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Usucapione

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1678 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Usucapione e vendita all’asta: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un immobile acquistato all'asta, ma continuato a essere occupato dai familiari del debitore esecutato per oltre vent'anni. Gli occupanti rivendicavano l'acquisto per Usucapione, sostenendo che la vendita forzata non avesse interrotto il loro possesso. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, evidenziando che il rilascio spontaneo delle chiavi avvenuto nel 2010 e il pagamento delle tasse da parte della nuova proprietaria sono elementi decisivi che suggeriscono una mera detenzione (comodato) piuttosto che un possesso utile a usucapire.
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Incompatibilità del consigliere in Cassazione
La controversia trae origine da una disputa sulla proprietà di due cantine, rivendicate per usucapione. Dopo le sentenze di merito, la questione approda in Cassazione. Il Collegio ha rilevato una potenziale incompatibilità del consigliere relatore, il quale aveva precedentemente sottoscritto la proposta di decisione ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. Data la rilevanza della questione, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite sulla legittimità di tale sovrapposizione di ruoli.
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Incompatibilità del magistrato: novità art. 380-bis
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo all'identificazione catastale di due cantine acquisite tramite usucapione. La controversia, nata per permettere la trascrizione del titolo di proprietà, ha sollevato una questione procedurale di massima importanza: l'**incompatibilità del magistrato** che ha redatto la proposta di decisione sommaria e che successivamente siede nel collegio giudicante. Data la rilevanza del dubbio sulla neutralità del giudizio, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite.
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Incompatibilità del giudice e proposta di decisione
Un privato ha proposto opposizione all'esecuzione immobiliare promossa da un istituto di credito, sostenendo di aver acquistato la proprietà del bene per usucapione. Dopo una sentenza favorevole in primo grado e una riforma totale in appello, la questione è giunta in Cassazione. La Suprema Corte, con questa ordinanza interlocutoria, ha rilevato una questione di massima importanza relativa alla possibile incompatibilità del giudice relatore che ha già formulato una proposta di decisione. Il giudizio è stato rinviato in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite su tale profilo procedurale.
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Incompatibilità del relatore e art. 380-bis c.p.c.
La controversia nasce da una richiesta di usucapione su un immobile demaniale, rigettata nei primi due gradi di giudizio. Giunta in Cassazione, la causa ha sollevato una questione procedurale cruciale riguardante l'eventuale Incompatibilità del relatore che, dopo aver formulato una proposta di definizione del giudizio ex art. 380-bis c.p.c., partecipi anche al collegio giudicante. La Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite su tale questione di massima importanza.
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Regolamento di confini: prove e frazionamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo a un complesso **Regolamento di confini** tra fondi confinanti. La disputa riguardava l'esatta estensione di terreni derivanti da un unico frazionamento originario. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di titoli d'acquisto che richiamano un frazionamento comune, quest'ultimo costituisce la prova decisiva per la determinazione dei confini. È stata inoltre confermata l'usucapione di una porzione di terreno a favore di una delle parti e applicata la sanzione per lite temeraria a carico del ricorrente.
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Usucapione e comodato: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato dagli eredi di un soggetto che rivendicava l'acquisto per usucapione di un immobile. I giudici di merito avevano accertato che la relazione con il bene era iniziata sulla base di un contratto di comodato, configurando quindi una detenzione qualificata e non un possesso utile all'usucapione. La Suprema Corte ha rilevato la presenza di una doppia conforme, che preclude il riesame dei fatti, e ha sanzionato i ricorrenti per abuso dello strumento processuale.
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Usucapione: validità dell’accordo di mediazione
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di un accordo di mediazione volto ad accertare l'usucapione di un immobile. Il ricorrente sosteneva di aver posseduto il bene per oltre vent'anni, nonostante la stipula di un contratto preliminare. Durante una procedura di mediazione, le parti originarie avevano riconosciuto l'avvenuta usucapione. Tuttavia, il bene era stato nel frattempo acquistato da un terzo tramite una procedura espropriativa. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'usucapione possa essere oggetto di mediazione, tale accordo non ha efficacia verso i terzi acquirenti estranei alla pattuizione, specialmente se l'acquisto del terzo deriva da un titolo giudiziale prioritario.
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Usucapione e tolleranza familiare: la sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una richiesta di usucapione avanzata da una donna su un'azienda agricola familiare gestita per decenni. Nonostante la lunga permanenza nell'immobile, i giudici hanno confermato che l'uso del bene era riconducibile alla mera tolleranza familiare, data la stretta parentela con la proprietaria. La Corte ha inoltre chiarito che la vendita forzata del bene durante il giudizio non interrompe il processo tra le parti originarie, in quanto si configura una successione a titolo particolare nel diritto controverso.
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Usucapione di beni pubblici: i limiti invalicabili
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**usucapione** non può verificarsi su immobili appartenenti al patrimonio indisponibile di un ente pubblico, come quelli destinati all'edilizia residenziale pubblica. Nel caso esaminato, un condominio pretendeva di aver acquistato la proprietà di un alloggio ex portineria. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione d'appello, chiarendo che la semplice inerzia dell'ente pubblico, anche se protratta per decenni, non comporta la declassificazione del bene, che rimane protetto dalla sua destinazione legale al servizio pubblico.
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Usucapione: chi citare in giudizio e prove necessarie
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di Usucapione immobiliare, focalizzandosi sulla corretta individuazione dei soggetti da citare in giudizio. Una donna ha richiesto il riconoscimento della proprietà di un immobile posseduto per oltre vent'anni. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di un testamento, solo l'erede istituito ha la legittimazione passiva. I legittimari esclusi dal testamento non devono essere coinvolti nel processo finché non ottengono il riconoscimento dei propri diritti tramite l'azione di riduzione. La decisione conferma inoltre che il pagamento delle utenze e degli oneri condominiali costituisce prova del possesso utile all'acquisto della proprietà.
