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Art. 1, legge 17 gennaio 2000, n. 7

5 provvedimenti

Reverse charge oro: Cassazione ribalta, non serve trasformazione diretta
Un'azienda orafa ha applicato il regime di reverse charge oro per la vendita di materiale aureo a un'altra società, senza addebitare l'IVA. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa scelta, sostenendo che l'acquirente non svolgeva attività di trasformazione industriale diretta, ma solo di intermediazione. I giudici di merito hanno dato ragione all'Agenzia. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. Ha stabilito che l'applicazione del reverse charge oro dipende dalla purezza del metallo e dalla sua destinazione a un nuovo ciclo economico di trasformazione, non dalla circostanza che l'acquirente esegua direttamente la lavorazione. La sentenza precedente è stata annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione.
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Reverse charge oro: purezza e non attività del cessionario
La Cassazione ha stabilito che per l'applicazione del reverse charge oro, non è necessario che l'acquirente svolga direttamente l'attività di fusione. Sono sufficienti la purezza del metallo (superiore a 325 millesimi) e la sua non immediata destinazione al consumo, essendo deputato a una nuova trasformazione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva la necessità di verificare l'attività del cessionario.
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Reverse charge oro: quando si applica? La Cassazione
Un'impresa del settore "compro oro" ha applicato il reverse charge oro alla vendita di gioielli usati a un'azienda di recupero metalli. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendo applicabile il regime del margine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente, chiarendo che per l'applicazione del reverse charge è fondamentale provare la destinazione del bene alla trasformazione industriale e non al consumo diretto, indipendentemente da chi esegua materialmente la fusione. In assenza di tale prova, il regime corretto è quello del margine.
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Reverse charge oro: Cassazione chiarisce i criteri
La Cassazione ha stabilito che per l'applicazione del reverse charge oro, è decisivo il livello di purezza del metallo (superiore a 325 millesimi) e la sua destinazione a un processo di trasformazione, non al consumo immediato. La Corte ha cassato la decisione di merito che si era basata solo sull'attività commerciale del contribuente, omettendo di verificare le caratteristiche oggettive dei beni ceduti.
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Reverse Charge Oro: la Cassazione chiarisce i requisiti
L'Agenzia delle Entrate contestava a una ditta individuale l'applicazione del reverse charge sull'oro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'applicazione del regime sono sufficienti due requisiti: la purezza del materiale (pari o superiore a 325 millesimi) e la sua destinazione a un nuovo ciclo produttivo, non al consumo immediato. Non è necessario che sia l'acquirente diretto a eseguire la trasformazione.
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