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Ultra Petita

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351 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Clausola sociale: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano l'assunzione presso una nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La decisione si fonda su un principio processuale: i lavoratori non avevano contestato una delle autonome ragioni della sentenza d'appello, ovvero la mancata dimostrazione del loro diritto a essere preferiti rispetto ad altri dipendenti. Tale omissione ha reso inammissibile l'intero ricorso, confermando il rigetto della domanda di assunzione.
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Impugnazione lodo arbitrale: motivi e limiti
La Corte d'Appello di Genova ha rigettato l'impugnazione di un lodo arbitrale emesso in una controversia societaria. La sentenza chiarisce i limiti dell'impugnazione lodo arbitrale, sottolineando che le eccezioni procedurali, come il difetto di rappresentanza, devono essere sollevate tempestivamente durante l'arbitrato. Inoltre, la Corte ha escluso la presenza di vizi come la pronuncia ultra petita o la contraddittorietà della motivazione, confermando la validità della decisione arbitrale.
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Regime dei contribuenti minimi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un professionista, confermando il suo diritto al regime dei contribuenti minimi per l'anno 2010. La decisione si fonda sul principio che un avviso di accertamento, basato su un verbale di constatazione relativo all'anno precedente (2009), è illegittimo se l'accertamento per quell'annualità era già stato annullato in autotutela dall'Agenzia delle Entrate. L'annullamento, infatti, ripristina la validità della dichiarazione originaria del contribuente, mantenendolo entro le soglie di reddito previste dal regime agevolato.
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Competenza territoriale: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro una decisione sulla competenza territoriale in un procedimento per l'applicazione della misura di prevenzione dell'amministrazione giudiziaria. La sentenza chiarisce che i provvedimenti che declinano la competenza non sono appellabili, ma possono solo dar luogo a un conflitto di competenza. La questione era sorta dalla proposta di amministrazione giudiziaria nei confronti di una nota società del settore moda, accusata di aver agevolato lo sfruttamento di lavoratori presso aziende fornitrici.
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Corrispondenza chiesto-pronunciato: limiti del giudice
Un costruttore viene citato in giudizio per non aver completato degli appartamenti promessi in permuta di un terreno. I proprietari chiedono al giudice di fissare un termine per il completamento. Il tribunale, invece, ordina il trasferimento coattivo della proprietà. La Cassazione conferma la decisione d'appello che annullava la prima sentenza: il giudice non può concedere un rimedio diverso da quello richiesto, nel rispetto del principio di corrispondenza chiesto-pronunciato. È inoltre ribadito che non si possono introdurre nuove domande nelle memorie conclusive.
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Limite di età concorsi: discriminatorio senza prove
Un bando di concorso per agenti di polizia municipale prevedeva un limite di età di 30 anni, estendibile a 35 in casi specifici. Una candidata esclusa ha impugnato il bando. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riteneva il limite di età concorsi discriminatorio, in quanto l'amministrazione non aveva fornito prove concrete e scientifiche sulla necessità di tale requisito per lo svolgimento delle mansioni. L'esistenza di prove fisiche selettive è stata considerata un mezzo più idoneo e meno restrittivo per verificare l'idoneità. Il ricorso del Comune è stato dichiarato inammissibile.
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Compenso conciliazione: spetta anche nel gratuito patrocinio
Un avvocato, assistendo un cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato, aveva concluso la causa con un accordo transattivo stragiudiziale. Il tribunale aveva negato il compenso per tale attività, ritenendola incompatibile con i limiti tariffari del gratuito patrocinio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il compenso per la conciliazione stragiudiziale è dovuto, in quanto sostituisce la fase decisionale del processo. Tale compenso deve essere liquidato secondo i parametri di quella fase, per poi essere ridotto come previsto dalla legge sul gratuito patrocinio.
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Concessione abusiva di credito: stop alla banca
Una banca si è vista respingere la richiesta di ammissione del proprio credito in un fallimento a causa di una concessione abusiva di credito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che il giudice fallimentare può compiere una valutazione incidentale del danno causato dalla banca per 'paralizzare' e quindi respingere la sua pretesa creditoria, senza la necessità di un autonomo giudizio di responsabilità.
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Clausola penale leasing: l’intervento della Cassazione
Una società di leasing risolve un contratto per inadempimento e vende l'immobile. Il fallimento dell'utilizzatore contesta la clausola penale leasing ritenendola eccessiva. La Cassazione stabilisce che il giudice può valutare d'ufficio l'eccessività della penale, anche se non esplicitamente sollevata in appello, cassando la decisione precedente.
