancora esistente ai soli fini della procedura concorsuale, per tutelare i creditori.
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Cancellazione società registro imprese: chi agisce?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del liquidatore di una società cancellata dal registro delle imprese. Il caso riguarda la restituzione di fondi sequestrati. La Corte stabilisce che, a seguito della cancellazione della società dal registro delle imprese, questa si estingue e i suoi diritti e beni residui si trasferiscono ai soci. Di conseguenza, solo gli ex soci, e non più il liquidatore, sono legittimati ad agire per il recupero di tali beni.
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Riassunzione giudizio: soci garanti e società estinta
La Cassazione chiarisce che la riassunzione del giudizio, interrotto per cancellazione della società debitrice, è valida se effettuata nei confronti dei soci che erano anche garanti. Non sussiste litisconsorzio necessario tra debitori e fideiussori, e i motivi di nullità della fideiussione devono essere proposti tempestivamente, non in comparsa conclusionale. La Corte ha rigettato i ricorsi dei garanti.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso avverso una sentenza di fallimento. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente, erede dell'imprenditore defunto, non ha depositato la copia della sentenza d'appello munita della prova della sua notificazione, rendendo impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'impugnazione. Questo caso evidenzia come il mancato adempimento di un onere processuale, come l'onere della prova sulla tempestività, possa precludere l'esame nel merito delle questioni sollevate, portando all'improcedibilità del ricorso per cassazione.
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Responsabilità socio apparente: fallimento esteso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11342/2024, ha stabilito che un ex socio di una società in accomandita semplice, il cui nome sia rimasto nella ragione sociale dopo la sua uscita, può essere dichiarato fallito in estensione anche oltre un anno dalla cessazione della carica. La Corte ha sottolineato che la permanenza del nome costituisce una forma di 'responsabilità del socio apparente', fondata sulla tutela dell'affidamento dei terzi. Di conseguenza, il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre non dall'uscita del socio, ma dalla cancellazione del suo nome dalla ragione sociale iscritta nel registro delle imprese.
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Trasferimento fittizio: notifica valida in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che, dopo aver effettuato un trasferimento fittizio della sede legale all'estero, contestava la validità della notifica del ricorso di fallimento avvenuta in Italia. La Corte ha stabilito che, in caso di trasferimento meramente formale e non effettivo, la sede legale ai fini della notifica rimane quella italiana, rendendo legittima la procedura di fallimento avviata dall'Agente della Riscossione.
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Fallimento società cancellata: il termine di un anno
Una società cancellata dal registro imprese viene dichiarata fallita oltre un anno dopo. La Cassazione chiarisce che il termine annuale è perentorio. Anche in caso di appello, il decreto che accoglie il reclamo dei creditori deve intervenire entro l'anno dalla cancellazione, confermando che il fallimento società cancellata oltre tale termine è nullo.
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Improcedibilità ricorsi fallimentari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma sull'improcedibilità dei ricorsi fallimentari (art. 10 d.l. 23/2020) non si applica retroattivamente. La misura, introdotta per l'emergenza Covid, riguarda solo le istanze depositate tra il 9 marzo e il 30 giugno 2020, escludendo quelle già pendenti. La Corte ha ritenuto la questione di legittimità costituzionale manifestamente infondata, confermando la discrezionalità del legislatore nel definire il perimetro delle norme emergenziali.
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Società cancellata: notifica fiscale valida 5 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un avviso di accertamento fiscale a una società cancellata dal registro delle imprese è legittima se avviene entro cinque anni dalla cancellazione. In questo caso, un ex socio e liquidatore ha impugnato un accertamento IVA notificato dopo la cancellazione della società. La Corte ha rigettato il ricorso, applicando l'art. 28 del d.lgs. 175/2014, che introduce una 'finzione giuridica' di sopravvivenza della società ai soli fini fiscali, confermando che l'ex liquidatore mantiene la rappresentanza legale per ricevere gli atti e difendersi in giudizio.
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Società cessata: ricorso inammissibile dell’ex socio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'ex legale rappresentante di una società cessata. La società era stata cancellata dal registro delle imprese prima dell'inizio del giudizio. La Corte ha stabilito che, una volta estinta, la società perde la capacità di agire in giudizio, rendendo nullo qualsiasi procedimento avviato a suo nome per difetto di legittimazione attiva.
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Notifica a società estinta: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate a causa di una notifica a società estinta. L'ordinanza chiarisce che, a seguito della cancellazione dal registro delle imprese, la società perde la capacità di stare in giudizio. L'impugnazione avrebbe dovuto essere notificata ai soci quali successori dell'ente, non alla società ormai inesistente, rendendo l'atto processuale irrimediabilmente nullo.
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