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Usucapione

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1678 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Usucapione persa: improcedibilità del ricorso per cassazione
Un cittadino ha chiesto al Tribunale di accertare l'acquisto di un immobile per usucapione. La proprietaria, erede del bene, si è opposta chiedendone la restituzione. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il possessore si è rivolto alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la proprietaria ha eccepito il ritardo nel deposito del ricorso. La Suprema Corte ha accolto questa eccezione, dichiarando l'improcedibilità del ricorso per cassazione. Poiché l'unica vera controparte interessata era la proprietaria, il termine di venti giorni per depositare l'atto in cancelleria decorreva esclusivamente dalla notifica effettuata a quest'ultima. Avendo depositato il ricorso oltre la scadenza, il ricorrente ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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Caparra confirmatoria: se entrambi sbagliano va restituita
Un Acquirente e una Venditrice firmano un contratto preliminare per la compravendita di un immobile. Entrambi, però, violano gli accordi: l'Acquirente non consegna le perizie nei tempi stabiliti, mentre la Venditrice non avvia le cause di usucapione necessarie a garantire la proprietà del bene. Entrambe le parti dichiarano di voler recedere dal contratto, pretendendo l'una il doppio e l'altra la ritenzione della caparra confirmatoria. I giudici di merito rilevano inadempimenti reciproci di pari gravità, dichiarando risolto il contratto per mutuo dissenso e ordinando la restituzione della caparra. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambi. Quando vi sono inadempienze reciproche ed equivalenti, il contratto si scioglie e la caparra confirmatoria va restituita, senza che nessuna parte possa trattenerla o pretenderne il doppio.
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Tassazione della sentenza di usucapione: il fisco vince ancora
Un contribuente ha impugnato il ricalcolo delle imposte ipotecarie e catastali effettuato dall'Agenzia delle Entrate su un immobile acquistato tramite usucapione. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla tassazione della sentenza di usucapione. I giudici hanno stabilito che la base imponibile per l'imposta di registro deve essere determinata al momento del passaggio in giudicato della sentenza di accertamento. Inoltre, il meccanismo della valutazione automatica basato sulla rendita catastale si applica esclusivamente ai fabbricati destinati a uso abitativo. Poiché l'immobile in questione non rientrava in questa categoria, il fisco ha legittimamente rideterminato il valore reale del bene. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso del contribuente, confermando la correttezza del ricalcolo delle imposte operato dall'amministrazione finanziaria.
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Usucapione coerede immobile: quando spetta?
La Corte d'Appello ha negato l'usucapione coerede immobile su un fabbricato ereditato, confermando che l'uso saltuario e il pagamento delle utenze da parte di alcuni familiari non costituiscono prova di possesso esclusivo. Per escludere gli altri eredi serve un'attività inequivocabile che manifesti la volontà di possedere come proprietario unico, superando la presunzione di tolleranza tra parenti.
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Comodato d’uso immobiliare: scontro tra padre e figlio
Un padre ha citato in giudizio il figlio per ottenere la restituzione di un immobile concesso in comodato d'uso immobiliare. Il figlio ha eccepito l'usucapione del bene. Il Tribunale ha accolto la domanda del padre, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, accertando la comproprietà dell'immobile tra le parti e negando il diritto del padre di chiedere la risoluzione del contratto. Il padre ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, tramite ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza, ritenendo che la questione meriti un approfondimento in tale sede.
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Regolamento di competenza: no al ricorso se il processo continua
Un terzo opponente propone opposizione all'esecuzione immobiliare promossa da una società creditrice, rivendicando la proprietà del bene per usucapione. Avendo perso la causa autonoma sull'usucapione in primo grado, il terzo propone appello e chiede la sospensione del giudizio di opposizione. Il Tribunale rigetta l'istanza di sospensione. Il terzo propone quindi regolamento di competenza in Cassazione per contestare il rifiuto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il regolamento di competenza è proponibile solo contro i provvedimenti che dispongono la sospensione del processo, e non contro quelli che la negano. Il terzo opponente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Usucapione di beni immobili: il proprietario vince e chiede i danni
Un privato ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni immobili su due terreni. L'azienda proprietaria, poi fallita, si è opposta chiedendo la restituzione delle aree e il risarcimento per l'occupazione abusiva. La Corte d'Appello ha accolto l'usucapione per un terreno e negato il risarcimento per l'altro. La Cassazione ha ribaltato la decisione: la notifica di una precedente causa di rilascio interrompe il termine per l'usucapione, azzerando il tempo trascorso. Inoltre, il rigetto dell'usucapione per insufficienza di anni non esclude il danno da occupazione senza titolo, ma anzi fa sorgere il diritto del proprietario a essere indennizzato. La causa torna in appello per quantificare i danni e disporre la restituzione.
