Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato la possibilità di scontare la pena residua tramite la detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, evidenziata dalla gravità dei reati commessi, da precedenti violazioni commesse proprio durante gli arresti domiciliari e in carcere, e da una dipendenza da stupefacenti non ancora superata. La Corte di Cassazione ha confermato questo orientamento, dichiarando inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito che, secondo la Legge n. 199 del 2010, la misura alternativa va negata non solo in caso di pericolo di fuga, ma anche quando vi sia il rischio concreto che il soggetto compia nuovi reati. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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