L'Agenzia delle Entrate ha disposto il riclassamento catastale di ventotto unità immobiliari situate nel centro storico di Roma, raddoppiandone quasi la rendita. La Società Contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento lamentando una carenza di motivazione. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici di legittimità hanno stabilito che il provvedimento di riclassamento catastale non può limitarsi a richiamare formule generiche o l'andamento del mercato immobiliare. Al contrario, l'amministrazione deve indicare in modo rigoroso, specifico e dettagliato gli elementi concreti relativi all'immobile, al fabbricato e alla microzona che giustificano la variazione di valore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione di secondo grado e ha accolto definitivamente il ricorso originario della contribuente.
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