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Violenza A Pubblico Ufficiale

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34 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violenza a pubblico ufficiale: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza a pubblico ufficiale a carico di un'imputata, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa aveva contestato la valutazione delle prove e la sussistenza degli elementi del reato, ma i giudici di legittimità hanno rilevato che le doglianze erano meramente ripetitive di quanto già esaminato e respinto in secondo grado. La sentenza ribadisce che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di Cassazione, condannando la ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Violenza a pubblico ufficiale: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di violenza a pubblico ufficiale, avendo aggredito fisicamente il Sindaco di un comune campano per ottenere un posto di lavoro. Il ricorso, incentrato sulla contestazione del trattamento sanzionatorio e della recidiva, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato la gravità oggettiva dell'aggressione, avvenuta in un contesto istituzionale, e l'assenza di segni di pentimento da parte dell'imputato, la cui condotta è stata definita come una spregiudicata estrinsecazione di forza criminale.
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Violenza a pubblico ufficiale: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza a pubblico ufficiale, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. I motivi presentati sono stati giudicati troppo generici e volti a ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità. La sentenza di merito è stata ritenuta logica e coerente con le prove, portando alla condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza a pubblico ufficiale, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. Il ricorrente mirava a ottenere una rivalutazione dell'attendibilità testimoniale, un aspetto che appartiene esclusivamente al merito e non alla legittimità. La decisione sottolinea l'impossibilità di ridiscutere i fatti in terzo grado, confermando le spese processuali e una sanzione economica.
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Violenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso è nullo
Un cittadino, condannato per minacce e atteggiamenti ostruzionistici verso un ausiliario del traffico, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'appello inammissibile, confermando la condanna per violenza a pubblico ufficiale. La decisione si basa sull'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità e sulla corretta valutazione dei precedenti penali dell'imputato da parte della Corte d'Appello, che aveva negato le attenuanti generiche.
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Violenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso è nullo
Un cittadino si opponeva al sequestro amministrativo del proprio veicolo, ostacolando gli agenti. Condannato per il reato di violenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di dolo e chiedendo le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando le motivazioni manifestamente infondate e confermando che l'intento di ostacolare un atto d'ufficio emergeva chiaramente dai fatti. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Violenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per minaccia, lesioni e violenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva ostacolato e aggredito degli agenti durante un servizio di perlustrazione. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e una mera riproposizione di tesi già respinte, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Violenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni e violenza a pubblico ufficiale. I motivi sono stati ritenuti infondati e generici, confermando che la violenza era finalizzata a costringere gli agenti a compiere un atto del loro ufficio e che le prove delle lesioni erano valide.
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Violenza a pubblico ufficiale: minacce e inammissibilità
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per violenza a pubblico ufficiale. Le minacce ai secondini per impedire l'assegnazione di un altro detenuto in cella costituiscono reato, a prescindere da presunte ragioni di sovraffollamento.
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Violenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
Un imprenditore, condannato per violenza a pubblico ufficiale per aver preteso il pagamento di una fattura, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Le motivazioni del ricorrente sono state giudicate una mera ripetizione di argomenti già adeguatamente respinti, basati sulla presunta inattendibilità del pubblico ufficiale. La Corte ha ribadito che la testimonianza della vittima era corroborata da altri testimoni e che il pagamento era stato legittimamente bloccato a causa di un minor numero di ore lavorate rispetto a quelle fatturate.
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Concorso di persone: violenza e ruolo del correo
Due detenuti ricorrono in Cassazione contro una condanna per violenza a un agente di Polizia Penitenziaria. Uno dei due sostiene di non aver partecipato all'aggressione fisica, avendo solo forzato una porta. La Corte Suprema rigetta il ricorso, stabilendo che nel concorso di persone è sufficiente fornire un contributo materiale all'azione criminosa complessiva, anche senza un contatto diretto con la vittima. La Corte ha ritenuto che forzare la porta fosse un'azione essenziale per il compimento del piano criminoso condiviso. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Violenza a pubblico ufficiale: minaccia e reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza a pubblico ufficiale nei confronti di un imputato che aveva minacciato un medico del pronto soccorso per costringerlo a modificare una prognosi già formulata. Secondo la Corte, il reato si configura anche se l'atto è già stato compiuto, qualora la condotta sia finalizzata a contrastare o a far rivedere la decisione del pubblico ufficiale, proteggendo così la sua libertà d'azione e il buon andamento della pubblica amministrazione.
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Violenza a pubblico ufficiale: appello inammissibile
Un uomo, condannato per aver aggredito un medico che si era rifiutato di rilasciare un falso certificato, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando i motivi generici e infondati. La condanna per i reati di lesioni personali e violenza a pubblico ufficiale è stata quindi confermata, poiché l'appello tentava una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati.
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Violenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di violenza a pubblico ufficiale. L'appello è stato ritenuto generico e manifestamente infondato, in quanto si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio e a offrire una lettura alternativa dei fatti. La Corte ha confermato che anche la spinta di un cancello contro un agente penitenziario integra la violenza richiesta dall'art. 336 c.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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