Il caso riguarda un omicidio di stampo mafioso commesso da un uomo in concorso con il padre, capo clan. Dopo la confessione del padre, divenuto collaboratore di giustizia, anche il figlio confessa il delitto, ma tenta di ridimensionare il proprio ruolo e chiede il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte d'Assise d'Appello nega tali benefici e lo condanna all'ergastolo. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dell'imputato. I giudici chiariscono che la confessione tardiva e utilitaristica non dà diritto alle attenuanti generiche, mancando un sincero pentimento. Inoltre, viene confermata l'aggravante della premeditazione, poiché l'uomo era a conoscenza del piano omicida prima dell'esecuzione e ha avuto il tempo di riflettere e recedere dall'azione.
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