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Usucapione

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1678 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Occupazione abusiva terreno: Cassazione e confini
Una donna è stata condannata per l'occupazione di una porzione del terreno del vicino tramite la costruzione di una recinzione. Ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'incertezza dei confini e la tardività della querela. La Corte ha dichiarato il ricorso per occupazione abusiva di terreno inammissibile, confermando le sentenze precedenti. I giudici hanno stabilito che il ricorso era un mero tentativo di riesaminare i fatti e che le motivazioni dei giudici di merito erano corrette sia riguardo all'intento di occupare sia sulla tempestività della querela.
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Successione nel possesso: l’erede subentra subito
Un erede veniva privato del possesso di un immobile familiare dalla sorella e dal cognato. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, affermando il principio della successione nel possesso. Secondo la Corte, l'erede subentra automaticamente nel possesso del defunto al momento della morte, senza necessità di un atto fisico di impossessamento, come stabilito dall'art. 1146 c.c. La decisione è stata influenzata anche da una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già accertato il compossesso dell'erede.
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Improcedibilità ricorso per mancato deposito notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso a causa del mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata. L'ordinanza sottolinea come questo adempimento, previsto dall'art. 369 c.p.c., sia un requisito essenziale per la procedibilità del ricorso, la cui omissione non è sanabile se l'impugnazione avviene oltre il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione della sentenza.
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Accessione nel possesso: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31436/2023, ha cassato la decisione di una Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'usucapione di una striscia di terreno. La Suprema Corte ha ribadito che l'accessione nel possesso, ovvero la possibilità di sommare il proprio possesso a quello del precedente proprietario, richiede un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà anche dell'area contesa, non essendo sufficiente una mera situazione di fatto o la semplice inclusione fisica del bene.
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Usucapione immobile: no se il venditore resta in casa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31434/2023, ha negato la possibilità di usucapione immobile ai venditori che, dopo aver ceduto la proprietà a una società, erano rimasti ad abitarvi. La Corte ha stabilito che la loro permanenza costituiva una mera detenzione, non un possesso utile ai fini dell'usucapione, a causa di un accordo scritto in cui si impegnavano a rilasciare i locali. Questa decisione chiarisce la fondamentale differenza tra possesso e detenzione nel contesto di una compravendita immobiliare.
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Servitù di uso pubblico: no usucapione privata
Un cittadino ha chiesto il riconoscimento di una servitù di passo privata su una strada. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la natura di servitù di uso pubblico del percorso impedisce l'acquisto per usucapione di un diritto privato, in quanto il passaggio era permesso alla generalità e non solo al singolo.
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Usucapione tra coeredi: la tolleranza che lo esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31108/2023, ha respinto il ricorso di alcuni coeredi che chiedevano di essere dichiarati proprietari esclusivi di immobili ereditari per usucapione. La Corte ha stabilito che l'utilizzo del bene, fondato su un rapporto di parentela e quindi su mera tolleranza, non costituisce possesso utile ai fini dell'usucapione tra coeredi, in assenza di atti inequivocabili volti a escludere gli altri comproprietari.
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Uso esclusivo bene comune: quando è dovuto l’indennizzo?
In una controversia tra coeredi per la divisione di un immobile, la Corte di Cassazione ha chiarito le condizioni per il risarcimento dovuto per l'uso esclusivo del bene comune. L'ordinanza stabilisce che l'indennità è dovuta solo se gli altri comproprietari hanno manifestato l'intenzione di utilizzare il bene, venendone impediti. Il semplice godimento esclusivo da parte di un coerede non è di per sé sufficiente a generare un obbligo di pagamento, se non vi è prova di una richiesta di utilizzo da parte degli altri.
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Caducazione della sentenza: effetti sulla divisione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi, principale e incidentale, relativi a una divisione ereditaria. La decisione si fonda sul principio della caducazione della sentenza: la precedente cassazione di una sentenza non definitiva sull'usucapione di un bene ha automaticamente travolto la successiva sentenza di divisione, che escludeva quel bene. Essendo venuto meno il provvedimento impugnato, i ricorsi sono diventati privi di oggetto.
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Servitù di passaggio: usucapione e titolo negoziale
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di servitù di passaggio, confermando che l'estensione del diritto può derivare sia da un titolo contrattuale originario sia dall'usucapione per la parte di percorso utilizzata nel tempo ma non prevista nell'atto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari del fondo servente, i quali contestavano l'estensione della servitù, validando la decisione della Corte d'Appello che aveva accertato la coesistenza dei due titoli (contratto e usucapione) per definire l'ampiezza completa del diritto di passaggio.
