L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento di sequestro preventivo impeditivo emesso in relazione a contestati reati ambientali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo di doglianza, relativo all'applicabilità della misura cautelare agli enti, non era stato sollevato davanti al Tribunale del Riesame e non poteva quindi essere proposto per la prima volta in sede di legittimità. Il secondo motivo, riguardante il presunto difetto di motivazione sul pericolo nel ritardo, è stato ritenuto infondato poiché il giudice di merito ha fornito una motivazione logica, coerente e basata su elementi di fatto concreti. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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