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Ultra Vires

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28 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Atti ultra vires: quando la banca non è responsabile
Una società contesta un bonifico del proprio amministratore definendolo uno degli atti ultra vires per cui la banca sarebbe responsabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per le operazioni antecedenti la riforma del 2003, la società deve provare non solo l'estraneità dell'atto all'oggetto sociale, ma anche la malafede della banca. La Corte ha ritenuto che la banca avesse agito in buona fede, non potendo sindacare la natura del pagamento che poteva essere un legittimo compenso o rimborso.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un professionista si è opposto alla trattenuta di un contributo di solidarietà sulla propria pensione da parte della sua Cassa previdenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Cassa, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno ribadito che le Casse private non hanno il potere di imporre tali contributi, in quanto costituiscono una prestazione patrimoniale riservata alla legge statale, agendo quindi 'ultra vires'. È stato inoltre confermato che il diritto alla restituzione si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito un principio consolidato: le Casse private non hanno il potere di introdurre prelievi patrimoniali, poiché tale facoltà è riservata esclusivamente alla legge. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla restituzione delle somme trattenute, con un termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione nega il potere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2376/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro un suo iscritto. La Corte ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto dalla Cassa sulle pensioni, ribadendo che tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno dell'ente, neppure per finalità di equilibrio di bilancio.
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Appropriazione indebita delega: la Cassazione conferma
Una persona con delega su un conto corrente si appropriava delle pensioni accreditate dopo il decesso dell'intestatario. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita, respingendo il ricorso dell'imputato. La Corte ha chiarito che disporre di somme "ultra vires" (oltre i poteri conferiti) tramite una delega integra il reato di appropriazione indebita, e il ricorso contro un patteggiamento è ammissibile solo per errori giuridici manifesti.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se da casse private
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto a un suo iscritto. La Corte ha ribadito che, in base all'art. 23 della Costituzione, solo una legge statale può introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie, e le casse non hanno questo potere. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione decennale per la restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
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Responsabilità processuale: quando chiedere i danni?
La Cassazione chiarisce che i danni da lite temeraria rientrano nella responsabilità processuale aggravata (art. 96 c.p.c.) e vanno chiesti nello stesso giudizio. L'azione separata è inammissibile. La Corte si pronuncia anche sulla responsabilità del custode e sulla condanna alle spese per gli eredi con beneficio d'inventario.
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Licenziamento per giusta causa: negoziare è lecito?
La Corte d'Appello conferma il licenziamento per giusta causa di un dipendente che, eccedendo i propri poteri, ha condotto una trattativa con un fornitore facendola percepire come un accordo vincolante. Tale condotta ha esposto l'azienda a un notevole rischio economico. La Corte ha ritenuto irrimediabilmente leso il vincolo di fiducia, rendendo la sanzione espulsiva proporzionata alla gravità dei fatti, nonostante la buona fede e l'assenza di precedenti disciplinari del lavoratore.
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