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Vizio di extrapetizione: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due fideiussori contro la sentenza d'appello che aveva confermato la loro condanna al pagamento di un debito. La Corte chiarisce che non sussiste il vizio di extrapetizione se il giudice fonda la sua decisione su documenti già presenti agli atti, anche se l'importo finale risulta diverso da quello inizialmente ingiunto, purché rientri nella posizione debitoria complessiva. Il ricorso viene rigettato anche per difetto di autosufficienza in merito alla valutazione delle prove.
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Progressione economica: la Cassazione chiarisce i criteri
Una dipendente pubblica ha richiesto la riclassificazione e la progressione economica a un livello retributivo superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la posizione economica iniziale dipende dal livello funzionale precedente e che ogni successivo avanzamento non è automatico, ma richiede una selezione basata sul merito. La Corte ha confermato la posizione iniziale D1, e non D3 come richiesto dalla lavoratrice.
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Invito al pagamento: quando è nullo il pignoramento?
Un istituto di credito avviava una riscossione coattiva contro un garante senza avergli prima notificato un formale invito al pagamento. I giudici di merito hanno annullato la procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, poiché la contestazione sulla necessità dell'invito al pagamento è stata sollevata per la prima volta in sede di legittimità, configurandosi come una questione nuova non esaminabile.
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Danno da occupazione: come si calcola l’indennizzo?
Una società creditrice ha richiesto un risarcimento per il danno da occupazione illegittima di un immobile da parte di una società fallita, a seguito della cessazione di un contratto di affitto d'azienda. La società fallita sosteneva che il risarcimento dovesse basarsi sul canone pattuito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del tribunale che aveva liquidato il danno sulla base del più elevato valore locativo di mercato del bene, come stimato da un consulente tecnico, e non sul canone originario dell'affitto d'azienda.
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Notifica diretta atti fiscali: le regole della Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU-TASI, contestando la validità della notifica dell'atto di variazione della rendita catastale su cui si basava. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica diretta atti fiscali effettuata dall'Agenzia delle Entrate a mezzo posta segue le regole della raccomandata ordinaria. Di conseguenza, non è necessario l'invio di una seconda raccomandata informativa qualora l'atto venga consegnato a persona diversa dal destinatario, confermando così la legittimità della pretesa fiscale.
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Irrisorietà della pretesa: no se il credito è alto
Una società chiedeva un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte di Appello inizialmente negava il diritto, invocando l'irrisorietà della pretesa. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che un credito di oltre 82.000 euro non può essere considerato irrisorio. In sede di rinvio, la Corte di Appello ha quindi concesso un indennizzo di 1.200 euro, conformandosi ai principi della Cassazione e sottolineando come il valore oggettivo della causa sia un elemento determinante.
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Notifica diretta atti fiscali: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato un avviso di accertamento IMU basato su una rendita catastale aggiornata, sostenendo l'invalidità della notifica di quest'ultima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando un principio chiave: per la notifica diretta atti fiscali eseguita dall'ente impositore tramite raccomandata, non è necessaria la seconda raccomandata informativa, anche in caso di consegna a terzi. La Corte ha inoltre chiarito l'applicazione dell'"effetto espansivo" dell'appello su questioni giuridicamente collegate.
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Onere della prova accertamento bancario: il Fisco vince
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di accertamento bancario e omessa dichiarazione dei redditi, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare analiticamente che i versamenti sul proprio conto non costituiscono reddito imponibile. La sentenza ribadisce che la presunzione legale a favore del Fisco è forte e non può essere superata da giustificazioni generiche.
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Valore area fabbricabile: no alla stima equitativa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23779/2024, ha stabilito che la determinazione del valore area fabbricabile ai fini ICI non può avvenire in via equitativa. Il calcolo deve basarsi esclusivamente sui parametri tassativi previsti dalla legge, come l'indice di edificabilità e i prezzi di mercato. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ridotto il valore del 40% basandosi su una proposta conciliativa, ribadendo la necessità di un giudizio estimativo rigoroso e non riconducibile all'equità sostitutiva.
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Appellato contumace: rinuncia alle domande non accolte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23500/2024, ha stabilito che l'appellato contumace si presume rinunciatario rispetto alle domande ed eccezioni non accolte o assorbite in primo grado. Nel caso specifico, una società ha perso la possibilità di far valere la nullità di un avviso di accertamento fiscale perché, pur avendo ottenuto una declaratoria di cessazione della materia del contendere in primo grado, non si è costituita nel giudizio di appello promosso dall'Agenzia delle Entrate per sanzioni e interessi.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione dubita
Un medico, specializzatosi prima della piena attuazione delle direttive UE, ha richiesto la dovuta remunerazione. Dopo una vittoria in primo grado e una sconfitta in appello, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio. Riconoscendo un contrasto giurisprudenziale sulla questione della remunerazione medici specializzandi per corsi non inizialmente elencati ma conformi agli standard europei, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per un verdetto chiarificatore.
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