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Usucapione e tolleranza: quando il possesso non basta
Una cittadina ha proposto opposizione di terzo all'esecuzione per bloccare il rilascio di un immobile acquistato all'asta, rivendicandone la proprietà per Usucapione. La ricorrente sosteneva di aver posseduto il bene per il tempo necessario, ma i giudici di merito hanno rigettato la domanda rilevando che la sua permanenza nell'immobile derivava dalla convivenza con il proprietario esecutato. La Corte di Cassazione ha confermato che la relazione con il bene era frutto di mera tolleranza familiare e non di un possesso utile ad usucapire, mancando la prova di un atto di interversione del possesso.
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Probatio diabolica: come provare la proprietà
La Corte di Cassazione ha stabilito che chi agisce per l'accertamento della proprietà di un terreno deve fornire la probatio diabolica, anche se non richiede la restituzione del bene. Nel caso esaminato, alcuni privati contestavano la titolarità di terreni espropriati da un ente pubblico, ma non sono stati in grado di dimostrare un acquisto a titolo originario. La Corte ha chiarito che l'onere probatorio non si attenua quando l'attore non è nel possesso del bene. Inoltre, è stata confermata l'impossibilità di usucapire l'area poiché classificata come bene culturale sottoposto a tutela archeologica.
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Usucapione: come interrompere i termini di legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**Usucapione** viene interrotta da qualsiasi domanda giudiziale volta al recupero del possesso, indipendentemente dall'esito finale del giudizio. Nel caso esaminato, alcuni occupanti di un immobile sostenevano di aver maturato il diritto di proprietà per il decorso di vent'anni. Tuttavia, i legittimi proprietari avevano avviato azioni legali per la restituzione del bene prima della scadenza del termine ventennale. La Suprema Corte ha confermato che la notifica di un atto giudiziario che manifesti la volontà di rientrare in possesso del bene interrompe il termine utile per l'acquisto a titolo originario, anche se la domanda viene successivamente dichiarata inammissibile o rigettata.
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Sottosuolo condominiale: scavi privati vietati
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dello scavo effettuato da un singolo proprietario nel sottosuolo condominiale per creare o ampliare locali privati. Poiché il sottosuolo è considerato bene comune ex art. 1117 c.c., l'appropriazione esclusiva tramite scavo lede il diritto di proprietà degli altri condòmini. La sentenza ribadisce inoltre che le istanze istruttorie non reiterate nella comparsa conclusionale si presumono abbandonate, confermando l'ordine di rimessione in pristino dell'area scavata abusivamente.
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Usucapione servitù di passaggio: guida alla rampa
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'usucapione servitù di passaggio esercitata su una rampa-scivolo originariamente costruita per collegare la pubblica via a due fondi contigui. I ricorrenti sostenevano che l'opera non fosse specificamente destinata al fondo dei vicini e che il transito fosse frutto di mera tolleranza familiare. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conformazione strutturale della rampa e il suo utilizzo sistematico per oltre vent'anni costituiscono prove inequivocabili del requisito dell'apparenza e dell'intenzione di possedere il diritto, rendendo irrilevante la contestazione basata sui rapporti di parentela in assenza di prove contrarie sulla precarietà del passaggio.
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Vincolo pertinenziale e comproprietà della corte
La Corte di Cassazione ha affrontato una disputa relativa alla comproprietà di un vicolo cieco situato tra due edifici. Il ricorrente rivendicava la natura di pertinenza dell'area e l'acquisto per usucapione, contestando la chiusura del passaggio operata dai vicini. La Corte d'Appello aveva negato tali diritti con una motivazione giudicata contraddittoria: da un lato riconosceva il trasferimento della contitolarità nei rogiti, dall'altro negava il vincolo pertinenziale per difetto di proprietà unica. La Cassazione ha chiarito che il vincolo pertinenziale può sussistere anche su beni in comunione a servizio di più unità immobiliari e ha censurato la motivazione apparente sull'usucapione.
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Usucapione: quando il possesso non basta
Una società di trasporti pubblici ha citato in giudizio alcuni privati per l'occupazione senza titolo di un'area ferroviaria. I convenuti hanno risposto richiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione del terreno. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente accolto la tesi dei privati, la Corte d'Appello ha ribaltato il verdetto, dichiarando l'occupazione illegittima per mancanza di prove sul possesso esclusivo e ultraventennale. La Corte di Cassazione ha infine dichiarato inammissibile il ricorso dei privati, confermando che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che le eccezioni respinte in primo grado devono essere oggetto di appello incidentale per non cadere in giudicato.
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Usucapione immobiliare: servono prove rigorose
La Corte d'Appello ha ribaltato una sentenza di primo grado riguardante l'usucapione immobiliare di diversi beni. La decisione sottolinea che la semplice manutenzione o coltivazione non bastano a dimostrare l'intento di possedere come proprietari. Il richiedente deve fornire prove rigorose sull'inizio del possesso e su atti concreti volti a escludere terzi dal godimento del bene.
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Usucapione e contratto preliminare: le regole
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che rivendicava l'acquisto per usucapione di un terreno, basandosi su una scrittura privata del 1984. I giudici hanno chiarito che tale atto era un contratto preliminare e che la consegna anticipata del bene configura una detenzione qualificata, non idonea all'usucapione senza prova di interversione. È stata inoltre confermata l'attenuazione dell'onere probatorio per la proprietaria rivendicante, poiché il convenuto aveva riconosciuto la provenienza del bene da danti causa comuni. Infine, è stato negato il diritto all'indennità per le migliorie, poiché l'art. 1150 c.c. si applica solo al possessore e non al detentore.
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