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Servitù di non edificare: la veranda del vicino dopo venti anni
Le eredi di una proprietaria hanno contestato la veranda realizzata dal vicino, ritenendola una violazione della servitù di non edificare stabilita nel 1968. Il vicino aveva installato nel 1976 una struttura con tenda parasole e griglie, poi trasformata in veranda stabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso delle eredi, confermando che la struttura del 1976 costituiva già una costruzione stabile. Poiché le eredi non hanno presentato atti di interruzione prima del 2000, la servitù di non edificare si è estinta per prescrizione ventennale. Di conseguenza, il vicino ha acquistato per usucapione il diritto di mantenere la veranda nella sua attuale consistenza.
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Usucapione: la donazione verbale del terreno batte il rogito
Un uomo ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di alcuni terreni ricevuti dai genitori come donazione verbale alla fine degli anni '70 in vista del matrimonio. I familiari si sono opposti, sostenendo che la donazione verbale fosse nulla e che non vi fosse stato un possesso idoneo. Il Tribunale e la Corte d'appello hanno accolto la domanda del possessore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari, confermando che la donazione verbale di un immobile, sebbene nulla per difetto di forma, esprime la chiara volontà di trasferire il possesso utile per l'usucapione. Di conseguenza, il possessore che ha coltivato e migliorato il fondo per oltre vent'anni ne diventa proprietario a tutti gli effetti, vincendo definitivamente la causa.
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Azione di rivendicazione: l’erede batte la falsa usucapione
Un'erede ha promosso un'azione di rivendicazione per recuperare un terreno venduto illegittimamente a terzi da un parente e dal coniuge di quest'ultimo. I venditori avevano dichiarato falsamente nell'atto notarile di aver usucapito il bene, senza però alcun accertamento giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dell'erede, ritenendo valido l'atto di divisione del 1957 come prova della proprietà nei confronti dei familiari e dei loro aventi causa. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi dei terzi acquirenti e della moglie del venditore. La Suprema Corte ha chiarito che chi acquista da chi dichiara un'usucapione non accertata si assume il rischio di un acquisto da un non proprietario, e che l'atto divisorio fa piena prova tra i condividenti e i loro eredi.
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Azione di rivendicazione: il vicino perde il terreno occupato
I Proprietari di un terreno agricolo hanno avviato un'azione di rivendicazione contro il Vicino, che aveva occupato abusivamente le loro particelle catastali invece di quelle acquistate. Il Vicino si è difeso chiedendo l'usucapione e sostenendo che la causa fosse nulla perché non era stata coinvolta la moglie, comproprietaria in comunione dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Vicino. I giudici hanno chiarito che l'azione di rivendicazione si propone solo contro chi possiede materialmente il bene. Inoltre, poiché i terreni derivavano da una divisione ereditaria comune, l'onere della prova per i proprietari era semplificato. La Cassazione ha infine confermato il risarcimento del danno per la perdita dei frutti del terreno, calcolato in via equitativa.
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Indennità di occupazione: uso esclusivo contro tolleranza
La Figlia agisce contro i familiari per dividere i beni mobili della comunione ereditaria paterna. La Madre chiede l'indennità di occupazione per l'uso esclusivo di un immobile da parte della Figlia. La Cassazione stabilisce che l'indennità di occupazione è dovuta solo dal momento in cui il comproprietario manifesta espressamente la propria opposizione all'uso esclusivo. Inoltre, dichiara nulla la stima dei beni mobili effettuata dal perito d'ufficio senza garantire la partecipazione della Figlia alle operazioni, violando il principio del contraddittorio. Infine, accoglie il ricorso dei familiari sulla mancata interruzione dell'usucapione per la Madre, rinviando alla Corte d'Appello.