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Servitù di passaggio per usucapione: la Cassazione
Un proprietario citava in giudizio la vicina per ottenere il riconoscimento di una servitù di passaggio per usucapione. Dopo un'iniziale reiezione, la Corte d'Appello accoglieva la domanda, ritenendo provati i requisiti dell'usucapione. La proprietaria del fondo servente ricorreva in Cassazione, lamentando un'errata valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove testimoniali e dei fatti è di esclusiva competenza del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. La decisione conferma l'acquisizione della servitù di passaggio per usucapione.
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Canna fumaria e stabilità: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità per una canna fumaria che compromette la stabilità di un edificio ricade su chi ne trae vantaggio, anche se non è l'autore materiale della modifica dannosa. In un caso di lite tra vicini per l'uso di una canna fumaria modificata pericolosamente, la Corte ha annullato la decisione d'appello, affermando che chi beneficia di una situazione pericolosa è tenuto a ripristinare le condizioni di sicurezza a proprie spese.
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Nullità della citazione: la difesa in appello
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di nullità della citazione di primo grado che ha impedito la costituzione di una parte, il giudice d'appello deve rinnovare gli atti e consentire alla parte di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. Non è sufficiente rinnovare solo le prove della controparte. La causa non va rimessa al primo giudice, ma decisa in appello garantendo un contraddittorio pieno.
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Usucapione beni pubblici: quando è possibile?
La Corte di Cassazione conferma che l'usucapione di beni pubblici è possibile se il bene, pur essendo di proprietà di un ente come un'Azienda Sanitaria, non è mai stato effettivamente destinato a un pubblico servizio. La sentenza chiarisce che il mero trasferimento formale della proprietà all'ente non è sufficiente a renderlo 'indisponibile' e quindi immune da usucapione, prevalendo la destinazione d'uso concreta e prolungata nel tempo da parte del privato.
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Proprietà del suolo: accessione e prova del bene
Una proprietaria immobiliare ha citato in giudizio un'azienda confinante per aver reso inutilizzabile una vasca di raccolta acque situata sul suo terreno. I tribunali di primo e secondo grado avevano respinto la sua richiesta, ritenendo non provata la proprietà della vasca. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che i giudici hanno commesso un errore metodologico: prima di esaminare i titoli di proprietà relativi alla vasca, avrebbero dovuto stabilire la proprietà del suolo su cui essa insiste. In base al principio di accessione, infatti, la proprietà di un manufatto spetta al proprietario del terreno, salvo prova contraria. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo corretto iter logico-giuridico.
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Servitù di passaggio pubblico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30949/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società immobiliare che rivendicava l'esistenza di una servitù di passaggio pubblico su una strada privata. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la strada, essendo cieca e utilizzata solo da un soggetto specifico, non soddisfa i requisiti di interesse generale e uso da parte di una collettività indeterminata necessari per costituire un diritto di uso pubblico.
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Onere prova rivendicazione: Cassazione chiarisce
Una società che rivendicava l'usucapione di un immobile ha perso la causa contro il legittimo proprietario. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova nella rivendicazione si attenua quando la controparte, con la sua stessa domanda, riconosce la titolarità originaria del bene. In questo caso, l'ammissione dell'attore ha reso superflua la cosiddetta 'probatio diabolica' a carico del proprietario.
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Usucapione servitù: possesso, non detenzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30827/2023, ha cassato una decisione di merito che riconosceva una usucapione servitù di passaggio. La Suprema Corte ha ribadito due principi fondamentali: primo, per l'usucapione è necessaria la presenza di opere visibili e permanenti, non solo un tracciato; secondo, il periodo di detenzione di un immobile, come quello derivante da un contratto di locazione, non può essere computato ai fini del possesso ventennale necessario a usucapire il diritto.
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Servitù di passaggio: l’interpretazione del contratto
Una proprietaria ha agito in giudizio per far dichiarare l'inesistenza di una servitù di passaggio sul suo cortile. I vicini si sono opposti, sostenendo di aver acquisito il diritto per contratto o per usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto originario fatta dal giudice di merito era plausibile e non poteva essere contestata in sede di legittimità semplicemente proponendo una lettura alternativa. Di conseguenza, nessuna servitù di passaggio è stata riconosciuta.
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Usucapione servitù di passaggio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30772/2023, ha cassato la decisione di merito che riconosceva una servitù di passaggio acquisita per usucapione. Secondo la Corte, per l'usucapione servitù di passaggio non è sufficiente la mera esistenza di un sentiero, ma è necessaria la prova di opere visibili e permanenti inequivocabilmente destinate all'esercizio della servitù. La Corte d'Appello non aveva indagato su questo 'quid pluris', limitandosi a constatare la presenza di un tracciato, e dovrà quindi riesaminare il caso.
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