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Vittima Del Dovere

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47 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Vittima del Dovere: prescrizione e benefici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13556/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di benefici per la vittima del dovere. Se da un lato lo status di vittima è imprescrittibile e può essere richiesto in qualsiasi momento, i diritti economici che ne derivano sono soggetti alla prescrizione decennale. La Corte ha inoltre precisato che, per la speciale elargizione una tantum, il termine di prescrizione decorre non dal riconoscimento dello status, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha introdotto il beneficio (d.P.R. n. 243/2006), rendendo in questo caso specifico il diritto prescritto.
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Vittima del dovere: prescrizione e benefici
Un servitore dello Stato, ferito durante un'operazione, ha richiesto il riconoscimento dello status di 'vittima del dovere' e i relativi benefici. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: mentre lo status di 'vittima del dovere' è imprescrittibile, il diritto ai benefici economici, come la speciale elargizione, si prescrive in dieci anni. Tale termine decorre dal momento in cui la legge ha previsto il beneficio, non dalla data di formale riconoscimento dello status. Di conseguenza, sono stati respinti sia il ricorso del cittadino sulla prescrizione dei benefici, sia quello dell'Amministrazione che sosteneva la prescrittibilità dello status stesso.
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Vittima del dovere: lo status è imprescrittibile
Con l'ordinanza n. 16186/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile. A differenza dei singoli benefici economici, che sono soggetti alla prescrizione decennale, l'azione per l'accertamento di questa condizione personale non ha limiti di tempo. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva respinto la domanda di un dipendente pubblico basandosi erroneamente sulla prescrizione dello status stesso.
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Vittima del dovere: status negato per casco non idoneo
Un operatore delle forze dell'ordine, infortunatosi in un incidente motociclistico durante il servizio, ha richiesto il riconoscimento dello status di vittima del dovere, attribuendo l'aggravarsi delle lesioni a un casco in dotazione ritenuto inadeguato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per ottenere tale status non basta un infortunio in servizio o l'uso di equipaggiamento non tecnologicamente avanzato. È indispensabile dimostrare l'esposizione a rischi straordinari, superiori alla normalità del proprio incarico, condizione che nel caso di specie non è stata riscontrata.
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Esenzione fiscale vittime dovere: non retroattiva
Un contribuente, riconosciuto come "vittima del dovere", ha richiesto il rimborso IRPEF per gli anni 2013-2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione fiscale vittime del dovere, introdotta dalla Legge n. 232/2016, si applica esclusivamente a partire dal 1° gennaio 2017 e non può essere applicata retroattivamente agli anni d'imposta precedenti.
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Vittima del dovere: status imprescrittibile, ma…
La Corte d'Appello di Trieste affronta il caso di un Carabiniere che ha richiesto il riconoscimento dello status di vittima del dovere anni dopo l'evento lesivo. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: lo status giuridico di vittima del dovere è imprescrittibile e non può essere negato per il solo passare del tempo. Tuttavia, i singoli benefici economici, come assegni e indennizzi, sono soggetti alla prescrizione decennale. Inoltre, l'accesso a determinate prestazioni, come gli assegni vitalizi, è subordinato al superamento di una soglia minima di invalidità (25%), che nel caso specifico non è stata raggiunta (17%). La Corte ha quindi riconosciuto lo status, ma ha negato la maggior parte dei benefici economici, ad eccezione dell'esenzione dalle spese sanitarie.
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Vittima del dovere: la presunzione per i militari
La Corte d'Appello di Genova conferma lo status di "vittima del dovere" per un militare che ha contratto un tumore dopo una missione in Kosovo. La sentenza ribadisce il principio della "presunzione relativa": spetta all'Amministrazione, e non al militare, provare che la malattia non sia legata al servizio in zone a rischio. Tuttavia, la Corte ha parzialmente accolto l'appello dello Stato, riducendo la percentuale di invalidità riconosciuta dal 36% al 25% e ricalcolando i benefici connessi.
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