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Usucapione di un fondo agricolo: coltivare non basta per vincere
I Coltivatori hanno chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un fondo agricolo di proprietà della Proprietaria. Il Tribunale ha rigettato la domanda, ma la Corte d'Appello l'ha accolta, ritenendo sufficiente la coltivazione del terreno. La Proprietaria ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice coltivazione non basta per l'usucapione di un fondo agricolo. Per dimostrare il possesso utile, serve un comportamento che escluda i terzi, come la recinzione del terreno. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Usucapione del sottotetto: la vicina vince contro il proprietario
Un proprietario rivendica la proprietà del sottotetto sovrastante il suo appartamento, chiedendo lo sgombero della vicina che lo aveva unito alla sua proprietà. Se in primo grado il Tribunale dà ragione alla vicina per intervenuta usucapione, la Corte d'Appello ribalta la decisione ritenendo il sottotetto una pertinenza dell'appartamento sottostante. La Cassazione accoglie il ricorso della vicina: i giudici d'appello hanno ignorato la perizia tecnica, che dimostrava l'abitabilità potenziale del locale e l'accesso esclusivo dall'appartamento della donna, la quale pagava anche le relative spese condominiali dal 1994. La Suprema Corte stabilisce che l'usucapione del sottotetto è possibile se lo spazio ha autonomia strutturale e non serve solo da isolamento termico. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Azione di rivendicazione: quando la prova diventa diabolica
Il Rivendicante ha avviato un'azione di rivendicazione per recuperare alcuni terreni occupati da diversi soggetti. I Convenuti si sono difesi eccependo l'acquisto per usucapione, sostenendo di possedere i beni da epoca anteriore ai titoli d'acquisto del Rivendicante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Rivendicante. I giudici hanno confermato che l'azione di rivendicazione impone un onere probatorio rigoroso, noto come probatio diabolica. Tale onere non si attenua per la semplice eccezione di usucapione sollevata dai Convenuti, a meno che questi non riconoscano la precedente proprietà dell'attore. Non essendoci stato alcun riconoscimento, il Rivendicante ha perso la causa per non aver dimostrato la catena ininterrotta di acquisti fino a un titolo originario.
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Usucapione di beni condominiali: gli eredi vincono sul Condominio
Un Condominio ha citato in giudizio gli eredi del costruttore originario per rivendicare la proprietà comune di un locale ex serbatoio. Gli eredi hanno risposto chiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni condominiali, dimostrando che il loro dante causa aveva affittato il locale a terzi sin dal 1990, comportandosi come proprietario esclusivo, pagando le tasse e le spese. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso del Condominio. La Suprema Corte ha stabilito che la firma del regolamento condominiale nel 1994 non ha interrotto il possesso, poiché il locale non era esplicitamente indicato come comune e la sua destinazione originaria era già cessata. Gli eredi mantengono la proprietà esclusiva del locale per usucapione.
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Interruzione dell’usucapione: se offri di comprare perdi il bene
Una donna ha chiesto il riconoscimento della proprietà di due terreni per usucapione. I proprietari si sono opposti, sostenendo che la donna avesse più volte chiesto di acquistare i terreni, riconoscendo così la loro proprietà. Dopo la morte della donna, l'erede ha proseguito la causa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che le trattative di acquisto avessero causato l'interruzione dell'usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che proporre l'acquisto del bene dimostra la consapevolezza dell'altrui proprietà e cancella l'intenzione di possedere il bene come proprio. L'erede ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Negatoria servitutis: scontro tra usucapione e beni collettivi
Un Ente Agrario ha promosso un'azione di negatoria servitutis contro una Società Immobiliare per contestare un diritto di passaggio sul proprio fondo. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto l'usucapione della servitù a favore della società. L'Ente Agrario ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata partecipazione al giudizio del titolare del diritto di superficie (litisconsorzio necessario) e l'impossibilità di usucapire beni collettivi. La Suprema Corte ha chiarito che l'azione di mero accertamento non richiede la partecipazione di tutti i contitolari, a meno che non si chieda la demolizione di opere. Inoltre, ha ritenuto inammissibile la questione sui beni collettivi perché sollevata per la prima volta in Cassazione. Con l'ordinanza interlocutoria, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza per mancanza di evidenza decisoria immediata.
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Giudicato interno e usucapione: chi coltiva non sempre vince
I Compratori acquistano un terreno e scoprono che una porzione è coltivata dall'Occupante. Chiedono il rilascio del fondo, mentre l'Occupante eccepisce l'usucapione. Dopo alterne vicende, la Corte d'Appello rigetta l'usucapione e la Cassazione conferma tale rigetto. Tuttavia, il giudice di rinvio riesamina e accoglie nuovamente l'usucapione. La Cassazione, con l'ordinanza in esame, accoglie il ricorso dei Compratori. La Corte stabilisce che il rigetto dell'usucapione era ormai coperto da giudicato interno, rendendo impossibile un nuovo esame nel giudizio di rinvio, che è un giudizio chiuso. Di conseguenza, la sentenza viene cassata senza rinvio, confermando la reciproca soccombenza delle parti.
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Usucapione di beni immobili: il possesso batte la proprietà
Una società proprietaria ha contestato l'acquisto per usucapione di beni immobili di un terreno da parte di un'azienda di servizi e di due privati confinanti. La Corte d'Appello ha riconosciuto il possesso ultraventennale dei richiedenti. La proprietaria ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando l'illegibilità della sentenza d'appello scritta a mano, l'ammissione tardiva di un testimone e la mancanza di un contratto scritto per dimostrare il passaggio del possesso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: la sentenza era leggibile, la nullità del testimone non era stata eccepita tempestivamente ed era quindi sanata, e il possesso ultraventennale dell'azienda era ampiamente provato in via autonoma, rendendo irrilevante la questione del contratto.
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