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Art. 1 legge fall.

5 provvedimenti

Requisiti di non fallibilità: bilanci tardivi inutili
Una società immobiliare ha impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo di non superare le soglie dimensionali previste dalla legge. Per dimostrare i requisiti di non fallibilità, l'impresa ha presentato i bilanci degli ultimi tre anni solo durante la fase di reclamo. Tuttavia, la società non depositava i bilanci presso il registro delle imprese dal 2010 e i documenti prodotti erano stati redatti solo dopo la sentenza di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i bilanci non depositati nei termini di legge sono inattendibili. Di conseguenza, spetta all'imprenditore dimostrare la propria situazione patrimoniale con altre prove certe, non potendo sanare la propria inerzia contabile a posteriori. L'Azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Fallimento dopo concordato: sì senza risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15851/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Ha chiarito che è possibile dichiarare il fallimento di un'impresa, precedentemente ammessa a concordato preventivo omologato, che non adempia agli obblighi concordatari. Tale dichiarazione non richiede la preventiva risoluzione del concordato stesso. L'inadempimento del piano concordatario manifesta la persistenza dello stato di insolvenza e legittima una nuova istanza di fallimento. Questa decisione ribalta la precedente interpretazione di una corte d'appello, sottolineando che la risoluzione del concordato e la dichiarazione di fallimento dopo concordato sono due rimedi distinti e non consequenziali.
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Concorso extraneus bancarotta: responsabilità del socio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7723/2024, ha affrontato il tema del concorso extraneus in bancarotta. Ha annullato l'assoluzione del sindaco di un comune, socio unico di una società fallita, stabilendo che la sua posizione non implicava poteri gestori diretti. Invece, ha confermato la condanna di un membro del collegio sindacale per omessa vigilanza, ritenendo le sue azioni 'timide e inefficaci' nel prevenire l'aggravamento del dissesto. La sentenza chiarisce i distinti profili di responsabilità tra socio, anche se pubblico, e organi di controllo.
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Concordato preventivo: i requisiti del business plan
La richiesta di una società per un concordato preventivo è stata respinta, portando alla sua dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, giudicando l'appello inammissibile. Il motivo principale è stata la mancanza, nel business plan presentato, di dettagli essenziali come le proiezioni dei flussi di cassa, rendendo impossibile una valutazione sulla reale fattibilità del piano. La Corte ha inoltre respinto le contestazioni sulla validità delle notifiche fiscali ricevute dall'ente creditore.
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Prova non fallibilità: bilanci non approvati non bastano
Una società dichiarata fallita ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non superare le soglie di fallibilità. La controversia verteva sulla validità dei documenti contabili prodotti a sostegno di tale tesi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la prova non fallibilità richiede bilanci formalmente approvati e depositati. Documenti contabili interni, non firmati e privi di approvazione formale, sono stati ritenuti insufficienti a invertire l'onere della prova, che resta a carico dell'imprenditore.
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