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Uti Dominus

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226 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Appropriazione indebita beni in leasing: la Cassazione
Un imprenditore, dopo aver interrotto il pagamento dei canoni di leasing per attrezzature elettroniche, non le restituisce alla società concedente, continuando a utilizzarle. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di appropriazione indebita. Secondo la Corte, l'uso dei beni come se fossero propri (uti dominus) dopo la richiesta di restituzione configura l'appropriazione indebita beni in leasing, e le giustificazioni tecniche per il mancato smontaggio sono state ritenute pretestuose e non credibili.
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Uti Dominus: responsabilità fiscale nella frode
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un imprenditore ritenuto responsabile per una frode fiscale di tipo 'carosello'. La Corte ha stabilito che quando un soggetto agisce come effettivo 'uti dominus', ovvero come reale proprietario e gestore di una società schermo utilizzata per scopi illeciti, le obbligazioni tributarie e le sanzioni vengono trasferite direttamente dalla società a lui. Non è decisivo qualificarlo come amministratore di fatto, ma è fondamentale dimostrare che egli gestiva le risorse della società per i propri interessi, ideando e realizzando la frode.
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Interposizione fittizia: chi ha l’onere della prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20846/2025, interviene sul tema dell'interposizione fittizia e la ripartizione dell'onere della prova in materia di IVA. Il caso riguardava una società immobiliare che, attraverso un fondo d'investimento e una società di gestione, aveva eluso le imposte. La Corte ha stabilito che, una volta provata dall'Amministrazione Finanziaria l'esistenza dello schema interpositorio, spetta al contribuente (l'interponente) dimostrare che l'IVA dovuta sulle operazioni è stata regolarmente versata dall'ente interposto. Questo principio ribalta la decisione precedente, che erroneamente addossava tale onere all'Ufficio.
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Usucapione immobile familiare: prova rigorosa richiesta
Un padre rivendica l'usucapione di un immobile intestato alla figlia, sostenendo di averlo sempre gestito come proprietario. La Corte d'Appello respinge la richiesta, confermando la decisione di primo grado. Il tribunale stabilisce che, nel contesto di un usucapione immobile familiare, atti come il pagamento delle spese non sono sufficienti. A causa del legame familiare, si presume che tali azioni derivino dalla tolleranza del proprietario e non da un possesso finalizzato all'acquisizione della proprietà.
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Diritto di superficie: no all’usucapione del terreno
Un privato, proprietario di una tettoia costruita su terreni demaniali, ha agito in giudizio per ottenerne la proprietà per usucapione. Mentre il Tribunale di primo grado aveva accolto la domanda, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Corte ha stabilito che il privato non possedeva il terreno come se ne fosse il proprietario (uti dominus), ma deteneva semplicemente un diritto di superficie, ovvero la proprietà della sola costruzione separata da quella del suolo. Mancando i presupposti del possesso pieno, la domanda di usucapione è stata respinta.
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Usucapione beni immobili: prova e animus possidendi
Due eredi, già comproprietari di una minima quota di alcuni immobili, hanno ottenuto dal Tribunale di Torino il riconoscimento della piena proprietà per la restante parte tramite usucapione. L'ordinanza ha accolto la loro domanda basandosi sulle prove testimoniali che hanno confermato il loro possesso esclusivo, pubblico e ininterrotto per oltre vent'anni, iniziato dal loro defunto padre. La decisione sottolinea l'importanza di dimostrare non solo l'utilizzo materiale del bene, ma anche l'intenzione di possederlo come unici proprietari (animus possidendi), anche in assenza di opposizione da parte degli altri intestatari catastali, rimasti contumaci.
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