Una figlia, dopo aver occupato per decenni l'appartamento della madre, averlo ristrutturato e unito a un'altra sua proprietà, ne rivendica l'acquisto per usucapione familiare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17466/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'utilizzo del bene era basato sulla mera tolleranza dei genitori e non su un possesso utile a usucapire. La richiesta di permesso per unire gli immobili è stata un elemento chiave per escludere l'intenzione di possedere come proprietario.
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