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Art. 1 Legge Fallimentare

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32 provvedimenti

Revocatoria Fallimentare: la prova dell’insolvenza
Una società che aveva ricevuto un pagamento di oltre 500.000 euro è stata condannata a restituirlo dopo il fallimento dell'azienda pagatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo aspetti cruciali dell'azione di revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore può essere provata tramite presunzioni, incluse le notizie di stampa. Inoltre, ha ribadito che il danno per gli altri creditori è insito nel pagamento stesso e non necessita di una prova separata.
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Tassazione consorzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza 22571/2024, ha chiarito importanti aspetti sulla tassazione consorzi con attività esterna. Ha stabilito che i contributi dei soci per servizi resi costituiscono ricavi imponibili e che l'incremento delle rimanenze finali è reddito. La Corte ha confermato la piena soggettività fiscale di tali enti, respingendo il ricorso di un consorzio edile contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate.
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Soglie di fallibilità: l’onere della prova sul debitore
Una società in liquidazione ricorre in Cassazione contro la sentenza di fallimento, sostenendo di non superare le soglie di fallibilità previste dalla legge. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del mancato superamento di tali soglie grava interamente sull'imprenditore debitore. La contestazione generica dei debiti fiscali e la presentazione di bilanci ritenuti inattendibili non sono sufficienti a evitare la dichiarazione di fallimento.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso avverso una sentenza di fallimento. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente, erede dell'imprenditore defunto, non ha depositato la copia della sentenza d'appello munita della prova della sua notificazione, rendendo impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'impugnazione. Questo caso evidenzia come il mancato adempimento di un onere processuale, come l'onere della prova sulla tempestività, possa precludere l'esame nel merito delle questioni sollevate, portando all'improcedibilità del ricorso per cassazione.
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Fallimento SRL: pignoramento non esclude l’attivo
Una società in liquidazione ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento sostenendo che un suo immobile pignorato non dovesse essere conteggiato nell'attivo patrimoniale, portandolo sotto la soglia di fallibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pignoramento non esclude il bene dal patrimonio ai fini della valutazione della fallibilità. Inoltre, ha chiarito che la procedura di sovraindebitamento del socio unico non impedisce il fallimento della società, a causa del principio di autonomia patrimoniale che separa i due soggetti giuridici.
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Stato di insolvenza: i limiti del ricorso in Cassazione
Una società informatica, dichiarata fallita dalla Corte d'Appello, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione del suo stato di insolvenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti e delle prove, come l'analisi dei bilanci e la sussistenza dei debiti, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi specifici. La decisione conferma che lo stato di insolvenza si desume da un complesso di fattori che dimostrano l'incapacità dell'impresa di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Poteri officiosi del giudice: i limiti nel reclamo
Una società di costruzioni, dichiarata fallita, ricorre in Cassazione contestando la decisione della Corte d'Appello di confermare il fallimento. Il ricorso si basa sull'inammissibilità di documenti prodotti tardivamente da un creditore nel giudizio di rinvio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità dei poteri officiosi del giudice fallimentare. Questi poteri consentono al giudice di acquisire d'ufficio i documenti necessari a verificare le soglie di fallibilità, anche se prodotti tardivamente, superando le preclusioni ordinarie per garantire l'accertamento della verità materiale.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società su istanza di un creditore. Nonostante l'opposizione della società debitrice, che sosteneva di non superare i limiti dimensionali di legge e l'insussistenza dello stato di insolvenza, il Tribunale ha accolto il ricorso. La decisione si fonda sulla prova del superamento delle soglie patrimoniali e sull'accertamento dello stato di insolvenza, desunto non solo dal credito vantato dal ricorrente, ma anche da un'esecuzione forzata con esito negativo e da una consistente esposizione debitoria verso l'Agenzia delle Entrate.
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Onere della prova fallimento: la Cassazione decide
Una società dichiarata fallita ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di possedere i requisiti per l'esenzione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La motivazione si basa sull'inattendibilità della documentazione contabile prodotta, in particolare bilanci non depositati e approvati solo dopo la dichiarazione di fallimento. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l'onere della prova nel fallimento spetta al debitore, che deve fornire prove certe e attendibili della propria solidità patrimoniale e finanziaria.
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Valutazione attivo fallimentare: cosa conta?
Una società immobiliare ha contestato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo che il suo patrimonio fosse inferiore alla soglia legale a causa della svalutazione di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la valutazione attivo fallimentare, ai fini della verifica dei presupposti di fallibilità, deve basarsi sul criterio contabile del costo storico iscritto in bilancio, e non sul valore di mercato attuale del bene.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
Un imprenditore, dichiarato fallito in primo e secondo grado, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi di appello erano formulati in modo confuso e generico, mescolando critiche procedurali e di merito senza rispettare i rigorosi requisiti formali. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge, sottolineando l'importanza di una redazione tecnica e specifica degli atti di impugnazione.
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Procura speciale cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda su un vizio procedurale insanabile: il mancato deposito della procura speciale cassazione, documento essenziale per rappresentare la parte in giudizio. Nonostante il difensore avesse dichiarato di averla allegata telematicamente, il file non è stato rinvenuto, rendendo l'impugnazione improcedibile.
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