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Art. 1, comma 17, l. 228 del 2012

6 provvedimenti

Onere della prova: rimborso fiscale e pronuncia
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo la distinzione tra vizio di 'omessa pronuncia' e rigetto implicito. In un caso di rimborso fiscale, la Corte ha stabilito che se il giudice di merito accerta che il contribuente ha soddisfatto l'onere della prova, rigetta implicitamente l'eccezione contraria dell'amministrazione finanziaria, senza che ciò costituisca un vizio procedurale.
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Notifica ricorso cassazione: inammissibile senza avviso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso dell'Agenzia delle Entrate a causa di un vizio procedurale. La mancata produzione dell'avviso di ricevimento relativo alla notifica ricorso cassazione via posta è stata ritenuta una carenza fatale, equiparabile all'inesistenza della notifica stessa e non sanabile. La decisione ribadisce l'importanza cruciale del corretto completamento di ogni fase del processo di notificazione degli atti giudiziari.
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Presunzione distribuzione utili: la prova del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12752/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro tre soci di una s.r.l. a ristretta base. La Corte ha ribadito che la presunzione di distribuzione utili non dichiarati può essere superata dai soci fornendo una prova contraria adeguata. La valutazione di tale prova è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, confermando così la decisione che annullava gli avvisi di accertamento IRPEF a carico dei contribuenti.
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Tassazione TFR estero: la residenza vince
Un lavoratore italiano, residente e impiegato nel Regno Unito per un'azienda italiana, ha richiesto il rimborso delle imposte trattenute sul suo TFR. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, chiarendo che, secondo la convenzione contro la doppia imposizione tra Italia e Regno Unito, la tassazione TFR estero spetta esclusivamente al Paese in cui il lavoro è stato svolto e dove il contribuente risiede. La Corte ha inoltre specificato che la prova della residenza estera è sufficiente per il rimborso, anche in assenza di uno specifico certificato dell'autorità fiscale straniera.
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Associazione Temporanea di Impresa: non è società di fatto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che mirava a riqualificare una Associazione Temporanea di Impresa (ATI) in società di fatto per applicare un regime fiscale unitario. La Corte ha stabilito che l'onere di provare tale trasformazione sostanziale grava sull'Amministrazione finanziaria, la quale non ha fornito prove concrete ma solo ricostruzioni ipotetiche. La struttura tipica dell'ATI, basata su un mandato alla capogruppo, non implica automaticamente l'esistenza di una società di fatto, preservando l'autonomia fiscale delle singole imprese associate.
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Società di fatto: l’ATI non è tassabile come tale
Un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate la riqualificava come società di fatto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che per superare la forma giuridica dell'ATI, il Fisco ha l'onere di fornire prove concrete e non mere ricostruzioni ipotetiche dell'esistenza di una società di fatto.
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